Se l’ultracapitalismo prepara il soviet supremo

La distruzione della proprietà e della libera impresa secondo Schumpeter

Tra il capitalismo e il socialismo c’è un momento del “trapasso” che avverrà quando il capitalismo sarà troppo disabituato all’iniziativa, socialmente distrutto nei suoi storici fondamenti privatistici. La tesi centrale di Capitalismo, socialismo, democrazia, opera fondamentale di Schumpeter, all’osso è questa: ossia una volta che si sia preparato l’alveo ad una economia collettiva il passo verso il socialismo è già compiuto. Per Schumpeter il capitalismo è storia del monopolio e quindi del vantaggio competitivo che l’imprenditoria ottiene da temporanee esclusive, cioè da temporanei monopoli in un senso più ampio della definizione economico-politica. E’ in parte un rovesciamento del classico paradigma monopolio/inefficienza. Schumpeter osserva una tendenza storica alla soppressione del vecchio imprenditore, un innovatore isolato adatto ad un capitalismo pionieristico, che coglie e applica l’invenzione. L’innovazione è un fenomeno che cresce in complessità, si lega alla progettazione di team, e solo il big business ha la capacità di sfruttarla: una situazione creata dall’aumento dei costi di ricerca nell’avanzare del progresso tecnico. Nel corso dell’evoluzione in tale direzione cominciano ad essere intaccate e sgretolate le basi della proprietà su cui si fondava l’impresa originaria, così che la struttura sociale viene ridefinita verso un ordine più burocratizzato, meno legato al patrimonio e alla sua successione. L’impresa che diventa società di capitali rende bene l’idea di questo passaggio, ma la sua organizzazione per compartimenti e manageriale è il vero elemento sostanziale.

dentato_50pxC’è affinità con il capitalismo presente, nel quale si rinnova il discorso dello stesso Schumpeter, morto nel 1950. Un indizio è nell’High tech, che spesso tende di natura alla concentrazione, più di ogni altro settore esistito. Se prendiamo Amazon, l’e-commerce ci appare nella sua più monopolistica espressione. Le scelte di tutti gli attori della catena (logistica in primis) sono condizionate. Enormi fatturati, poco riguardo per gli utili, reinvestimenti e innovazione continua dei processi, dei mercati. Un radicamento che non è di ostacolo, bensì accelera la corsa verso nuove tecniche tutte volte a gonfiare la mega-infrastruttura. C’è molto in comune con altri giganti, in particolare sul piano della capillarizzazione. E con essi, prendiamo Facebook e Google, si punta ad entrare persino nel bancario, cosa che riformerebbe l’idea stessa del credito. Dovremmo considerare la problematica nei termini di un mutamento epocale. Si aggiunge a questo un apparato giuridico incapace di adeguarsi (nel fisco e non solo) e, parallelamente, troppo pesante solo per chi svolge attività “tradizionali”. Poi una pandemia che aiuta, dove gli unici che riescono a crescere sono loro, i colossi high tech, nella loro intangibile evanescenza, geneticamente immuni ai problemi di distanziamento. La rete configura spazi post-geografici che il capitalismo prima non aveva, ridefinendo completamente le modalità, il radicamento e la potenziale durata dei fenomeni, volatilizza i piccoli e stabilizza i giganti. Si tratta di registrare il fatto e poi di chiedersi quale sia il rateo di fuoco di un high tech che sovrintende a tutto.

dentato_50pxNel capitalismo di Schumpeter era proprio la durata del monopolio, e non il monopolio in sé, a costituire uno dei motivi determinanti del cambiamento storico-evolutivo. Preso atto di questa analogia, va detto che si forma ancora una nuova imprenditoria che gravita attorno alla rete, a nuove modalità sociali. Se questo fenomeno sarà compensativo il tempo solo potrà dirlo, se ci sarà il tempo, ma intanto va detto che il quadro attuale non presenta solo l’analogia del big business dilagante con le intuizioni di Schumpeter. Si affaccia in potenza, e nemmeno così recondito, anche il prosieguo socialista.

dentato_50pxC’è un substrato preoccupante che è quello della risposta politica alle attuali incertezze del capitalismo, che va molto in fretta, sia a livello internazionale che nazionale. Rimanendo in Italia, qui aleggiano idee come l’IRI resuscitata, inserita nel quadro di un debito in aumento scelto deliberatamente e avallato dalla generale tendenza sussidiante. La pressione fiscale serpeggia in salita, come ci si poteva aspettare. C’è tanta fretta nello scegliere la via dello statalismo, cosa mai vista nella direzione opposta. L’ausilio della pandemia, coi suoi lockdown a devastare piccole aziende e lavoro autonomo, si stratifica su problemi e dinamiche precedenti. Pochi elementi per dire che quel “trapasso”, creduto certo da Schumpeter, verso una forma socialista non è assurdo e non è per forza evidente. In fondo per Schumpeter non c’era necessità di rivoluzioni dure e il capitalismo high-tech sembra un terreno fertile per le burocrazie forti.

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  1. Bravo e complimenti per l’articolo. Per me un po’ complicato e sarei quindi contento chiarirlo con te alla prossima occasione.