Chi ha paura di Donald Trump

Media ed establishment Usa danno già per vincitore Biden. Ma le cose stanno diversamente

Negli Usa sono mesi che i media mainstream celebrano costantemente la sconfitta di Trump come se questa fosse già avvenuta. E intanto l’establishment non ha più nessun pudore super-partes ma si dichiara per conformismo interamente democratico.  Ora, dopo il salto in avanti effettuato grazie alla convention repubblicana – che ha avuto degli effetti, a differenza di quella democratica – gli elementi a favore di Biden cominciano però a vacillare. E non poche sono le voci preoccupate che percepiscono un’atmosfera simile a quella del 2016.

dentato_50pxBiden gode ancora di uno stacco su Trump nei sondaggi e i democratici sono in testa nel voto della Camera dei rappresentanti. Ma, al momento, le elezioni del 2020 sono un enigma che si voleva far passare come risolto. In passato i sondaggi di agosto si erano già dimostrati non durevoli. Ce n’è una prova iconica. Nel 1948, il literary digest, importante rivista dell’epoca, sospese i sondaggi ad agosto, ritenendo che il margine di Thomas Dewey su Truman fosse così grande da non richiedere ulteriori accertamenti. Il famoso sondaggio Gallup, mostrava Dewey vincente su Truman 50 a 44. La vittoria di Dewey era ormai data per certa, tanto che il Chicago Tribune stampò in anticipo il titolo “Dewey sconfigge Truman”, commettendo un errore rimasto nella storia del giornalismo. Alla fine Truman vinse di 5 punti. L’attuale sfida Trump-Biden ha numerose analogie con quella del 1948. Truman, come Trump, è stato deriso dall’establishment in quanto incompetente e inadatto alla carica. La forza di Dewey era il nord-est orientato all’establishment, quella di Truman il cosiddetto “flyover country” del sud e midwest. Truman aveva poi la stessa situazione di Trump all’interno del partito, diversi erano i critici tra i suoi presunti alleati.

dentato_50pxOrmai è un dato di fatto che i sondaggi mediatici sono un mezzo strategico poco affidabile. Una campagna può avvalersi di milioni di nuovi dati che si accumulano di ora in ora, fornendo una visione dettagliata in tempo reale. Il sondaggio tradizionale può dare un senso di direzione limitato, ma non è considerato come l’elemento più utile dagli esperti delle campagne elettorali. Lo prova la campagna del 2016 e lo sta riconfermando questa.

dentato_50pxI vantaggi di Biden

dentato_50pxIl Denaro: nel 2016, Hilary Clinton e i gruppi alleati ai democratici hanno almeno doppiato la spesa di Trump e alleati. Quest’anno la disparità della campagna sarà ancor più evidente, anche perché i repubblicani non sono più il partito dei ricchi, infatti Trump tende ad avere piccoli donatori. Il denaro di avvocati, sindacati del settore pubblico, Hollywood e Wallstreet è tendenzialmente destinato ai democratici, anche al dì fuori della campagna formale. In sostanza questa è solo la punta dell’ice-berg della mole di denaro che anche indirettamente fluisce verso un candidato. I Media: i pregiudizi dei media hanno raggiunto un nuovo livello mai toccato. Trump è attivamente deriso dai giornalisti “mainstream” alle conferenze stampa della white house, mentre Biden sfugge a qualsiasi critica, avendo peraltro evitato la stampa. Le piattaforme social media, che Trump ha utilizzato con grande efficacia nel 2016, bloccano regolarmente i commenti dei sostenitori di Trump, limitano gli annunci della campagna repubblicana e censurano Trump stesso. Questo pregiudizio ha creato anche una certa autocensura dei repubblicani per paura della cancellazione. Si riconferma così, su un altro versante, l’indirizzo predominante a cui si è consegnato l’establishment. La responsabilità di Trump: Trump è largamente ritenuto antipatico, se non peggio.  E’ troppo stridente e diretto nei suoi attacchi, con modi non ritenuti “presidenziali”. I suoi commenti improvvisati vengono sempre attaccati dai media, mentre le sue osservazioni costruttive vengono ignorate, cosa che dimostra la disonestà degli avversari ma anche la carenza di disciplina comunicativa del Tycoon. La campagna di Trump ha implicitamente messo allo scoperto queste responsabilità, tanto che il grado di approvazione personale del presidente è sempre relativamente basso, mentre per le sue politiche, la sua visione economica e di affari esteri il quadro cambia molto.

dentato_50pxI vantaggi di Trump

dentato_50pxSe le elezioni si trasformano in un referendum su Trump, allora la sua sconfitta è molto probabile. Se le questioni politiche ed economiche assumessero più centralità nel dibattito, si giocherebbe su un terreno diverso, dove Trump può vincere. Rimanendo sul piano dell’economia: nella media di 8 sondaggi di febbraio, Trump ha avuto un vantaggio del 53-42%. Ad agosto, anche dopo il  calo trimestrale del Pil, Trump ha ottenuto un vantaggio del 49-47%. Molte città americane sono state assalite da proteste violente e i sondaggi mostrano che gli elettori sono preoccupati per i disordini civili. Trump è ben posizionato per capitalizzare queste paure. Altro elemento determinante è quello delle proteste del 2020: un recente sondaggio Rasmussen ha rilevato come gli elettori nel complesso ritengano che la polizia debba tenere sotto forte controllo le proteste con un margine del 50-38. E questo può essere un vantaggio perché in un sondaggio differente, il 66% degli elettori vede Trump come sostenitore della polizia e il 60% vede i democratici come schierati su posizioni pro-manifestanti. Da non sottovalutare poi è che gli elettori sono stati a lungo favorevoli alle posizioni di Trump su immigrazione e armi. Un’altra divisione pesante per l’opinione pubblica è quella di “black lives matter” contro “all lives matter”. Il pubblico preferisce “all lives matter” con un margine di 59-30, compreso un margine del 47-44 tra i neri. Sono queste le questioni su cui Trump può puntare. Non secondario è l’elettore disimpegnato che nel 2016 fu fondamentale. Nel 2016, sebbene turbato dalla mancanza di esperienza e chiarezza di Trump, il gruppo ha virato su di lui alla fine di ottobre perché la Clinton non godeva di alcuna fiducia e apprezzamento. Se le preoccupazioni di questo gruppo per Trump sono consolidate, Biden d’altra parte è nella totale indefinitezza e questo è difficilmente sostenibile per qualsiasi candidato, specialmente nella stretta delle ultime fasi elettorali, anche con i media dalla propria parte.

dentato_50pxAlcune caratteristiche del voto 

dentato_50pxPer la costituzione americana la scelta dei presidenti avviene da un collegio elettorale piuttosto che dal voto diretto. Questo ha sempre garantito un maggior rispetto delle diverse realtà politiche in ogni stato, dove alcune sono dominate da un partito e altre più spesso in bilico. Con un voto popolare diretto, un obbiettivo della politica sarebbe quello di generare una massiccia affluenza alle urne negli stati monopartitici. Nel sistema a collegio elettorale, i candidati competono invece per ottenere la maggioranza dei cosiddetti grandi elettori, così che non vince per forza chi ottenga in assoluto più voti. Il collegio assegna voti in base al numero totale di membri del congresso – senatori e rappresentanti – di ogni stato, favorendo gli stati più piccoli (infatti per i senatori, ognuno ne ha due indipendentemente dalla popolazione). E’ pure certo che i modelli di voto statale non sono strettamente correlati alle dimensioni. Gli stati scarsamente popolati nelle montagne occidentali, come Wyoming, Idaho e Montana, sono repubblicani in modo affidabile, ma i piccoli stati del New England che comprendono anche una delle regioni più sovra-rappresentate nel collegio, tipicamente votano democratico. Nelle elezioni del 2020, il margine tra i due candidati negli stati incerti è molto più stretto che nel voto popolare nazionale. In parte, questo è dovuto al fatto che Biden è in testa nel primo e nel quarto stato più grande, California e New York, fino a 25 o 30 punti, e questi stati rappresentano circa il 18% degli elettori totali. Ciò significa che un pareggio nei sondaggi nazionali si traduce in un margine di 4-5 punti per Trump nei 48 stati oltre a California e NY. Nei sondaggi attuali Biden ha il vantaggio negli stati oscillanti, sebbene lo avesse anche Hillary Clinton nello stesso periodo del 2016.

