Particolare del frontespizio di 'Goblin Market and other poems' di Christina Rossetti
Particolare del frontespizio di ‘Goblin Market and other poems’ di Christina Rossetti

Il sogno immortale di Christina

Il poema alla ricerca di goblin e fate

Partiamo dal cinema, da un film fantastico dell’ormai lontano 1986, diretto da Jim Henson, il creatore dei Muppets, con le meravigliose creature immaginate e disegnate da Brian Froud, uno dei più straordinari artisti contemporanei. La pellicola si chiama Labyrinth e narra del viaggio di una ragazzina, Sarah, attraverso un labirinto nelle terre del Re dei Goblin, per riprendersi il proprio fratellino da lui in persona rapito. Sarah incontrerà alla fine Lord Jarreth, un David Bowie in stato di divertente grazia, ma soprattutto la sua incredibile e tumultuosa, folle corte di folletti.

dentato_50pxIl secondo film è Hellboy: The Golden Army, del 2008, scritto e diretto da Guillermo del Toro ed interpretato da Ron Perlman, seguito di Hellboy del 2004. In esso il protagonista, un démone allevato dagli umani, s’imbatte nel Mercato dei Troll, un vasto agglomerato sotterraneo, frequentato da una folla di esseri fantastici, che rimane nascosto sotto al ponte di Brooklyn.

dentato_50pxEntrambi, sia le pazze e allegre bolge di Labyrinth, sia la cacofonica ed eterogenea congerie di creature sovrannaturali di Hellboy riportano in auge contemporanea la creazione mitopoietica di una scrittrice vittoriana, elegante e colta, nata in una famiglia di artisti raffinati e che risponde al nome di Christina Georgina Rossetti. Una giovane dallo sguardo assorto, distante dalla mondanità del suo tempo ma non dalle battaglie che affrontava, Christina è la figlia di Frances Polidori a sua volta figlia del medico e amico personale di Lord Byron e di Gabriel Rossetti, John Polidori. Suo fratello è il grande pittore e poeta, l’iniziato, il mago vittoriano, Dante Gabriel, il fondatore della Confraternita Preraffaellita.

dentato_50pxNata, cresciuta e allevata in una simile famiglia, politicamente impegnata e con la possibilità di accedere a fonti di conoscenza superiore non comuni, Christina non avrebbe potuto che diventare la creatrice di versi e di storie fantastiche che è diventata. La sua prima raccolta di poesie, tuttavia vedrà la luce della stampa soltanto quando ella avrà già trentun anni, nel 1862, e reca come titolo Goblin Market and Other Poems. Ecco dunque il “Mercato dei Folletti”, l’antenato diretto, il riferimento colto e nobile dei film di Henson e di Del Toro.

dentato_50pxProbabilmente Il Mercato dei Folletti venne creato durante il periodo nel quale la giovane operò in qualità di volontaria presso una casa di accoglienza per le prostitute conosciuta come Penitenziario femminile di St Mary Magdalenad Highgate, e narra di due sorelle, Lizzie e Laura, che ogni sera si recano a prendere l’acqua necessaria alla loro casa, al vicino torrente e che, durante il loro cammino sino al fiume, vengono sedotte dal richiamo delle creature fatate, che cercano di condurle al loro mercato che offre dolci e frutta del loro reame.

dentato_50pxVana sarà comunque la resistenza, perché una sera, Laura cede all’insistente richiamo dei folletti, ma non avendo denaro per compare la frutta offertale, la paga con una ciocca dei propri capelli biondi e una lacrima più rara di una perla.

Buy from us with a golden curl.

She clipped a precious golden lock,

She dropped a tear more rare than pearl

dentato_50pxAl suo ritorno a casa, Laura cerca quindi di convincere la sorella a seguirla, l’indomani, e ritornare con lei in quel luogo di meraviglie. Il giorno dopo tuttavia, stranamente, Laura non sente più le creature fatate né li vede, mentre Lizzie li ode benissimo e ancora li fugge. Di lì a poco questa si avvede che Laura sta cominciando a deperire, consumandosi giorno dopo giorno per un male sottile e arcano, per la mancanza di quei frutti incantati, proprio com’era avvenuto a un’altra donna loro amica, che avendo anche lei ceduto al richiamo dei Goblin infine era morta per non aver potuto più nutrirsi del loro cibo.

dentato_50pxVolendo salvare ad ogni costo la sorella, Lizzie, portando con sé un penny d’argento, una sera si reca al magico mercato dei folletti, ma poiché non accetta di gustare i loro frutti, pretendendo anzi di pagarli con la moneta d’argento, viene aggredita e selvaggiamente percossa da quelle creature, che cercano così di farle assaggiare con la forza la loro mercanzia. Inutilmente i folletti cercano di costringere la giovane, riuscendo soltanto a sporcarla del succo fatato dei frutti e infine svaniscono. Lizzie a quel punto, con i vestiti e il corpo madido del succo di quella frutta, lo porta così alla sorella che se ne nutre avidamente, addormentandosi subito dopo, finalmente appagata.

dentato_50pxAl suo risveglio, Laura, si ritroverà giovane e sana ma la sua bocca arderà sempre dal desiderio di poter riassaggiare ancora quei frutti incantati e meravigliosi.

dentato_50pxMolti anni più tardi, ormai entrambe le sorelle sposate e con figli, Laura racconterà loro dell’avventura al Mercato dei Folletti, raccomandando alle sue figlie di non ascoltare mai le voci suadenti e ammaliatrici di quegli esseri stregati e ricordando invece come non esista al mondo, migliore amica di una sorella:

Ché non c’è amica pari a una sorella

O nella sorte lieta o nella ria,

che conforta se rugge la procella,

che ci riduce alla smarrita via,

che ci rileva e in braccio ci sostiene.

Che divide con noi l’ansie e le pene.

dentato_50pxPiù che una lettura in chiave protofemminista, l’opera di Christina Rossetti potrebbe essere meglio compresa o come allegoria cristiana, o – a mio avviso meglio – con una visione simbolica del racconto fantastico. Tuttavia nessuna delle due escluderebbe l’altra, pertanto ognuno scelga sempre secondo la libertà del proprio cuore.

dentato_50pxSe quindi The Goblin Market venisse interpretato secondo il pensiero cristiano, Laura sarebbe simbolo di una nuova Eva, i folletti equivarrebbero al Serpente tentatore che le offre il frutto del peccato, mentre Lizzie rappresenterebbe allegoricamente la figura del Cristo redentore. Laura infatti, dopo aver mangiato il frutto proibito cade in pericolo di morte e quindi Lizzie affronta i folletti senza cedere alle loro lusinghe, sacrificandosi per la salvezza della sorella e infine, come Cristo, la invita a “cibarsi di lei” dal momento che il suo corpo è ricoperto di succhi magici che le ridanno la vita:

Hug me, kiss me, suck my juices

Squeezed from goblin fruits for you,

Goblin pulp and goblin dew.

Eat me, drink me, love me;

Laura, make much of me

dentato_50pxÈ evidente come gli ultimi due versi rimandino al sacrificio eucaristico dell’Ultima cena.

dentato_50pxMa sono alquanto evidenti anche una serie di richiami ad un simbolismo erotico e sessuale nella storia delle due sorelle. Laura infatti, addentrandosi nel Mercato dei folletti, dopo aver ceduto la ciocca dei capelli e la lacrima, conosce il piacere carnale rappresentato dai succosi e dolci frutti magici e vi allude appunto nei versi che descrivono l’aggressione di lei da parte dei Goblin:

They trod and hustled her,

Elbowed and jostled her,

Clawed with nails,

Barking, mewing, hissing, mocking,

Twitched her hair out by roots,

Stamped upon her tender feet,

Held her hands and squeezed their fruits

Against her month to make her eat.

[…]

At last the evil people

Worn out by her resistance

Flung back her penny, kicked their fruit

Along whichever road the took

dentato_50pxI folletti infatti percuotono selvaggiamente la giovane, costringendola con la forza ad aprire la propria bocca e a nutrirsi dei frutti proibiti. Sconfitti comunque dalla resistenza di Lizzie, che preferisce subire il dolore della violenza pur di non cedere al volere dei folletti, costoro abbandonano il campo lasciandole il “penny d’argento” con il quale lei avrebbe voluto pagare la frutta per salvare la sorella.

dentato_50pxIl simbolismo erotico del poema è dunque manifesto, e al tempo stesso straniante nella sua violenza che coniuga le creature di un altro mondo al cibo e al sesso, come se le realtà sovrannaturali fossero in realtà tutti aspetti di un medesimo stato dell’essere. La lussuria dei Goblin è una sola cosa con i loro frutti e la loro mancanza di amore.

dentato_50pxSecondo la tradizione del folklore delle isole britanniche i Goblin sono folletti malevoli che vivono nel regno di Faerie, appartenenti alla Corte malvagia o Corte degli Scontenti, alla Unseelie Court quindi. Il loro regno è il mondo sottile e intermedio, posto tra quello dell’uomo e l’Aldilà vero e proprio, separato da entrambi da un velo sottile, interdimensionale, più fragile nel crepuscolo e nella notte di alcune date dell’anno, quando i due possono confluire l’uno nell’altro.

dentato_50pxIl tema poi del cibo fatato, è ancora quello della melagrana di cui si nutre Persefone rapita da Ade nel mito greco, un frutto all’apparenza desiderabile ma dai poteri nefasti. Così cibarsi al desco delle creature elfiche significa divenire uno di loro o, comunque, loro prigioniero per sempre o per un certo numero di anni.

dentato_50pxIl frutto, o il fiore, proveniente dalle Terre di Faerie, se accettato o colto simboleggiano la perdita dello status umano e quindi la perdita dell’anima, pertanto colui che se ne nutre rinuncia alla propria umanità volontariamente, al contrario di uno “scambiato”, di un changeling, che è stato sottratto ai suoi genitori dalla culla prima che venisse battezzato. La morte che i Goblin arrecano ai figli dell’Uomo, sembra perciò essere soprattutto quella dell’anima, visto che sulla tomba della loro vittima

Ed or non cresce l’erba dove giace

Dove riposa in pace.

Un anno fa sopra quel suol piantai

le margherite, e non fiorir giammai!

dentato_50pxL’argento del penny che reca con sé Lizzie invece, rappresenta non soltanto l’obolo sacrificale alle divinità della natura, ma una vera e propria sorta di antidoto naturale, quasi omeopatico oseremmo dire, in quanto la natura dei folletti è lunare, pertanto alla Luna è magicamente legato tale metallo. Secondo alcune fonti infatti, le creature del Regno di Mezzo, avrebbero timore anche dell’argento e non soltanto del ferro e dell’acciaio. Il penny della giovane viene quindi rifiutato dai Goblin perché venefico per loro.

dentato_50pxE sempre con la medesima cura paracelsiana, del simile che richiama e guarisce il proprio simile, è il succo incantato dei frutti elfici a curare la bramosia di quel cibo di Laura. L’aver assaggiato quella frutta l’ha condannata a non poterne fare più a meno, pena la perdita della propria vita, e soltanto un nuovo morso a quelle succose olpe le dona la liberazione e la pace. Se gli stessi frutti che l’hanno perduta, l’hanno anche guarita, ciò tuttavia è merito dell’amore e del sacrificio della sorella.

dentato_50pxEsiste anche, ma forse è voler cercare spiegazioni troppo razionali in qualcosa che – appartenendo di diritto al mondo della Poesia – razionale non è, ovvero la possibilità che possa esservi in The Goblin Market, un alludere agli eccessi che Dante Gabriel ebbe sempre, sia nel bere sia nelle droghe del suo tempo, ma soprattutto alle sue tumultuose passioni amorose e infelici, quale fu ad esempio quella per Elizabeth “Lizzie” Siddal. Lei che gli fu, sposa, moglie, modella e amante, morta suicida per un’eccessiva dose di laudano.

dentato_50pxLasciamo dunque che su tutto ciò cali l’azzurro velo del crepuscolo e svanisca nella luce dell’alba il Regno incantato di Faerie, portando con sé le proprie mirabolanti creature e mentre Dante Gabriel Rossetti e l’intera Confraternita dei Preraffaelliti, avrà sempre grande apprezzamento per Christina – tanto da pubblicare diverse sue poesie su The Germ, la rivista simbolo del movimento – nel 1872 la donna cade gravemente ammalata per il morbo di Graves dal quale non si riavrà più. Scomparse sua madre e sua sorella Mary, morto Dante Gabriel nel 1882, anche lei si spegnerà in solitudine, nel 1894.

dentato_50pxLa sua vita nascosta, segreta, fu densa di rarefatti simbolismi, di cristalline visioni di rarefatta bellezza, dolorosamente composta e silenziosa, ma fu anche come una scia di fuoco nel cielo del tramonto che lasciò traccia perenne nei sogni degli uomini, come in questi versi che lei stessa scrisse, quasi a prefigurare un giorno il proprio svanire.

dentato_50pxRicordami

Tu ricordami quando sarò andata lontano, nella terra del silenzio

Né più per mano mi potrai tenere, né io potrò il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni

ricorda e basta

perché a me, lo sai, non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po’ tu dovessi scordarmi e dopo ricordare,

non dolerti: perché se tenebra e rovina lasciano tracce

dei miei pensieri del passato,

meglio per te sorridere e scordare

che dal ricordo essere

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *