In fine del principio di realtà

La vittima più notevole e la meno riconosciuta di questa epidemia, la stessa che la fa dubitare vera o pretesa? Il principio di realtà. Il criterio per cui si distingue il sogno dalla realtà e si suppone la realtà realistica e il sogno irreale, non è più. La realtà è irrealista, si perde in sogno deformato, al quale non si vorrebbe credere. Ma tant’è; governano i peggiori, d’un peggio prima inconcepibile, che offende la memoria di tutti gli italiani per bene che ho conosciuto. Gli incubi malvagi di un comico esagitato e di un fanatico di internet dilagano e  stanno demolendo una nazione. Come chi metta le mani su una scacchiera, la rovesci non sapendo mai che fa, così si è bombardata l’economia quotidiana; con un’epidemia prima aggravata minimizzando e lasciando aperte le frontiere e poi drammatizzata. Giovando a chi? Ai deliqui di un avvocaticchio e della consorteria di valletti che ne amministra le prediche. L’Italia in ogni suo sensato sentire viene demolita, regredita per farla ritrovare tutta a dipendere dal reddito di cittadinanza, o da gesta demenziali come nella vicenda Autostrade. E senza replica perché l’ipocrisia generale abitua a mentire, e lascia pertanto gestire un disavanzo dei conti inusitato da trent’anni a dei dilapidatori. Il tutto mentre, grazie ai talenti del ministro degli esteri si lascia la Turchia tornare in Libia. Così come niente fosse del resto si riaprono le frontiere ai migranti pure se contagiati. Ma se l’epidemia è vera, aver tenuto aperte le frontiere dirette e indirette con la Cina prima, e con gli stati infetti coi loro migranti adesso, è un atto criminale. O se non è vera, il governo ha educato al terrore una nazione accelerando il disegno demenziale di una società informatizzata, cervellotica, dunque sussidiata, asservita all’ideale cinese. Delle due l’una. Ma questa logica varrebbe se valesse il principio di realtà. Purtroppo, è svanito. Chi potrebbe giudicare secondo percezione imparziale una realtà irreale? Appunto dilaga il non senso per cui la gerarchia realistica è sovvertita, l’inciviltà si vuole civile, il vizio virtù, quant’è immorale si finge etico, l’economia spreco, l’ospite padrone di casa. Una prepotenza universale sta aggredendo la realtà e il buon senso, li fucila per strada. Un governo d’improvvisati ed una nazione in ipnosi conformano l’Italia all’irrealtà del mondo. Non dureranno forse, ma il danno d’una realtà virtuale che prescrive ogni agire folle e di un dispotismo statale inaudito è avviato. Eppure questa irrealtà orrenda già nell’anima conflagra, costringe a splendida solitudine altrove, in altra realtà di contemplate nuvole. Là si dissolve l’irrealtà imposta d’un mondo ormai da obliare, palesemente da lasciare. Solo nelle nuvole in cielo lontane c’è un nuovo principio dove stare, finalmente sì reale.

COMMENTA

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  1. Ho l’impressione che le forze ostili al “ceppo italico”, incarnazione di una millenaria civiltà in una molteplicità di culture, stiano per prevalere.
    Vorrei staccarmi da questa triste quotidiana decadenza.
    Non sorprende che “a dirigere i lavori” vi siano gruppi che sono, nei fatti, contro una visione essenzialistica della civiltà. Sono forze incapaci di sospettare che anche nella conformazione geografica di una nazione, vi sia una delle radici di un destino. È quindi facile che tali forze divengono fatalmente asservite ad altri progetti…
    Io temo che un severo richiamo alla realtà possa giungere quando ormai sia
    troppo tardi per poter farne buon uso, anche perché l’occupazione del potere da parte di un ceto dirigente esterofilo, ma privo di quella durezza acquisita in un vero confronto con ciò che italiano non è, non fa che aggravare la situazione…
    Lamento con forza che l’imprenditoria del Nord Italia non sia stata capace di formare una classe politica moderna, in grado di affrontare le nuove sfide tecnologiche e geopolitiche. L’adesione acritica alla idea della libera competizione in un mercato aperto impedisce di vedere che la globalizzazione è uno scontro tra enti statuali, i quali,per poter esser ben usati, devono, prima, esser lungamente studiati, compresi, amati.

  2. Un incubo la quotidianità! Vedo camminare persone addormentate, ed io con il cuore che sanguina, cammino nella falsità!!!