dentato_50pxDal voto per corrispondenza al voto contestato

dentato_50pxL’America è ora nel bel mezzo di un dibattito sul nuovo metodo elettorale detto “mail-in-voting”. Chi lo sostiene ha iniziato questa battaglia prima del coronavirus, ma, grazie al virus, ha ottenuto un’accelerazione dell’iter di approvazione del metodo. In realtà gli americani hanno sempre avuto il diritto di votare per posta attraverso l’”absenteevoting”, ma ci sono differenze significative con questo. Le regole di absenteevoting variano leggermente tra gli stati. In generale l’elettore richiede una scheda dal consiglio elettorale e la restituisce, di solito per posta, entro il giorno delle elezioni. La restituzione avviene con una busta progettata in modo che il nome dell’elettore possa essere spuntato per evitare un doppio voto. Poiché l’elettore richiede prima e volontariamente la scheda, si aspetta che questa venga spedita per posta ed è più probabile che la restituisca personalmente. Se qualcosa non va, l’elettore può informare il consiglio elettorale prima delle elezioni.

dentato_50pxLe nuove regole del mail-in voting cambiano questo iter. Non è necessario richiedere una scheda. Tutti gli elettori delle liste elettorali ricevono automaticamente le schede per posta. Gli elettori che hanno votato di persona in precedenza potrebbero non aspettarsi o non essere pronti a ricevere una scheda. Questo rende le schede più facili da rubare. Alcuni elettori potrebbero non essere più in vita o non vivere più all’indirizzo a cui viene spedita la scheda. Inoltre, negli Usa, molte leggi sul voto per corrispondenza consentono la raccolta delle schede, in cui un dirigente del distretto locale può visitare la casa di qualcuno che non ha votato e offrirsi di “aiutare” nel voto.

dentato_50pxL’esperienza del 2020 dimostra che questo nuovo tipo di voto per corrispondenza è potenzialmente pieno di frodi. Nella contea di Clark, Nevada (dove vivono tre quarti dei Nevadani), 223.000 di 1,3 milioni di schede inviate agli elettori alle primarie sono state dichiarate “non recapitabili”. Alle primarie di giugno di Brooklyn, un quarto del totale dei voti espressi è stato dichiarato non valido.  Nelle elezioni per corrispondenza di giugno per Patterson, New Jersey, un quinto dei voti espressi sono stati dichiarati fraudolenti. Un sondaggio sulle liste elettorali di Detroit ha trovato 30.000 elettori non ammissibili o inesistenti, tra cui 2400 persone morte. Tutti gli iscritti alle liste elettorali hanno ricevuto una scheda, e 846 persone morte hanno restituito le loro schede. Quando è stato scoperto, quei voti non sono stati contati, ma c’è voluta un’indagine accurata. E le autorità non sanno ancora chi ha effettivamente votato con le schede di quei morti. Ora, è chiaro che queste modalità potrebbero causare grandi polemiche in una elezione ravvicinata. Del tutto possibile è che le elezioni si svolgano in un contesto fraudolento.

dentato_50pxI singoli stati federati sono responsabili dell’organizzazione delle proprie elezioni e del conteggio dei voti.  Spesso i conteggi dei voti sono ravvicinati, e gli stati talvolta effettuano un “riconteggio”.  Ma alcuni Stati con il voto per corrispondenza permettono di ricevere le schede fino a due settimane dopo il giorno delle elezioni.  Nelle elezioni del 2018 in California, quattro candidati repubblicani che avevano un solido vantaggio nella notte delle elezioni, tra elettori in presenza e per corrispondenza, hanno finito per perdere, quando le successive votazioni per posta sono arrivate.  Nel 2019, la contea di Los Angeles ha avuto 1,3 milioni di elettori registrati in più (tutti inviati per posta) rispetto agli adulti. In tutta la nazione, altre 19 contee sono attualmente citate in giudizio per avere più elettori registrati che persone. Il potenziale di frode è molto diffuso. Nel 2000 e nel 2004, molti democratici hanno accusato Bush di aver vinto illegittimamente entrambe le elezioni, anche se i successivi riconteggi, le indagini e le revisioni non hanno rilevato nulla. In questo era incluso anche l’esame dettagliato delle schede da parte del New York Times, che si aspettava di fare notizia con il risultato opposto.

dentato_50pxConclusione

dentato_50pxGli stati devono dichiarare un vincitore il primo lunedì che segue il secondo mercoledì di dicembre, quando la Costituzione richiede che i grandi elettori di ogni stato esprimano il loro voto per il presidente. L’esito delle elezioni può anche essere contestato dai parlamentari – che possono contestare i singoli voti o i risultati di un intero Stato. Subito dopo la sua convocazione, a gennaio, il Congresso si riunisce per il conteggio dei voti espressi da ogni Stato. Questa è di solito una formalità. Ma se un membro di ogni Camera si oppone al voto elettorale di uno Stato, sia il Senato che la Camera si ritirano nelle loro camere per discutere su cosa fare del voto contestato. Se entrambe le Camere sono d’accordo, il voto riflette la volontà del Congresso. Se non riescono a raggiungere un accordo, prevale il voto contestato precedentemente certificato dallo stato preso in esame. Nelle elezioni del 2020 la maggioranza del Senato sarà probabilmente repubblicana, e i Democratici controlleranno la Camera. E’ storicamente improbabile, ma, data la situazione atipica del paese, il voto potrebbe essere contestato.

dentato_50pxL’ultima volta che è successo è stato nel 1876. Le truppe federali controllavano quattro Stati del sud in seguito alla ricostruzione post-bellica. Erano gli anni successivi alla guerra civile. La disputa partì dalle frodi elettorali e da vere e proprie violenze verso i repubblicani, quindi ai danni del loro candidato Rutherford B. Hayes. Il Senato era repubblicano, la Camera democratica, e la situazione divenne talmente critica che i governatori di vari stati chiamarono le loro milizie statali a marciare su Washington. Senza scendere in particolari che ognuno può indagare, alla fine, un compromesso diede la presidenza ad Hayes. La condizione fu il ritiro di tutte le truppe federali dal sud, ponendo fine alla ricostruzione, di fatto riconsegnando ai democratici il controllo negli Stati del sud. Oggi le milizie di Stato sono meno importanti di un tempo e certamente non potrebbero avere un ruolo paragonabile a quello svolto nelle vicende del 1876. Ma il rischio di disordini di altra natura non è da sottovalutare. La società degli Stati Uniti è già sottoposta da mesi al logorio delle rivolte, la situazione sembra solo aggravarsi e ci sono milioni di cittadini armati in tutto il paese. Uno scenario di violenza diffusa a fronte di un’elezione contestata da qualunque parte, pur essendo il peggior esito pensabile, non è impossibile.

dentato_50pxInsomma, alla luce delle varie criticità evidenziate, la conquista della Casa bianca da parte di Biden per ora non è più sicura della rielezione di Trump. L’annata è particolare e le sorprese elettorali e post-elettorali potrebbero essere numerose, il tutto si spera con esiti scevri da ogni forma di violenza. Gli Stati Uniti sono divisi a metà e per quanto il lavoro dei media per far apparire Trump spacciato sia stato svolto con cura, non c’è nessun futuro già scritto.

 

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