Dopo i giorni della quarantena

Sofia che ridesta la terra grama

Dopo i giorni della quarantena, la luce del solstizio è particolarmente intensa e risveglia ricordi d’infanzia. Da tempo le notizie non fanno che confermare il disastro di quest’epoca e le masse che sembrano in balia di oscuri incantesimi. Ma in questa domenica lombarda la vita è fatta di persone in carne ed ossa, le cui storie si conoscono e sembrano assumere un significato più ampio, di famiglie che vogliono soltanto godersi i prati e i fiumi fuori porta, le biciclette scampanellanti e gli aquiloni, gli istanti di quiete che spezzano la trama del tempo.

dentato_50pxCosì, in una natura che ovunque appare rigenerata, passeggiando in mezzo ai bambini ed osservando alberi, acqua e nuvole, si avverte una presenza arcana che parla ad un tempo di passato e futuro, di un mondo che non esiste più e di un altro che non esiste ancora. Una forza celestiale abita i tronchi d’albero e gli argini dei fiumi, cacciata dalle chiese disinfettate si è creata involucri nuovi e al tempo stesso primordiali nelle foglie luminescenti di acacie e robinie, sotto absidi celesti che si accendono di colori amorevoli e familiari come persone, nelle rondini che volteggiano scribacchiando empiree. Sono spuntate delle nuove torri d’osservazione per uccelli, perché più spesso in questi cieli tersi si avvistano esemplari insoliti, carichi di una forza onirica che si vorrebbe catturare con lo sguardo. Ma sono insoliti anche quei campanili che svettano in lontananza, esotici pur essendo familiari, e il piccolo battistero le cui acque celesti sembrano essersi riversate tutto intorno.

dentato_50pxDa giorni anche i muri sembrano assorbire la luce in maniera più intensa, come se ne avessero sete, e in questa potente celebrazione del mistero dell’affresco gli edifici si ammantano di una nuova imperscrutabile vita, che gioisce soprattutto nelle ore serali, quando l’oro del tramonto incontra il rosa lombardo e all’orizzonte emergono i contorni ombrosi, bluastri delle alpi.

dentato_50pxSorge allora il presagio di una materia che cerca di ricongiungersi al cielo, e che è nostro compito accompagnare col pensiero e con le mani. È l’idea di Italia che ritorna a brillare al culmine della sua decadenza terrena, nell’aura di una bellezza che è sensibile eppure non proviene dal mondo, e restituisce al cielo i suoi giardini e le sue mura. Ma è anche il risveglio della Sofia celebrata dagli ultimi grandi pensatori russi, la presenza divina soggiacente al mondo, l’essere materno e femminile che abita la natura terrena e ne ristabilisce l’archetipica pienezza dopo i periodi di sofferenza, di malattia e morte. Quella presenza i nostri antenati l’avvertirono più facilmente in Maria, che al termine della grande peste apparse ovunque in Lombardia, in boschi rigogliosi, anch’essi rigenerati, e lungo i corsi d’acqua più puri, risvegliando una civiltà che intravedeva la sua fine.

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