Il fiore di pietra

Un monumento dimenticato

Nel 1966 a Jasenovac, al confine tra la Croazia e la Bosnia, viene eretto il fiore di pietra di Bogdan Bogdanovič. L’opera è il monumento alle vittime morte nell’unico campo di concentramento non gestito dai nazisti. Quando, nell’immediato dopoguerra, il maresciallo Josip Broz (Tito) fonda la nuova nazione jugoslava sulla vittoria nella guerra di liberazione dagli occupanti fascisti, facendosi interprete dell’ideologia socialista, il campo di Jasenovac è troppo ingombrante. Racconta una storia troppo complessa per il riduzionismo necessario alla propaganda del governo perché fa a pugni con lo slogan “Bratstvo i Jedinstvo”(unità e fratellanza). Nei quarantacinque anni di governo comunista, il paese vede moltiplicarsi le inaugurazioni di lapidi e monumenti volti a ricordare i morti della guerra in un paese lacerato.

dentato_50pxLa stragrande maggioranza di questi monumenti, più di quanti ne erano stati eretti in tutte le epoche precedenti, racconta dell’eroismo partigiano guidato dalla potente ideologia socialista. Di Jasenovac nulla. Tito ne fa macerie. Tra il 1945 e il 1956 solo alcune centinaia di persone visitano l’area ustascia. Dopo la realizzazione del fiore di pietra, il campo diventa un luogo di memoria della Jugoslavia. Consente sia alle popolazioni locali, sia alla comunità internazionale di fare i conti con i risvolti, spesso terribili, della convivenza tra i popoli di diversa etnia e religione in quelle chicane della storia rese sdrucciolevoli dalle ideologie.

dentato_50pxTito a Jasenovac non andò mai. Anche quando il sito divenne meta per decine di migliaia di visitatori. Negli anni ottanta e novanta poi, il sito fu nuovamente al centro di polemiche. L’atmosfera stava surriscaldandosi. La lettura della Seconda guerra mondiale jugoslava stava per essere aggiornata una seconda volta. Da guerra di liberazione a guerra civile. Il sito di Jasenovac fu abbandonato e deturpato. Era il prologo alla guerra che lacerò il paese. Il fiore di pietra fu preso a cannonate.

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