Trump deve cambiare toni

Il 3 Novembre 2020 Joe Biden rischia di vincere perché proprio la sua debolezza sta diventando un elemento di forza. Biden non ha grandi talenti, tanto meno espressivi. Gli è risultato molto complicato nelle sue apparizioni di  riuscire a completare con nesso logico le sue frasi, per non dire delle gaffes. E si spiega pertanto come il suo entourage abbia minimizzato i suoi interventi  e  premeditato di fuggire il più possibile dal confronto diretto. Una tattica finora molto efficace. Gli conviene che tutto si giochi  sul piano del pro o contro Trump e basta. Un teatro nel quale il presidente è indebolito dalla minore copertura mediatica, dalla censura sui social media e non solo. Trump deve pure riconsiderare l’efficacia della sua comunicazione; tutti i riflettori sono infatti faziosamente puntati sui suoi possibili inciampi. Dalla sua personalità esplosiva, che predilige improvvisazioni e toni sprezzanti, Trump potrebbe essere sfavorito mentre dall’elettorato la moderazione è percepita come il primo dei pregi. E’ pur vero che la sua retorica ha ancora efficacia: alcuni dei suoi motti  uno su tutti il “No more Mr. Nice Guy”, sono azzeccatissimi contro il contegno ipocrita e fintamente bonario dei democratici. Ma è proprio la questione dei suoi toni sopra le linee che divide anche i suoi sostenitori. Molti veterani della campagna del 2016 amano ancora i toni forti, ma l’elettorato spaventato dall’insorgenza da America Latina dei fanatici del politicamente corretto desidera da lui una maggiore misura. Dovrebbe lavorare ad un’immagine nuova, capace di sintesi e più calma. Specialmente nel momento in cui ha verificato quanto l’attendismo del suo avversario paga. Il tema centrale resta l’ordine pubblico. Trump sottolinea che è grazie alla polizia che viene mantenuto l’ordine pubblico e che il 99% dei poliziotti sono brave persone, dichiarando marginali gli elementi pericolosi. Gli elettori, ai quali è stato chiesto se le critiche alla polizia possono minacciare la sicurezza nelle loro comunità, con un margine di 64-33 hanno risposto positivamente. Tra gli intervistati neri il margine è addirittura di 77-29. Nel complesso, gli intervistati hanno affermato, con un margine di 65-16, che la maggior parte degli agenti di polizia non sono razzisti. Gli intervistati  hanno poi approvato la tesi che la maggior parte degli americani non sono razzisti con un margine di 60-22, ma meno di un terzo dei neri ha risposto al quesito. Il tema è quello più adatto al contrattacco di Trump. Biden è assente del resto anche perché i democratici sono inestricabilmente legati, nei loro temi elettorali, alla concezione opposta. E la maggior parte delle persone non vuole il vandalismo contro le statue o la cancellazione della storia, chiaramente non imputabili ai repubblicani. Anche le posizioni sull’immigrazione del presidente si rinforzano nell’elettorato in un momento in cui ci sono 30 milioni di disoccupati. E anche la questione Cinese, con suo tremendo connubio di virus e minaccia commerciale, aiuta Trump e spiega l’assenza di Biden. Ma se Trump non cambia tono non si accorda alla moderazione che la nazione richiede, se insiste in un fronte contro fronte, vince il paradosso di un Biden, che vince giocando di rimessa, eclissandosi. La disgrazia di una vittoria democratica che farebbe prevalere tra i democratici una linea da America Latina può evitarsi, ma se anche Trump azzecca i temi, rimane la questione dei toni.

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