Alla ricerca della civiltà perduta

“Atlante ideologico sentimentale”, l’ultimo libro di Stenio Solinas

Avere tra le mani un atlante dà insieme un senso di euforia e di smarrimento, l’illusione d’avere il mondo in mano e presto la consapevolezza della sua irriducibile complessità, l’impossibilità di pensarlo.

dentato_50pxAvveniva così anche da ragazzi quando in camerette oggi desuete, dove sempre accanto ai libri di Verne, di Salgari e Stevenson c’era azzurro un mappamondo, si prendeva in mano questo librone pesante, con le foto, le cartine, le descrizioni redatte in precise schede e però scritte con vividezza a raccontare luoghi vicini e lontanissimi.

dentato_50pxLe prime esplorazioni sono cominciate lì ed erano nell’immaginazione più vive di quelle che oggi consentono le foto spettrali di Google earth. Avviene così anche adesso, che ragazzi non s’è più, a leggere l’Atlante ideologico sentimentale di Stenio Solinas, libro ponderoso di 838 pagine, pubblicato con cura impeccabile e una copertina bellissima dalla casa editrice Gog, (nella copertina c’è l’immagine di Brigitte Bardot a cavallo d’un dirigibile).

dentato_50pxEuforia e smarrimento dunque e del resto non c’è viaggio che si rispetti e che sia degno d’essere chiamato tale senza queste due sensazioni che d’ogni viaggio sono appunto l’ingrediente essenziale, quello che ti consente di perderti per ritrovarti di nuovo, arricchito da quello che hai visto, conosciuto, sentito. Quello di Stenio Solinas è a tutti gli effetti un viaggio, uno straordinario grand tour nel tempo, nello spazio, nella memoria, nelle idee e nei costumi, un percorso, come spiega bene la quarta di copertina, “reale e intellettuale” frutto di reportages, incontri e letture: “un libro che è insieme una festa mobile e il romanzo di formazione” di uno scrittore che è stato uno dei migliori inviati italiani degli ultimi trent’anni, capace di restituire con una frase un’atmosfera, un panorama, uno stato d’animo.

dentato_50pxSenza tuttavia perdersi nel caleidoscopio del mondo, come avviene a quegli scrittori o inviati che vittime d’una sindrome da Zelig e carenti di Io diventano cinesi in Cina e americani in America. No, Solinas è ancorato a una sua patria, a un’estetica che segna la cifra del suo stile, che è il frutto d’una formazione letteraria e d’una immagine del mondo che gli consente di ritrovare nel corso della storia e nell’estensione dello spazio figure, città, opere che rispondono a questa sensibilità, a questo gusto particolare, che gli consente di portare ovunque lo stesso sguardo disincantato senza essere decadente.

dentato_50pxE’ questa estetica, questa immagine del mondo a tenere insieme in un quadro armonico e artistico l’Atlante ideologico sentimentale di Solinas e a mettere mano al lettore il filo di Arianna che gli consente di perdersi e ritrovarsi nella Venezia di Casanova come nella villa di Adriano a Tivoli, di pranzare con l’autore in un vagone dell’Orient express restaurato per una mostra o aggirarsi nella Parigi di Balzac senza appunto smarrire il senso di questo viaggio straordinario, ma continuamente ritrovando quello sguardo capace di contemplare lo spettacolo del mondo con la malinconia per il potere del tempo di divorare ogni bellezza, ogni grandezza, ogni attimo vissuto degnamente.

dentato_50pxUna malinconia che rischia di trasformarsi in disperazione in questo tempo di teppismi e decerebrati che insozzano e sbregano statue, di analfabeti senza libri in casa, senza immaginazioni che non siano loro fornite da Internet o dalla Tv, di blogger e di youtuber.

dentato_50pxEppure questa malinconia che scorre nelle pagine di Solinas è anche in fondo il segreto della bellezza di questa grande antologia. Che non ci si stanca di leggere nella certezza che il ricordo e il racconto tengono viva la civiltà, che la Tradizione è un fuoco sempre vivo più forte del tempo e nell’illusione ritrovata di poter avere il mondo in mano.

dentato_50pxE gioirne, con la stessa malinconia con cui da ragazzi, dalle finestre delle nostre mansarde si guardava oltre i tetti dei bottegai l’orizzonte della grande avventura che c’aspettava.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *