La tecnica. Il significante incede senza significato

Jaques Ellul indugiò a lungo sul problema di un mondo dominato dalla tecnica. Come Heidegger, dissipò il falso mito della sua neutralità. In realtà la tecnica non è un mezzo, ma uno strumento di interpretazione del mondo. «L’uomo, grazie alla tecnica, può non solo fare cose più difficili, ma può agire senza significato e rimanere perfettamente esterno alla propria azione. È ad esempio la nota differenza tra uccidere con un coltello un nemico in carne e ossa e bombardare una zona da dieci chilometri di distanza. Possiamo porre come come una sorta di singolarità permanente il fatto che quando l’uomo perde una profonda ragione di agire, appare una tecnica che gli permette di agire nello stesso ambito ma senza ragione» [p. 304, J. Ellul; Il sistema tecnico; Jaca Books edizioni, Milano, 2009]. Più che senza «ragione»: senza direzione – e la direzione non procede solo innanzi. Implementazione tecnica e perdita di senso vanno dunque sovente a braccetto. Difficile dire chi preceda l’altro. Talvolta può essere la perdita di senso a lasciare il posto alla tecnica. Talaltra è la nuova tecnica a uccidere il senso e creare lo spazio da occupare. Così, in un baleno, ciò che non aveva tempo diventa in uno schiocco di dita vetusto di millenni. La tecnica diviene quindi veicolo di senso. Ma conosce ben poche sfumature: +/- potente. O forse noi, ancora troppo umani, non sappiamo leggere quelle che le sono proprie. Eppure la sensazione è che la determinazione del senso, delegata alla tecnica, si faccia binaria: ciò acuisce l’estraneità dell’agente dall’azione tecnica, fino al paradosso per cui l’agente è, in realtà, agito e non può più vantare lo status di soggetto. Il significante incede senza significato. Non progredisce, non ritorna, non avanza: aumenta.

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  1. Se “il mezzo è il messaggio”, a che serve raggiungere qualcuno, sapendo in partenza che parteciperà di quel tuo messaggio tramite quel mezzo che tu non approvi? 
    Con la Rete si è superata una soglia che è difficile definire con esattezza, ne consegue  l’impossibilità
    d’ opposizione: ogni contenuto per quanto squisito, come questo articolo e l’autore cui rimanda,
    appena preso nella Rete ne diventa funzione. 
    Il trasloco della vita nei device pare inesorabile. E l’intelligenza artificiale è dietro l’angolo.
    Mi ricordo di  quando da giovani, tra amici, si intuiva la fine del disco, coi primi programmi di condivisione file mp3.  Era “solo” vent’anni fa. Poi la seduzione del rating di massa, ché questo in fondo sono i social: da allora non si capisce più niente. L’imperativo categorico è la connessione. Il corollario: l’applicazione. 
    Tra Download e Upgrade, noi; e scrivendo mi accorgo di quanti anglicismi ho già digitato.
    Socialità, politica, commercio, la cultura o quel che ne resta, tutto passa, deve passare,  di là, in una fruizione sempre più sciatta e frammentaria. Adesso perfino istruzione e sanità: è un monopolio come, credo, non s’è visto mai. Remoto. E una Livella, inoltre.
    “Grande è la confusione sotto il cielo”.  Ma pure lassù mica scherza…
    E però grazie, a Lei e agli sforzi della Confederazione, perché  leggere di quelli che hanno pensato questi problemi quando ancora non erano così invasivi, e di quelli che continuano a svolgere tali riflessioni, come
    un mònito (o un monitor in screensaver?)  riconforta almeno un po’. 

  2. Molto interessante. Da ampliare l’ultima parte sul senso; apre una discussione molto profonda, perché è portante la direzione (del progresso ) a cui(ma dimmi tu se è corretto secondo il tuo pensiero) la tecnica tende a procedere.
    Sono molto colpito da questo articolo, se ti va ti chiederò qualche approfondimento.

    1. Non saprei se definire la Tecnica come unità tra mezzo (significante) e messaggio (significato). In effetti penso che, piuttosto, si sia imposto il mezzo sul significato, obliterandone (ma forse sarebbe meglio dire, nascondendone) il senso. Questo fa si che il quantitativo (aumento di potenza) si imponga sul qualitativo.
      Tuttavia ritengo sia possibile, pur con grande sforzo, ragionare ancora in termini etici. Questo è il senso del limite (ne ho già scritto e rimando). La potenza argine (significante dotato di significato) è nell’elaborare una risposta etica alla Tecnica. Questo perché, per quanto ne sia tentato, nascondersi in un eremo nel bosco non potrà nulla: è necessaria la catabasi e lo scontro con il drago.