Un frate particolare

Edoardo Gemelli

Si chiamava Edoardo e nacque a Milano nel 1878 da famiglia agiata diretta da un padre massone. Alunno del Collegio Ghisleri, ancor giovane è pervaso dallo spirito positivista ed anticlericale che vi dominava; all’inizio del ’900 prende parte alle lotte sociali come socialista. Più volte ospite delle patrie galere, assume l’aspetto di una figura emblematica nel periodo storico della giovane Nazione Italia che stava avviandosi verso il baratro della prima guerra mondiale. Si laurea in medicina con una tesi discussa con il Nobel Camillo Golgi e decide di farsi frate durante il servizio militare presso l’ospedale di S.Ambrogio; assumendo il nome di Fra Agostino.

dentato_50pxCi è parso utile – con queste poche righe – stimolare la intelligente curiosità di chi  legge e rendere un parziale dovuto tributo ad un personaggio il cui cognome è stato citato di continuo nelle cronache sul coronavirus: Gemelli. E’ intestato proprio a lui il Policlinico più grande della Capitale. Personalità controversa, una vita da raccontare!

dentato_50pxFra titoli accademici ed incarichi universitari, fra Agostino va al fronte nel ’15 come medico e sacerdote; riuscendo nell’opera di consacrazione di quasi due milioni tra soldati e marinai, portandoli alla S. Comunione e dando vita ad un laboratorio psicofisiologico presso il Comando Supremo dell’Esercito, dove effettuerà studi ed esperimenti sulla psicologia dei soldati.

dentato_50pxInterventista, pretendeva che l’Italia scendesse in guerra a fianco degli Imperi centrali, sognando il ritorno ad una società di stampo medievale con la Chiesa al centro di tutto. Quando il clima cambiò e l’Italia scese in campo contro gli austro-ungarici, il nostro frate -con una conversione a 180 gradi- si trasformò in un teorico della lotta contro i tedeschi , visti come dei “ barbari”. “Questa disinvoltura ideologica -annotò lo scrittore Mimmo Franzinelli- fu una sua caratteristica, che lo portò a considerare la guerra come “espiazione o rinascita”  dei miscredenti della classe operaia: affinché si rivolgessero alla fede cattolica come speranza di salvezza”.

dentato_50pxQuanto a razzismo, fra Agostino esordì alla grande. Sulla rivista da lui fondata nel 1924– Vita e Pensiero – a commento del suicidio del professore ebreo Felice Momigliano, scrisse: “Si starebbe meglio se, insieme col positivismo, il socialismo, il libero pensiero e con Momigliano morissero tutti i giudei che hanno crocifisso Nostro Signore”; definendo anche piagnucolose le condoglianze dei giornali.

dentato_50pxIntrigante e all’inizio dei non facili anni 30, con il Paese scosso dal profondo contrasto tra Regime e Chiesa sull’autonomia dell’Azione Cattolica e che portò al Concordato, Fra Agostino che, nel ’21 aveva inaugurato l’Università Cattolica di Milano, riuscì a sopravvivere al bruciacchiante clima per le vicende di politica guerrafondaie tedesche. Ma ne combinò una grossa! Come Rettore dell’Ateneo, nel Febbraio del ’33 con una sua lettera informò il Prefetto di Milano che nell’Istituto da lui diretto erano presenti due giovani antifascisti; giovani che vennero subito inviati al confine per 5 anni.

dentato_50pxAnni più tardi  la delazione gli venne contestata dalla Commissione d’epurazione dell’Istituto lombardo. Padre Agostino Gemelli fu costretto a dimettersi da Rettore Magnifico ma nel ’46 il Governo Militare Alleato della Lombardia lo prosciolse dall’accusa; non furono chiare le motivazioni. Testimoni dell’epoca raccontano che riusciva a farla da padrone nonostante le spie dell’Ovra lo classificassero come  fascista ma contrario al Regime.

dentato_50px“Storia e leggenda di Padre Gemelli” scrisse di lui Carlo Bo, mentre altri scrittori lo definirono “il Machiavelli di Dio”. Lo stesso Andreotti compose per lui un intrigante ritratto: “Una mentalità come una specie di machiavellismo cattolico, del fine che giustifica i mezzi”. (Forse intendeva gesuita!)

dentato_50pxI rapporti al Duce degli informatori sono davvero interessanti. Uno di questi scrisse: “Già socialista e a suo modo un rivoluzionario, una volta convertitosi all’ideologia delle camicie nere divenne un accanito persecutore di socialisti e miscredenti, un guerrafondaio a favore delle leggi razziali. Un uomo-frate che non disdegnava amicizie poco rassicuranti come la presenza femminile al suo fianco (una certa A.Barelli) che ricopriva il duplice incarico di cassiera della Cattolica e di leader carismatica della gioventù femminile. Con passeggiate sul Lago Maggiore in compagnia di signorine, un frate che nei suoi spostamenti tra Milano e Roma viaggiava in vagone letto e pranzava in costosi ristoranti”.

dentato_50pxE ancora, povero frate! Si racconta che negli anni del suo socialismo militantesi fece paladino nel sostenere i miracoli di Lourdes, si lanciò in una specie di crociata contro Padre Pio definendolo “autolesionista, imbroglione, psicopatico” e si innamorò di una donna già fidanzata; con inevitabile delusione amorosa talmente devastante da indurlo a chiudersi in un Convento. Con una sceneggiata davvero divertente, i parenti tentarono, con la forza, di sequestrarlo per riportarlo a casa. Padre, madre e fratello, giunti al Convento con una carrozza, riuscirono a farlo salire a bordo ma il frate guardiano chiamò a raccolta i suoi confratelli con le campane e il ratto fallì!

dentato_50pxNel corso dei vent’anni del Fascismo Padre Agostino distribuì lauree ad honorem a diversi gerarchi tra cui Bottai e De Vecchi. Se ne giustificò più tardi affermando: “…non sono mai stato fascista ma ho dovuto piegarmi al riconoscimento di certe pretese benemerenze del fascismo per salvare l’istituzione così cara a tutti i cattolici italiani: la Cattolica. Ho dovuto fare una parte ingrata, ecco tutto”.

dentato_50pxChissà se Pio XI, che nel 1934 regalò il terreno sul quale sarebbe sorto 30 anni più tardi il Policlinico più importante della Capitale, pensò mai al nostro frate come possibile intestatario dell’opera!

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