Utopie monolitiche

La macchina prescrittiva e von Hayek

Leggere oggi La società libera di Friedrich von Hayek può essere un tentativo di far ordine nella bailamme del presente, senza la pretesa di trovare una chiara via d’uscita, ma individuando con lucidità le forze avverse ad ogni possibilità di trovarla. In Hayek c’è una limpida visione della libertà che è delineabile, certo per vie esclusivamente negative, come assenza di coercizione normativa sui processi umani e socio-economici. Hayek comprendeva già negli anni ’60 che il plasmare continuo, dinamico e plurale di tutta una tradizione millenaria, la nostra, stava convergendo nella fredda singolarità. In tal senso, la società libera che immaginava è un baluardo, antagonista di tutte quelle forze sociali, economiche e politiche che punterebbero, anche inconsapevolmente, a sostenere qualsiasi potere prescrittivo. E’ chiara la condanna rivolta a chi vorrebbe immettersi, deliberando macchinosamente, nello “sviluppo organico, lento, semicosciente” e quindi non preordinabile della società umana. Essenziale è per Hayek prendere atto dell’estremo danno che una società si arreca, quando punta al dominio del suo stesso futuro.

dentato_50px“Se fossero proibiti tutti i tentativi che sembrano dispersivi alla luce della conoscenza generalmente accettata […] l’umanità potrebbe raggiungere forse un punto in cui le sue conoscenze le permetterebbero di prevedere le conseguenze di ogni azione corrente e di evitare delusioni o insuccessi. Si potrebbe allora ritenere l’uomo ormai in grado di assoggettare alla sua ragione l’ambiente circostante, perché tenterebbe di fare solo ciò di cui potrebbe prevedere i risultati. Sarebbe come immaginare una civiltà arrivata a un punto morto” “l’uomo sarebbe riuscito ad assoggettare così completamente tutte le sue azioni e le sue immediate condizioni ambientali allo stato esistente della sua conoscenza che la conoscenza nuova non avrebbe più nessuna possibilità di emergere”.

dentato_50pxPotrebbe sorgere a questo punto una domanda: La “conoscenza generalmente accettata” si sta avvicinando al culmine di un pericoloso paradigma che escluda qualsiasi altro? Certamente siamo all’apoteosi di una razionalizzazione dei processi economici su larga scala quantomeno ingombrante. Hayek evidenziava il dato rischioso: uno specifico modo della ratio, quello gallicano, cioè di stampo francese, che ben distingueva da quello anglicano, rappresentava fin dalla fine dell’ancien régime il polo del pensiero che avrebbe tentato di prescrivere la vita sociale. Hayek chiamava la razionalità gallicana anche “logica dell’organisation”. La peculiarità gallicana è quella di pretendere la costruzione a priori di istituzioni e sistemi morali, di ignorare il lato incoercibile del reale che la controparte anglicana, ben rappresentata dalla tradizione liberale old whig, sapeva non riducibile a schemi.

dentato_50pxLa tendenza gallicana, chiaramente vincente, conduce le funzioni della società ad essere sempre più incasellate o soppresse in nome di una visione che vorrebbe ogni volta prevedere  e correggere. Ogni forma di accentramento, per Hayek, in quanto si distanzia e prescinde dall’organicità dello sviluppo, è un rischio, infatti proprio “il maggior grado di interferenza del potere pubblico” è uno degli obbiettivi della logica gallicana, che nel controllo trova una dimensione ideale. L’eccessiva statalizzazione dell’economia è quindi un elemento determinante per comprendere come sia stato avviato il processo che costringe lo sviluppo e mina la libertà in occidente. A questo si deve aggiungere che le reti unificate del virtuale, vettore definitivo della centralizzazione economica, si stanno candidando ad essere l’elemento terminale.

