Alfred Schnittke. L’uomo interstiziale

VITA E OPERE DI UN GENIO MUSICALE DEL SECOLO PASSATO

Il varco verso il mondo musicale, il passaggio allo spazio sonoro del compositore russo Alfred Schnittke, si dischiude immaginando il suo ritratto in un distico di Osip Mandel’štam, poeta che lui molto amava: E nella mia voce, dopo che è stata soffocata,/ risuona la terra, come ultima arma. Una voce, un corpo, un edificio di suoni che in molti suoi segni ci sussurra. Ci si avvicina come ad un vagito, una distesa nebulosa lapilli di suono o ad un respiro nato proprio quando lo spazio si occlude. Nella lenta tensione che va sciogliendosi: si leva un mondo nel nostro udito. Cerchiamo con l’udito ogni passaggio e ritroviamo la storia di un uomo, nella titanica forma stato in terra di Rus’, quale fiore tra le infiorescenze più ardite del pensiero, raggiunto nel destino dall’empietà di chi occulta, osteggia, ostracizza. Come si parlò per la letteratura di scrittori dell’intervallo, come Makanin, della literatura promežutka, un luogo interstiziale nella storia dell’anima russa, così potremmo parlare della musica di Schnittke come di una musica interstiziale.

dentato_50pxNato a Engels nel 1934, una città di una terra di confine, la Repubblica del Volga, dove viveva una comunità tedesca ibridata al mondo russo, compie nel 1946 i suoi primi studi musicali a Vienna, ricavando una profonda impressione dalla musica di Schubert e Mozart. In futuro sarà molto colpito dalla musica di Anton Von Webern, Luigi Nono e Alban Berg. Dopo il ritorno della sua famiglia in URSS nel 1948 si iscrive al Conservatorio di Mosca. Si appassiona anche alla musica di Skrjabin, allora bandita, e alla musica di Prokofiev e Shostakovich, tacciate di “formalismo”, come l’arte poetica di Anna Achmatova. Shostakovich ha modo di stingergli la mano dopo la prima esecuzione delle sue Canzoni di guerra e pace, complimentandosi per la rilevanza del suo lavoro. Dal 1961 al 1971 insegna al Conservatorio di Mosca e realizza Poema sullo spazio (gli vale l’ingresso nell’Unione dei Compositori, organo allora fondamentale di controllo ufficiale), la Sonata per violino n.1, il primo notevole Quartetto per archi, il capolavoro di musica per cinema The Glass Harmonica e la composizione orchestrale Pianissimo (dedicata a Franz Kafka), le composizioni seriali Musica per orchestra da camera Musica per piano e orchestra. Per un’opera commissionata dall’Unione dei Compositori, L’undicesimo comandamento, da mettere in scena al teatro Bolshoi, viene osteggiato dall’Unione per lo stile inclassificabile delle sue opere. Nel 1972 il Quintetto per pianoforte segna una summe del suo pensiero sonoro, dedicato alla morte della madre avvenuta poco tempo prima. Nel 1974 non gli è permesso di eseguire la sua prima sinfonia terminata pochi anni prima, gli verrà permesso solo dodici anni più tardi. Nello stesso anno mette in scena una composizione chiamata Il suono giallo, ispirata nel libretto alle opere di Vassilij Kandinskij e alle idee della antroposofia di Rudolf Steiner. Dal 1977 in avanti è il tempo di vari altri capolavori come il Concerto Grosso N.1, ampiamente acclamato in Europa. Negli anni si succedono Quartetto per archi N.2, 3 e 4,, il Balletto Sketches, il Peer Gynt. Solo nel 1987 è in grado, dopo varie vicissitudini di salute e attraverso l’atmosfera della perestrojka di poter assistere ed eseguire vari concerti delle sue composizioni in Europa e in Occidente. A Londra nel 1990 si tiene un festival in suo onore di due settimane. Per anni era stato costretto a rendere pubbliche le proprie composizioni solo attraverso il mezzo della musica cinematografica. Andato via nel 1988 dall’Agenzia Sovietica per il Diritto D’autore (VAPP), nel 1991 rifiuta il premio Lenin. Muore di un malore cardiaco nel 1998, ai suoi funerali sono moltissime le persone che vanno a porgergli un ultimo saluto.

dentato_50pxUn’opera musicale è per Schnittke un’opera di segmentazione ed intensificazione del tempo. La consapevolezza fisiologica e spirituale che egli ha di questo dato spiazza nella forza delle sue ideazioni: in singole note nel vuoto del silenzio, in un clavicembalo dal suono come di cristallo dentro la durata dilatatissima di un bordone d’orchestra. Tempi rifrangenti uno dentro l’altro. Entrare nella modalità in cui il tempo mostra la sua tessitura, mostra il suo arruncigliarsi e dilatarsi. Come egli dice: “Un fatto che continua a colpirmi ricavandone una forte impressione, come un costante accrescimento, è la sensazione che una stessa quantità di tempo vari nella sua durata. Ora mi pare di avere acquisito l’abilità di valutare singoli fenomeni non solo da come essi sono legati insieme, ma da come essi si stagliano separatamente. Ciò dilata l’esperienza di ogni secondo. Non percepisco che ogni secondo sia un momentaneo granello di sabbia. Si tratta di un segmento di tempo, qualcosa in se stesso.” Allo stesso tempo, le forme storiche della musica vengono annullandosi e ricreandosi. L’uso della citazione da altri compositori nei suoi componimenti non tragga in inganno. Spesso si è parlato del suo stile come di polistilismo, una forma in cui parodia e tragico sono fatalmente congiunte, come il passato compresente in più tempi e frammenti. Ma non si pensi all’opera di un attento glossatore dell’opera altrui in un’epoca terminale.

dentato_50pxEgli è perfettamente consapevole di quel che chiama “pericolo della cristallizzazione”, il vizio per cui una forma si mortifica nella sua identità. Ciò vale non solo per il creare, ma per il vivere. Egli stesso medita su questo continuo muoversi senza cristallizzarsi, nel simultaneo: “Nel nostro tempo c’è anche una differente concezione dello spazio: in tre ore uno può praticamente raggiungere qualsiasi punto della superficie globale. Ma, di contro al carattere estremamente dinamico del ventesimo secolo – la sua rotta verso il futuro – nei tempi recenti nelle arti, specialmente nella musica, v’è stato un crescente sorgere di interesse verso il passato”.

dentato_50pxEntrando in contatto col lavoro creativo dei nostri distanti predecessori, di sette secoli, o di un migliaio di anni, noi abbiamo un differente senso del tempo, un tempo come una linea ininterrotta, quasi come un “accordo simultaneo”. Un accordo simultaneo che nel respiro ampio dello stile giunge a noi, meravigliati dall’ascolto della sua opera, giunti alle soglie di un mondo sonoro inaudito.

 

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