La sesta polizia

I commissari del popolo come in Cina e nella vecchia DDR

Dopo avere per mesi emanato Dpcm esecutivi – volgare riedizione delle grida manzoniane – dopo aver rovinato decine di migliaia di piccoli e medi imprenditori con una folle e indiscriminata serrata di stato; dopo aver conculcato le più elementari libertà personali in nome dell’emergenza sanitaria generata da un’iniziale e irresponsabile sottovalutazione dell’epidemia; dopo avere chiuso in casa, per settimane, milioni di italiani, inducendo una depressione sociale pandemica e apparecchiato a loro guardiano uno stato di polizia; dopo avere usato e abusato dei canali pubblici radiotelevisivi per rivolgersi direttamente al popolo tramite dirette a reti unificate, in totale spregio del parlamento; dopo aver promesso sussidi di cassa integrazione ad oggi, per l’80%, anticipati dalle aziende; dopo aver dimostrato di non avere la minima idea o competenza su come spendere i fondi europei; dopo aver promesso una distribuzione capillare, naturalmente mai avvenuta, di mascherine; dopo aver umiliato la nazione con oscene genuflessioni alla Cina patria del Coronavirus… dopo tutto questo adesso, per voce d’un suo ministro – Francesco Boccia, titolare del dicastero degli Affari regionali – il governo vorrebbe assumere con un bando pubblico rivolto “a inoccupati, a chi non ha vincoli lavorativi, a percettori di reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali” 60mila assistenti civici coordinati dalla Protezione civile.

dentato_50pxCostoro, ci informano gli ideatori della nuova polizia, aiuteranno le autorità locali a gestire la cosiddetta Fase 2 dell’emergenza, a controllare strade, parchi, spiagge per far rispettare il distanziamento sociale e dove ne ravvedranno la necessità segnalando “comportamenti devianti” alla polizia municipale. Fin qui, come si dice, i fatti, contenuti in una notizia pubblicata in una domenica di mezza primavera, quasi con nonchalance, da alcune grandi testate italiane che riportavano il pronunciamento di Boccia come una dichiarazione tra le altre. Come se l’iniziativa di questo ministro non fosse di una gravità inaudita. Talmente che lo stesso Viminale a stretto giro, poche ore fa, ha parlato di “fuga in avanti” mentre all’interno della maggioranza c’è chi ha definito l’idea di Boccia addirittura “una follia”. E tuttavia in questa follia c’è un metodo. Perché queste guardie civiche che hanno in mente di costituire settori della maggioranza governativa sarebbero gli effettivi di una nuova polizia politica reclutata nel disagio sociale indotto da questo stesso governo e ad esso per necessità asservita. Sarebbero gli agenti di un nuovo potere che intende istituzionalizzare la delazione e usarla come forma di controllo e di pressione sociale. Un metodo, odioso e ignobile, mirato a mettere gli italiani gli uni contro gli altri e a importare in Italia forme di controllo sul modello della vecchia Ddr tedesca e in uso nella Cina comunista amica di Luigino di Maio.

dentato_50pxPrima dunque si generano sradicamento sociale e povertà e poi, dopo avere disarticolato ciò che resta della borghesia e dei corpi intermedi, si crea la dipendenza economica e sociale dallo stato elemosiniere che nel bacino del bisogno arruola una nuova polizia. Una cosa inaudita appunto. Che non deve e non può passare. Si dirà: ma non crederete davvero che questi personaggi possano davvero essere gli eredi delle grandi tragedie del Novecento, lì dove il Male era quello terribile e maiuscolo. E in effetti di Zdanov e Beria questi personaggi non sono nemmeno gli scarti e tuttavia il Male è duttile e ama soprattutto la parodia: il diavolo ne Il maestro e Margherita non era in fondo un capocomico? Ma appunto ciò che non riuscì alla Russia di Stalin – cancellare Bulgakow e il dissenso, sradicare la libertà e la fede dalla coscienza degli uomini – rischia di riuscire al regime della parodia: a passo di farsa, se non ci svegliamo, condurci docili verso i peggiori incubi cinesi e sudamericani.

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