Barbari e vassalli della Cina

Verso un Concetto di egemonia cinese

Quando nel 1793 l’ambasciatore inglese George Macartney si presentò alla corte del Celeste Imperatore Qianlong la tensione era palpabile. Come rappresentante di Giorgio III Macartney si sentiva legittimato nel suo  potere da quella che all’epoca era indubbiamente una delle più ricche e potenti monarchie europee. L’obbiettivo principale della missione di Macartney era chiaro: porre fine al sistema commerciale del Canton che limitava le attività commerciali britanniche (ed anche europee) al solo porto di Canton. L’incontro fu preceduto da un delicato gioco di proposte e controproposte con il solo scopo di evitare di offendere la sensibilità dei Mandarini e dei Britannici. Come d’uso nella corte cinese, l’imperatore infatti pretendeva che l’ambasciatore inglese si inginocchiasse per tre volte e che per tre volte toccasse con la testa il suolo, il cosiddetto kowtow, gesto reverenziale di chi si ritrova alla presenza di una divinità. Il flemmatico e prammatico inglese riteneva un tale gesto umiliante, non solo per il proprio onore, ma in prima linea per quello del suo sovrano e del Regno Unito intero. Dopo ripetuti andirivieni tra le due parti, si riuscì a trovare un compromesso che non umiliasse l’inglese e non offendesse l’imperatore: Maccartney si sarebbe inchinato davanti all’imperatore cinese, stesso gesto reverenziale dovuto al monarca britannico.

dentato_50pxForse l’esperto Macartney, abile ambasciatore, aveva già premunito che l’elaborato balletto diplomatico non era altro che un preannuncio di tempesta. Il rifiuto degli inglesi di eseguire il kowtow non era solo una violazione del protocollo di corte cinese, ma soprattutto una trasgressione contro l’ordine del mondo come sentito ed imposto dalla Cina.

dentato_50pxI Cinesi consideravano la missione inglese e i doni che Macartney aveva portato come un tributo, tasse dovute dal visitatore straniero, ed un segno di sottomissione ed ubbidienza da parte del monarca inglese. Nella visione sino-centrica che permeava la corte degli imperatori cinesi, il Regno di Mezzo era la nazione più potente e civilizzata ed occupava dunque la posizione centrale (ovvero più influente) nello scacchiere delle potenze dell’epoca. Le nazioni con essa confinanti erano considerate tanto più barbare e disumane e dunque razze inferiori e debitrici di tributi, quanto più lontane dal centro del potere e meno sinicizzate. I primi occidentali in Cina vennero descritti in termini derogatori e paragonati ad animali senza spirito. Quando l’artiglieria e le flotte navali degli occidentali rasero al suolo il Palazzo d’estate ed inflissero una umiliante sconfitta militare alla Cina, il termine per occidentale passò da animale a diavolo e demone.

dentato_50pxLa visione sino-centrica prende ispirazione dall’antico concetto politico di ba; secondo il quale il potere è racchiuso unicamente in una persona, ovvero l’egemone, che concentra nelle proprie mani il massimo controllo delle risorse e persone sotto il suo dominio ed ha diritto di farne uso a proprio piacere nel tentativo di imporre la propria volontà su sempre nuovi territori. Nella visione cinese l’unico modo per evitare caos e disordine è la creazione di un ordine politico al cui centro vi sia uno stato egemone al quale le nazioni circostanti siano asservite. E se deve esistere uno stato egemone, allora, direbbero saggi ed imperatori cinesi, è giusto ed inevitabile che esso sia la Cina. Ed in effetti dinastia dopo dinastia la Cina fu nazione culturalmente, economicamente e militarmente egemone che guardava con disprezzo le nazioni a lei soggette. Un mito perpetuato da un élite culturale e politica rimasta cieca al mondo ed alle nuove potenze che erano nate in Europa. Un’arroganza della quale la Cina ancora oggi percepisce le amare conseguenze.

dentato_50pxSebbene questa sia una visione che i diplomatici cinesi definirebbero come antiquata e superata, certo è difficile ignorare il concetto di egemone se si considerano i recenti sviluppi nella politica internazionale cinese. Le dispute territoriali con l’India e Taiwan, la presenza cinese nel Mare del Sud Asiatico, l’incarcerazione della minoranza etnica degli uiguri, il controllo della popolazione tramite anti-Covid app, la violenza in Hong Kong e lo spionaggio di cittadini italiani non sono forse sviluppi preoccupanti? Le parole di XiJinping che auspica che la Cina nel 2049 rivesta un ruolo centrale nello scacchiere politico mondiale non sono forse premonitrici di un’era di supremazia cinese? Il mantra di armonia, reciproco sviluppo e pace che ambasciatori e dignitari cinesi ripetono in continuazione è certo in aspra contraddizione con gli atteggiamenti bellicosi dimostrati dalla Repubblica Popolare. Pechino è intervenuta in Corea, ha assaltato ed assorbito il Tibet, ha sostenuto guerriglie nelle nazioni del sud-est asiatico, ha attaccato l’India, continua imperterrita a minacciare ed intimidire Taiwan, ha incarcerato milioni di Uiguri e ha violentemente soppresso dimostrazioni in Hong Kong. Atteggiamenti poco incoraggianti per una nazione con una visione sino-centrica del mondo ed un complesso da egemone.

dentato_50pxUna fame incontenibile dettata da un bisogno di riprendere la posizione di egemone, di centro del mondo, asservendo a sé le nazioni circostanti e piegando alla propria volontà chiunque osi opporsi ai propri metodi totalitari. La Cina di Xi Jinping certo sembra ispirarsi molto al concetto di ba. Lo stato cinese si sta sempre di più trasformando in un dragone spietato ed iracondo con chiare mire espansionistiche ed egemoniche –  un Grande Fratello orwelliano che grazie alle follia delle tecnologie per adolescenti imberbi e delle app anti-Covid è riuscito ad ottenere la distopia che Orwell aveva romanzato. Che il futuro sarà cinese è certo un pensiero almeno preoccupante.
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  1. Credo fosse Terzani che in un suo libro raccontava l’aneddoto del mandarino dell’Ottocento il quale, incontrando per la prima volta uno straniero che parlava cinese, si rivolse al proprio seguito e chiese: “Chi è il traditore che gli ha insegnato la nostra lingua? “