Numero del 7 gennaio 1854. Nell'immagine compare un macchinario per la tornitura di ovali
Numero del 7 gennaio 1854. Nell’immagine compare un macchinario per la tornitura di ovali

Le opinioni che si fanno chiamare scienza

Da Scientific American a Politic American

“Scientific American non ha mai appoggiato un candidato alla presidenza nei suoi 175 anni di storia. Quest’anno siamo costretti a farlo. Non lo facciamo con leggerezza.”. Così la rivista Scientific American dà l’incipit ad un editoriale triste, di quelli che fra qualche tempo forse cercherà di cancellare, quando si ridesterà dall’ubriacatura. Continuando: “Le prove e la scienza dimostrano che Donald Trump ha danneggiato gravemente gli Stati Uniti e il suo popolo”. E’ la conferma di un’entrata del mondo scientifico in politica? No, sarebbe ingiusto sostenerlo, ma dell’uso politico della scienza non si può più tacere. Proprio ora, nella fase in cui si inasprisce la campagna elettorale Usa, una rivista scientifica di peso decide l’uscita di un editoriale così spinto. Ne risulta un Trump che rifiuta le prove della scienza e per questo si esorta esplicitamente a votare Biden: “vi esortiamo a votare per Joe Biden, che offre piani basati sui fatti per proteggere la nostra salute, la nostra economia e l’ambiente. Queste e altre proposte che ha avanzato possono rimettere il paese sulla rotta per un futuro più sicuro, più prospero e più equo”.

dentato_50pxIl fatto grave è che non si dice solo che con Biden presidente si darebbe una risposta scientifica alla pandemia, questione già annosa di per sé, ma si fa riferimento ai maggiori vantaggi economici, ambientali, per la salute in generale che la vittoria di Joe Biden creerebbe. Sconcerta la facilità con cui si sono messi insieme degli elementi a caso facendoli passare per veri, però qui senza scienza, ma solo grazie all’occupazione di un pulpito privilegiato. Come si correlerebbero le parti sconclusionate di questo elenco? Sembra la stessa retorica di chi, anche in Italia, sosteneva che il Pil americano fosse crollato per più del 30% nel secondo trimestre, senza ben specificare che il dato su base annua non è la stessa cosa del dato trimestrale. E, infatti ne usciva un -6% annuo, ora rettificato al -3,7%, che in pochi hanno avuto il coraggio di sottolineare. Si voleva dare l’idea del crollo epocale, quando le recenti stime dicono che l’economia Usa probabilmente sta meglio di quella europea.

dentato_50pxContro Trump vale tutto, ormai è evidente, del resto contro chi segue una linea meno dura nel controllo della pandemia non basta più evidenziare la questione delle morti, anzi si deve dare l’idea che anche in economia una politica più morbida sia peggio. E va sottolineato il deve, perché niente può contraddire una narrazione dominante che ormai agisce più come possessione piuttosto che come pensiero critico, tanto da scomodare gente che da 175 anni di politica non si occupa. E’ un segno dei tempi, la pandemia sta cominciando ad abituarci a un’idea sociale da Nuova Atlantide baconiana, pertanto è passato come ovvio un elemento che invece non può passare.

dentato_50pxSi potrebbero trovare molti modi per criticare Trump, come del resto il suo poco convincente avversario Biden, ma niente è più falso di una critica basata sull’idea di un rifiuto di prove scientifiche, che tra l’altro ancora non sono chiare, e probabilmente non lo saranno mai davvero. Si pensi al caso svedese che recentemente è salito alla ribalta mediatica. Ha fatto chiedere a molti se abbia senso l’approccio alle restrizioni forti contro la pandemia, cominciando ad istillare dei dubbi: ce lo possiamo permettere? Ha senso fermarsi a singhiozzo come si sta facendo in molte parti del mondo? Cose che dette mesi fa costavano l’accusa di essere degli avvelenatori di pozzi e stragisti di anziani – tanto da suscitare una mal riposta indignazione pro-vita – ma che oggi sono istanze ragionevoli, ora che i problemi economici diventano concreti. Eppure non si può dire che l’economia americana non è crollata, perché sarebbe pro-Trump. L’editoriale di S. A. piuttosto punta tutto sul solito schema basato sulle affermazioni estemporanee di Trump, ricalcando il tipico comportamento dei politici e media democratici Usa.

dentato_50pxAccade spesso che la scienza diventi politica e l’opinionista sfrutti con arroganza il nome della scienza per decidere chi è nel giusto. L’inflazione della parola scienza, che tende ad inglobare semanticamente tutte le scienze, confonde e permette di parlare senza quelle evidenze che si accusano mancanti nell’avversario. E’ il tema scientifico dominante ad assurgere a volano delle decisioni, non è la scienza in sé, ecco perché di scienza in questi casi non si può parlare, ma solo di propaganda politica. Cosa fa dire a Scientific American che gli Usa di Biden saranno più equi, che l’economia andrà meglio? Glielo fa dire un presunto errore nella gestione di una pandemia, che peraltro, anche fosse un vero errore, in economia rimane una scelta premiante. Sarà forse che Trump non piaceva già da prima della pandemia e magari il Covid è divenuto il modo di affibbiargli anche l’etichetta di negatore della scienza?

dentato_50pxScientific American, al contrario di come sostiene, ha parlato con troppa leggerezza, rovinando più di 170 anni di lavoro encomiabile e facendo passare il suo gesto come la reazione di chi, naturalmente super partes, scende in campo solo se la situazione è divenuta intollerabile. In realtà le reazione è sconsiderata, rivela la natura potenzialmente politica di ogni apparato scientifico. Questo non deve farci cadere nell’errore di chi ha sfiducia nella scienza, piuttosto ci mostra il lato oscuro di chi la vorrebbe utilizzare in questioni che non le appartengono, rivela il pericolo di ogni scientismo.
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