Come fossero a Cinecittà

Improvvisazione, dilettantismi, caos: ecco perché con questo governo finto non usciremo mai dall’emergenza

Roberto Speranza, il ministro della Salute, ci aveva spiegato questa estate – didascalico e pignolo come sa essere un giovane vecchio per vocazione – che la fase due sarebbe stata quella delle tre T: tamponi, tracciamenti e trattamento. La fase due invece sarà quella del coprifuoco a mezzanotte e di un nuovo lockdown (per ora frammentato a pezzi di territorio e ad arbitrio di governatori e a segmenti di attività commerciali).

dentato_50pxE se non fosse stato per l’intervento del Quirinale e la resistenza delle stesse forze dell’ordine la seconda ondata del Covid sarebbe stata segnata anche dalla polizia nelle case degli italiani a sciogliere feste private, segnalate da vicini intanto evoluti a delatori.

dentato_50pxLe tre T si sono dunque rivelate una farsa. I tamponi sono di più della scorsa primavera certo, ma semplicemente perché allora non si facevano. Per quanto riguarda i tracciamenti invece siamo al disastro. Ad ammetterlo è lo stesso Walter Ricciardi, il consigliere del ministro della Salute: “Le Asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. Né manualmente, con le interviste ai positivi al virus sui loro contatti, né tecnologicamente, con l’app Immuni”. Un fallimento. Come l’implementazione delle terapie intensive e l’assunzione di personale medico di cui il governo parla da mesi annunciando solo parole.

dentato_50pxL’unica cosa di cui è capace l’esecutivo Conte è riattualizzare il metodo grossolano di chiusure generalizzate e polizia per le strade a imporre misure razionali come gli scongiuri. Una prassi grottesca e però più rapida e facile della pianificazione scientifica di interventi che avrebbe dovuto impegnare il governo da questa estate sul fronte di prevenzione e trasporti. Ora invece si torna a investire sulla paura, enfatizzando il numero dei contagi in rialzo – dovuto ai maggiori tamponi – ma tacendo quello dei guariti e omettendo di dire che il tasso di mortalità è crollato. E si ritorna alla criminalizzazione generica degli italiani: le movide, l’uso disinvolto delle mascherine, “le vacanze troppo allegre” come è arrivato a dire un virologo televisivo, tacendo della situazione spaventosa dei trasporti pubblici. Una specie di caccia alle streghe sgangherata, su cui soffiano propagandisti se possibile più improbabili dei propagandati. La realtà è che il governo è nel caos e che la sua premiership è in crisi di identità, priva di ogni prospettiva che non sia la navigazione a vista. Per questo l’inquilino di Palazzo Chigi non resiste alla tentazione di cavalcare l’onda del Covid, cercando di nuovo di capitalizzare la paura degli italiani.

dentato_50pxTuttavia Conte può dire quello che vuole – e lo ha appena fatto nella prima delle sue dirette tv – ma non potrà più raccontare la favola bella che l’epidemia ha preso il governo alle spalle e di sorpresa, tanto da essere sottovalutata e non riconosciuta. Dalla scorsa primavera sono passati mesi, riempiti solo da propaganda e progetti deliranti: i banchi a rotelle per le scuole, i corridoi turistici con la Cina, i bonus vacanze, il ristoro di stato per i nonni che accudiscono i nipoti, le sciarade di Speranza sulle tre T e altre amenità di cui non mette conto nemmeno più parlare.

dentato_50pxLa tragedia della pandemia e della crisi sistemica – politica, economica, culturale – dentro cui sta precipitando il paese, è accompagnata dalla comicità oggettiva di personaggi improbabili al governo del paese. S’aggirano per i palazzi istituzionali come fossero a Cinecittà, euforici come comparse appena scritturate, confusi su cosa sia più realtà o finzione. Una farsa e insieme una tragedia.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *