Still life

Una parabola cinese

Seduto in disparte, lontano dai rumorosi passeggeri e dai tanti lavoratori migranti che affollano un traghetto diretto a Fengjie, Han Sanming abbraccia pensieroso una piccola borsa che contiene con ogni probabilità tutti i suoi possedimenti terreni. Così inizia il film Still Life三峡好人 Sanxia Haoren, dell’enfant prodige del cinema cinese Jia Zhangke, uno dei più rinomati esponenti della cosiddetta “sesta generazione” di registi cinesi – una generazione nata negli anni finali della Rivoluzione Culturale, cresciuta durante il periodo di riforma ed apertura della Cina e maturata con il massacro di Tian’an Men. Questa generazione di registi, riconoscibili per lo stile sovversivo dei loro film, dimostra la più che totale indifferenza alle regole del PCC. In una nazione panottica gestita da un governo che mira ad un controllo certosino, degno della peggiore favola statale, di ogni aspetto della vita dei propri cittadini, anche i copioni dei film sono soggetti alla approvazione e censura da parte del Dipartimento di Propaganda del Partito Comunista Cinese. Dunque: un aperto invito alla sovversione per quei registi come Jia Zhangke, la cui scelta dei soggetti non è in linea con gli intenti armonizzanti del Partito. Costretti all’ufficiosità ed armati agli albori di piccole videocamere a poco prezzo, questi registi si sono fatti un nome nei circuiti dei festival internazionali come autori interessati all’immediatezza della vita nella Cina post boom economico. Essi documentano i problemi della Cina contemporanea – non la Cina di Shanghai o di Pechino – ma quella di città i cui nomi rimangono ignoti persino a molti cinesi.

dentato_50pxUn unico filo conduttore lega la varia produzione cinematografica di Jia Zhangke: la distruzione di ogni nesso umano nella Cina contemporanea. Still Life, premiato nel 2006 con il Leone D’Oro al Festival del Cinema di Venezia, segue i due protagonisti Han Sanming e Shen Hong, entrambi alla disperata ricerca dei loro cari. Han Sanming – un minatore del Nord – è alla ricerca della figlia sedicenne che non ha mai visto e della moglie che lo ha abbandonato. Shen Hong è invece alla ricerca del marito, un ingegnere recatosi per lavoro a Fengjie e con il quale non ha più alcun contatto da circa due anni. Il film è ambientato nella città di Fengjie, destinata ad essere distrutta per fare posto alla Diga delle Tre Gole – un colossale lago artificiale di ferro e cemento costruito per fornire energia idroelettrica all’intero bacino dello Yangtze. Dopo una spesa di 25 miliardi di dollari, il forzato trasferimento di un milione e mezzo di persone e l’inondazione di 75 cittadine e 1500 villaggi, questa diga, sin dall’inizio aspramente osteggiata da scienziati ed esperti di fama internazionale, si è rivelata un disastro.

dentato_50pxQuest’enorme costruzione non ha solo distrutto l’ecosistema locale, ma è anche la causa di continue frane e smottamenti violenti che rendono l’intera area inagibile. Una storia che sembra ripetersi in Cina: un grande progetto decantato in lungo ed in largo come un successo assicurato che al suo compimento rivela la propria futile natura. Ed in effetti la Cina è punteggiata di isole di grattacieli che si stagliano come giganti contro il cielo e che rimangono tuttavia inabitate. Strade chilometriche che serpeggiano tra colline e deserti e non portano da nessuna parte. Intere città costruite nella vana illusione che un giorno qualcuno gli dia vita. Una nazione in preda ad una frenesia e ad una ossessione collettiva che spinge a costruire casa dopo casa, grattacielo su grattacielo, strada dopo strada – tutto solo per un vizio economico. E Han Sanming e Hong Shen sono due delle tante vittime innocenti di questa economia divorante – di un sistema che, pervertendo i principi del comunismo di cui il PPC si propugna difensore, ha posto il guadagno e l’asservimento ai vari indici di progresso economico al di sopra di ogni cosa – persino del buon senso e della moralità.

dentato_50pxCon morbosità clinica Jia Zhangke segue passo per passo la ricerca dei nostri eroi e con essa la distruzione di Fengjie. Il rumore assordante di cariche esplosive, di edifici in demolizione, il brusio di una città morente crea una orditura di suoni tra sé discordanti che disturba lo spettatore per tutta la durata del film. Questo è il rumore incessante dell’edificazione in un continuo sottofondo di picconi, di clacson, di trapani, di auto, di sirene dei traghetti e dei fuochi delle industrie che soffoca il cinguettio degli uccellini, il lento e ritmico scrosciare delle acque, mosse dalle brezze gentili del vento di primavera. Assieme agli uccellini, agli alberi, al vento ed alle gentili onde cessano i brevi momenti di tranquillità e di contemplazione che sono unguento per le anime irrequiete.

dentato_50pxE tutto diventa vana e perpetua ricerca, poi di che cosa, non è dato saperlo. E forse anche Sanming e Hong Shen si perdono nelle loro imprese – imprese inevitabilmente destinate al fallimento. Hong Shen dopo molto vagare, trova conferma dei suoi sospetti riguardo alla fedeltà del marito e lascia Fengjie. Il povero Sanming vaga inutilmente per Fengjie, non più un uomo, ma anima confusa ed infelice, apatico in un mondo brulicante di idee cave e dissonanti, un essere più veloce ed ottimizzato, dunque meno capace di affetto e di tranquillità. Così la sua ricerca si rivela fruttuosa: egli riesce a rintracciare sua moglie, ma non la figlia che ha abbandonato Fengjie per unirsi ai milioni di cinesi che spariscono nella marea di lavoratori migranti sacrificati per il progresso e lo sviluppo economico. E però Sanming abbandona Fengjie diretto anche egli in quel confuso e brulicante mare di ignoti cinesi che marciano da città in città, da fabbrica a fabbrica mossi tra vapori e fumi dell’industria.

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