Cristo è bianco, Cristo è rosso, Cristo è nero

Le molteplici visioni sull’etnia di Gesù Cristo e la brutalità delle revisioni politiche

Anche questa è una storia vecchia che, ciclicamente, riemerge sotto le luci della cronaca: a quale etnia appartenesse Gesù Cristo e quindi se egli fosse più o meno simile all’immagine di lui che oggi conosciamo dopo secoli di arte, dal più remoto lembo dell’Impero Romano, attraverso il Medio Evo, il Rinascimento, il barocco e infine ai nostri giorni.

dentato_50pxOgni tanto qualcuno, scienziato, antropologo, medico o altro, riporta in auge la tesi mai provata che un uomo nato a Betlemme a quel tempo, da una madre della tribù di Davide, non potesse che essere basso, scuro di carnagione e di capelli, secondo il più classico modello mediterraneo e mediorientale. Tutto ciò ovviamente senza mai tener conto che le dodici tribù d’Israele, sono estremamente varie, variate e variegate e che dunque quel “modulo” prestabilito in realtà, non esiste. Questo sempre senza voler tener conto di chi – realmente – sia stato il Padre del bambino e non mi riferisco certo a Giuseppe. A proposito della casata di Davide, nella Bibbia, in Samuele 16:12, Davide, antenato di Gesù, viene descritto come «fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto» mentre Tommaso d’Aquino nella sua Summa Theologiae, reputando che il Cristo dovesse essere stato il prototipo dell’essere umano lo descrive come perfetto in ogni suo aspetto e forma. E e nel XIV secolo, Niceforo Callisto Xanthopoulos, nel XIV secolo sostiene che Gesù fosse bello, alto e con i lunghi capelli biondi inanellati, basandosi su una fonte anonima molto precedente.

dentato_50pxSenza necessariamente voler entrare troppo nel difficile e sin troppo discusso campo dell’Esoterismo cristiano, mi permetto soltanto di rinviare, coloro che avessero desiderio di approfondire il tema, ai testi di Silvano Panunzio che trattano della realtà di una fanciulla di nome Miriam (Maria per noi), nei quali forse si troverebbe conferma al fatto che un uomo – il Figlio di Dio per chi è credente – chiamato Yeoshua, discendendo direttamente da quella stirpe edenica e primordiale dalla quale giunge Maria, non potesse che presentare caratteristiche fisiche che qualcuno non esiterebbe a definire “iperboree”. Del resto vi è chi ha persino voluto leggere nell’acrostico INRI, non il solito “rex iudeorum”, ma piuttosto un “rex iperboreae”. Troppo azzardato? Forse, ma siamo nel campo delle ipotesi e quella di un Cristo scuro di pelle vale di certo meno di quanto tramandato non soltanto dalla tradizione, ma anche dall’iconografia. Infatti in nessuna delle raffigurazioni più antiche, quelle che ci presentano spesso un giovane Gesù quasi indistinguibile da Orfeo o da Dioniso, troviamo una figura differente da quella di un giovane appartenente chiaramente alla razza bianca caucasica.

dentato_50pxNaturalmente oggi, in tempi di rimodulazione di ogni cosa secondo i dettami ineludibili del Pensiero Unico e del Politicamente Corretto, persino l’attuale arcivescovo di Canterbury si unisce al coro generato da Shaun King, l’attivista Black Lives Matter, scrittore, promotore di diritti civili che ha così dichiarato pubblicamente: «Sì, io penso che le statue dell’europeo bianco che dicono essere Gesù dovrebbero essere abbattute. Sono una forma di supremazia bianca. Lo sono sempre state. Nella Bibbia, quando la famiglia di Gesù volle scappare, dove andò? In Egitto! Non in Danimarca. Abbattetele» e poi aggiunge «Sì. Tutti gli affreschi e le vetrate con Gesù Bianco, e la sua madre europea, e i loro amici bianchi, dovrebbero essere rimosse. Sono una forma di supremazia bianca. Sono state create come strumento di oppressione. Propaganda razzista. Dovrebbero essere tutte eliminate».

dentato_50pxNon potendo tacersi e dunque passare inosservato dai media, l’arcivescovo britannico ha aggiunto quanto segue ai microfoni della Bbc:«Ho la fortuna di guidare la comunione anglicana e ho visitato 165 paesi. Quando vai nelle chiese di questi paesi non vedi un Gesù bianco. Vedi un Gesù nero, un Gesù cinese, un Gesù del Medio Oriente – che naturalmente è il più accurato – vedi un Gesù delle isole Fiji… Vedi Gesù ritratto in tanti modi quanti sono le culture, le lingue, le comprensioni». Banalità e ovvietà come l’ulteriore sua idea che alcune immagini sacre andrebbero riviste persino nella Cattedrale di Canterbury, luogo sacro inglese per eccellenza dove si consacrano i sovrani d’Albione dai tempi arturiani. Ma se il primate britannico ci lascia allibiti, fa molto peggio di lui il sacerdote italiano che qualche giorno fa per motivare la sua volontà di rimuovere dal luogo ove era posto da circa quattrocento anni, un crocifisso ligneo del XVII, ha sostenuto che: «Sappiamo ormai per certo che Gesù era palestinese, perciò aveva la carnagione scura. Il Gesù raffigurato in tutte le chiese cristiane del mondo è falso: Gesù non era bianco e non aveva nemmeno gli addominali scolpiti.»

dentato_50pxIn effetti non sappiamo se Cristo avesse o meno la “tartaruga”, anche se moltissimi grandi artisti lo hanno così dipinto a cominciare da Cimabue, da Giotto, da Michelangelo, ma immaginiamo che essendo l’Uomo, il Figlio dell’Uomo, egli dovesse essere perfetto anche fisicamente, tant’è che la profezia dice «nessun suo osso sarà spezzato» e di certo, un giovane trentenne che aveva a lungo lavorato come carpentiere, che camminava per molte miglia ogni giorno, che mangiava bene quando poteva o digiunava, non doveva certo essere simile a un bolso e imbelle individuo del giorno d’oggi. Anche perché, per sopportare il supplizio della fustigazione prima e della croce poi, durante il quale i più morivano ai primi colpi, proprio debole e fiacco, Cristo, chiunque egli fosse, non doveva essere.

dentato_50pxEppure nei duemila anni del Cristianesimo, molte sono le effigi sacre, sia del Cristo sia della Vergine Maria, ad essere “nere”. Nere non di carnagione ma per il legno color ebano, scuro, nel quale sono stati scolpiti o che essendo stato per molti anni esposto al fumo delle candele ha acquisito quella patina notturna. Neri e non per questo meno adorati e venerati dai fedeli, inconsapevoli quasi certamente, del profondo simbolismo che si cela dietro quella nigredo, e se, nei lontani anni Settanta, si volle immaginare – oggi non sarebbe più consentito perché subito si alzerebbero vindici le voci dei difensori del politically correct – un Giuda Iscariota di colore nell’opera rock a tutti nota come Jesus Christ Superstar, in questo primo scorcio del Nuovo Millennio, si pretende invece di sostituire l’etnia africana allo stesso Gesù di Nazareth, adducendo come motivazione l’arte che su tutto domina e pertanto ogni cosa – anche la più folle – consente. Ecco allora i crocefissi immersi nell’orina o le rane inchiodate in blasfema, empia, oscena e satanica riproposizione del Figlio di Dio.

dentato_50pxMa infin dei conti, a noi che si sia cattolici, cristiani e più semplicemente tali per cultura se non per fede, che Gesù Cristo fosse biondo e con gli occhi azzurri, palestinese, indoiranico; che sia stato allevato ed educato dai nazirei, dagli esseni, dagli indù; che abbia viaggiato con suo zio, quel misterioso personaggio che si conosce come Giuseppe d’Arimatea sino alla brumosa Caledonia per essere iniziato alla sapienza druidica, o che fosse d’incarnato mediterraneo, dai capelli scuri come la notte, figlio della sapienza egizia, importa realmente?

dentato_50pxSecondo altre fonti mediorientali, presenti anche nell’Islam, dove Gesù viene riconosciuto come profeta, egli è definito “il rosso”, proprio per il colore dei capelli o forse della carnagione, ma è curioso come questa attribuzione ricordi proprio il nome del Primo Uomo: Adam. Il Rosso.

dentato_50pxChiunque fosse quel bambino nato a Betlemme, cresciuto in Egitto e poi a Nazareth, quel giovane uomo che ha camminato per le polverose strade di Galilea sino a morire sul più atroce e umiliante dei supplizi sul Golgotha di Gerusalemme, da solo, di lui ci restano incalcolabili immagini del genio umano, dell’estro, dell’arte più alta e sublime che ha saputo cogliere, nei secoli e per sempre, il punto d’incontro tra Dio e l’Umanità.

dentato_50pxQuesto ci basta, perché mai, nessuno osi rimuovere il ricordo di qualcuno che è morto per tutti indicando la strada verso la vera libertà.

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  1. Logico il pensiero di riguardo nei confronti di un Dio che, a prescindere dal colore o dalla tradizione e cultura da cui proveniva, quel che ha tracciato nei secoli va oltre la visione materiale della vita che l’umanità continua a sostenere, non considerandoLo. Lui rappresenta la perfezione e l’equilibrio dell’energia e della materia. Abbiamo dissacrato la sua eredità spirituale.