dentato_50pxLa crescita di strutture  abnormi, che non bisogna stentare a definire tumorali, è ulteriore prodotto della stessa ratio. Basta osservare i colossi dell’e-commerce e i giganti di internet, espressioni attuali di un processo che si auto-reitera. Queste aziende simili a veri e propri stati, sono in realtà un modo alternativo del realizzarsi di ogni sogno accentratore e statalista. Il dominio sull’economia di settori sempre più legati alla rete, spesso configura naturalmente dei monopoli che integrano quelli passati, inasprendo un quadro già compromesso, in cui la direzione sembra essere quella di condurci in un terreno unificato.

dentato_50pxPuò dirsi che virtuale fosse già il mondo pre-digitale, ma il suo essere cartaceo gli impediva di esercitare una prevaricazione totale; virtuale infatti è la ragione gallicana. L’indebita ipertrofia normativa è solo rafforzata dall’affidamento dei processi a criteri sempre più astratti e più tendenti all’automatismo.

dentato_50px“L’uso della ragione umana mira al controllo sulla libertà e alla prevedibilità. Ma il processo di avanzamento della ragione si basa sulla libertà e sull’imprevedibilità dell’azione umana. Chi esalta i poteri della ragione umana vede generalmente solo un lato dell’interazione tra pensiero e azione umana, in cui la ragione è al tempo stesso utilizzata e modellata, non si accorge che, perché un avanzamento si verifichi, il processo sociale da cui emerge la crescita della mente deve restar libero dal suo controllo”.

dentato_50pxHayek credeva che il vero progresso fosse un avanzamento basato su imitazione, prova ed errore, lasciato libero di svolgersi, frutto di una lenta stratificazione. Diffidava dei processi creativi intesi come risultato dell’inventiva, perché vedeva come la pretesa totalizzante di un progetto fosse l’errore di una politica pseudo-liberale e più in generale di chi creda di possedere la totalità del dato; particolare che ricorda da vicino molti tecnocrati d’oggi. Ora, la cogenza di un immaginario prescrittivo e sconnesso, che abbracci l’integrale costituzione del processo economico-istituitivo, sembra sempre più darsi come una prova ineludibile. Quel controllo che Hayek stesso considerava come un elemento fossilizzante del processo, in assoluto privato di organicità, è di fatto un cattivo utilizzo dell’immaginazione che riduce il reale alla rete unificata, base monopolistica/cibernetica che pretenderebbe un mondo speculare al suo profilo fittizio.

dentato_50pxIl razionalismo ricade inevitabilmente sulla vita sociale ed economica, che passa da un dinamico e multicentrico plasmarsi, a un declinarsi al singolare. Gli sviluppi, al plurale, erano il canone di una civiltà occidentale che ormai è al tramonto; quella società conservava orizzonti di libertà, perché in essa non esisteva un unico paradigma scientifico, tecnico ma, soprattutto, organizzativo.

dentato_50pxDa ciò si potrebbe trarre che la ragione, quando è onesta, consapevole della sua essenza, è accorta nell’evitarsi dei compiti profetici: elemento sempre sfuggito alle pianificazioni comuniste o ai visionarismi progressisti, che sono tra i più prepotenti vettori della tendenza attuale e che sempre millantano d’esser i bastioni della libertà. La ragione deviata, l’organisation, si traveste da ragione profetica, ma in realtà al massimo fabbrica utopie monolitiche.

dentato_50pxSi perde tutta una civiltà, si distrugge l’economia dei luoghi reali, preferendo un gigantismo economico che renda tutti impiegati di qualcosa, privati di ogni rischio, in fondo morti. Trionfano solo progressi accelerati e sempre meramente tecnologici.  Il contenimento delle facoltà umane e delle azioni concrete, quelle di quotidiana reciprocità, un tempo lo si intravedeva in imposizioni sempre distanti, ora è visibile persino nel domestico. L’immaginario prescrittivo elimina ogni immaginazione organica e particolare e priva quindi il processo socio-economico di quella immediatezza che garantirebbe, al prezzo dell’imperfezione, dei margini di libertà. Ma la vera impressione che si ottiene dalla lettura de La società libera di Hayek è quella di vivere all’interno dell’ennesimo tentativo utopistico che, proprio per scavalcare l’inevitabile fallibilità dei processi umani, ci porterà ad un fallimento di dimensioni catastrofiche.

 

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