Tensioni sino-indiane

La ragione tibetana risveglia i giganti

Tenzin Nyima, un soldato tibetano di 53 anni, è stato ucciso da una vecchia mina calpestata vicino al lago Pangong Tso, nell’Himalaya occidentale. Il motivo è da ritenersi connesso alla guerra fredda tra India e Cina, per la contesa delle zone di confine. Nyima faceva parte della Special Frontier Force (SFF), un corpo militare indiano sostanzialmente formato dai rifugiati tibetani per cui si stimano 3500 uomini all’attivo. L’unità è specializzata in operazioni “alpinistiche”.

dentato_50pxLe tensioni tra India e Cina sono in aumento da maggio, quando l’India ha individuato intrusioni cinesi in territorio indiano in violazione dei patti precedentemente concordati. Alla luce dei recenti avvenimenti si comprende come la diplomazia degli ultimi mesi non abbia avuto grandi effetti e infatti il pattugliamento delle zone contese non cessa, comportando incidenti rischiosi come quello di Nyima.

dentato_50pxAll’interno della comunità tibetana si è celebrato l’estremo rito per Nyima. Il suo corpo è stato conservato in una bara coperta da bandiere indiane e tibetane in una colonia di rifugiati nel villaggio di Choglamsar, nella regione indiana del Ladakh. Parenti e vicini di Nyima hanno dichiarato che il funzionario del governo indiano che ha consegnato la bara ha detto loro che Nyima è morto “mentre difendeva l’India”. Sembra che il funzionario abbia chiesto alla famiglia di astenersi dal parlare dei 33 anni di servizio di Nyima presso il SFF. Le fotografie della bara e dei riti  sono state fatte circolare sui gruppi WhatsApp gestiti dai rifugiati tibetani a Leh, la principale città del Ladakh, e a Dharamshala, nel nord dell’India, sede del governo tibetano in esilio. Non sono poche le voci tibetane che hanno richiesto un maggiore riconoscimento per il servizio reso dai tibetani all’India. La richiesta ha un certo peso visto che l’inasprimento del conflitto tra India e Cina desta molta preoccupazione.

dentato_50pxL’evento in sé è simbolico. Per chi non lo ricordasse, il Dalai Lama è fuggito dal Tibet e vive in India dal 1959. In seguito in India si è formato il governo tibetano in esilio e molti tibetani hanno seguito la strada dei loro leader. Proprio per questo la Cina considera la presenza di un gran numero di tibetani in India come una minaccia. Il Dalai Lama è visto da Pechino come un separatista ed è temuto perché ancora tiene le redini spirituali del suo paese. La perdita di un soldato dello SFF, plotone fedelissimo al Dalai Lama, ha di fatto posto la comunità del Tibet al centro ideale di un conflitto tra due giganti.

dentato_50pxNell’ultimo anno da Xi Jinping, il presidente cinese, sono arrivate frasi come questa: “Chiunque si dedichi al separatismo in qualsiasi parte della Cina sarà ridotto in polvere e fatto a pezzi”. Un elemento in più per comprendere la cautela della stessa India nel dispensare lodi verso i suoi soldati tibetani.

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