Escapismi: Danze di spade e Kibbo Kift

Esiste lo spazio per una narrazione/ percezione epica nella vita contemporanea? Di certo non c’è posto per l’epica nell’alienazione. Ma cos’è l’alienazione? Ogni processo che allontana l’individuo dalla ricerca della sua persona. L’individuo alienato è frammentato e non è più in grado di ricondurre a unità nemmeno la propria psiche e la propria fisiologia. La palestra è alienante: il fisico diventa oggetto di macchine e movimenti meccanici, ripetizioni quantitative. L’ufficio è alienante: ogni giorno accade come quello precedente e accadrà come quello successivo, indipendentemente da qualsiasi ciclo che non sia un calendario ormai slegato dalle fasi lunari. In questo, l’impiego in ufficio è perfettamente identico al lavoro in fabbrica. Il lavoro è oggi mezzo di collezione di denaro e lo svago è mezzo di distribuzione dello stesso. I soldi sono il legame tra il tempo impiegato e il tempo libero. Altra frammentazione. Il tempo dovrebbe invece essere indiviso: vita, con le sue necessità e sfumate monotonie, il tutto cesellato da momenti che fuoriescono dalle logiche quotidiane. In questi interstizi giace l’epica. Il tempo impiegato e il tempo libero non permettono l’aprirsi di tali momenti, poiché il tempo è già reso frammentato e discontinuo da tale categorizzazione. È difficile trovare una percezione epica nel tempo impiegato, è difficile dare una narrazione epica al tempo libero. Nella prima metà metà del novecento in Inghilterra e Germania si crearono movimenti giovanili in rifiuto dell’industrialismo. Leggendo le pagine di Rolf Gardiner ci si impregna di nostalgia ruralista. Ma già si percepisce che non poteva che essere l’illusione di un sognatore a disagio nella sua contemporaneità. Danze di spade nella brughiera non potevano modificare la realtà fattuale della fabbrica e del modello antropologico ch’essa era destinata a produrre. Ciò fu forse meglio compreso da John Hargrave che nel suo visionario progetto dei Kibbo Kift aveva saputo immaginare una specie di futurismo-panico: un approccio cubista alla tradizione. Eppure anche i Kibbo Kift hanno rovinosamente fallito e sono rimasti solo come reperto museale, interesse da archivista. Volenti o nolenti siamo legati al carro in costante furia accelerativa del progresso tecnico. Ora si chiama non più fabbrica e ingranaggio bensì dato e informazione. Il suo segno è la frammentazione e la discontinuità. Essere: umani, organici, sfumati poiché continui. Ecco la sfida imposta agli spiriti tragici contemporanei. Qui giace la promessa di una narrazione/percezione epica contemporanea.

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