Il mistero di Roma

Tra profezie e segni. Nel destino imperscrutabile della città eterna

È ben conosciuta la predizione attribuita a Beda il Venerabile, Dottore della Chiesa, che così recita: “Finché rimarrà in piedi il Colosseo anche Roma durerà. Quando il Colosseo cadrà anche Roma cadrà e quando Roma cadrà il mondo finirà”. Un analogo vaticinio sulla fine dell’Urbe venne a suo tempo diffuso da Tertulliano, ma ricordiamo anche le cinquecentesche profezie di San Malachia, arcivescovo di Armagh nell’Irlanda del XII secolo e, ca va sans dire, l’intramontabile opera occulta di quel Michel De Nostredame, meglio noto ai più come Nostradamus.

dentato_50pxIn effetti Roma sorge su una profezia, quella che riguarda i due gemelli sacri e così il suo destino non può che essere per sempre legato alle previsioni degli aruspici, dei veggenti e anche dei mistici cristiani, essendo la Città – non a caso chiamata eterna – il vero Cuore del Mondo. Eppure l’Urbe è sopravvissuta a millenni di devastazioni, sempre risorta come la Fenice che ritorna a Eliopolis ogni cinque secoli per ardere sulla propria pira funebre e dalla stessa fiamma uscire rinnovata. Incursioni, saccheggi atroci, abbandoni e ritorni hanno visto le sue case, ma ancor più le sue vestigia, sino ai nostri giorni. Allora cosa cerchiamo in questa città dal recondito nome inverso che è “Amor”, acrostico misteriosofico di un Auctor Mundi Omnipotens Rex? Perché anche adesso tutti vogliono possedere l’ingovernabile città di Roma? Quell’agglomerato urbano che si estende verso l’orizzonte in un cerchio e contemporaneamente verso l’abisso sottostante, posto esattamente sulla terra tra il Cielo e l’Inferno.

dentato_50pxSa ancora oggi qualcuno del “Popolo de gatti” che giunsero come divinità dalle nere terre d’Egitto, ancor prima che la città ospitasse più giudei di quanti ne vivessero a Gerusalemme? Qualcuno ancora ricorda che con le legioni romane giunsero Dei misteriosi dai culti inesplicabili e le Manticore e i Draghi e le Cocatrici si fecero profonde tane nel sottosuolo?

dentato_50pxRoma, la città dove il Diavolo è più a casa di ogni altra, dove spettri e fantasime ancora vagano per le strade e per le piazze, e a volte spiriti benevoli, ancorché morti di morte violenta, danno ai passanti attoniti suggestioni per i numeri vincenti da giocare. Perché tutti vogliono questa Roma, che è un riverbero sbiadito ma ancora corrusco, dell’aura stagione del Rinascimento e dei suoi papi sensuali e armati d’acciaio? O forse esiste ancora il ricordo di una città con più cortigiane e meretrici che abitanti, alle quali venivano fatti funerali solenni con il Concistoro al gran completo.

dentato_50pxRoma, un’opulenta matrona di mezza età, dalle carni ancora floride e piacenti, sapiente e accogliente come un’amante che ha visto appassire e sbocciare i fiori di troppe primavere, stanca, svogliata, annoiata ma ridente nonostante tutto. Una Bocca della Verità, il chiusino d’un dio silvestre abitato da un antico démone oggi tace, così come stanno zitte quelle statue parlanti capeggiate dal sarcastico Pasquino e da Madonna Lucrezia e intanto tre bari, cialtroni e farabutti, si giocano ai dadi e a zecchinetta le sue vesti purpuree da papessa.

dentato_50pxHanno gettato Roma nel silenzio, o forse peggio, in un perenne brusio di fondo costituito da vanità e vuote parole, da promesse che non saranno mai mantenute in una trama fitta d’inganni che non hanno né domani né futuro, ma soltanto la vanagloria dell’adesso. Eppure il Bambino dell’Aracoeli ancora, sebbene nascosto, alza la propria mano benedicente su quella scalinata lungo la quali si narra, un giorno non lontano, l’Anticristo discendente incontrerà il Cristo Giudice che sale i gradini ad ampi passi. Intanto che attendiamo la pienezza dei tempi, che il crepuscolo d’un lungo inverno si avvicini, molto succede sotto i nostri occhi e a chi sa come e dove ben guardare, non possono non apparire evidenti quei segni, simboli manifesti, della fine di un ciclo. Vedremo i cavalli dei cosacchi abbeverarsi alle fontane di San Pietro? I Due papi già li abbiamo, ma Dio si sa ama giocare a carte coperte e si diverte con gli uomini a nascondere la trama misteriosa del suo immenso, imperscrutabile arazzo, lasciandoci l’arbitrio di decidere la nostra stessa fortuna.

dentato_50px“Giunti siam a Roma santa” cantavano i pellegrini in vista delle mura Aureliane, secoli addietro e intanto la notte del 24 giugno, San Giovanni, nella piazza del Laterano, lo spettro di Salomè andava in cerca della testa del Battista.

dentato_50pxQuesta è Roma, e nessuno mai se non sa leggere i segni del cielo, la potrà comprendere e dunque reggere, ma lei sì vivrà, pulsando, splendendo, ancora per molto tempo al centro del Mondo con l’Arcangelo che ringuaina la grande spada per tutti noi, dandoci finalmente Pace.

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  1. io citerei anche la predizione sulla doratura della statua di Marco Aurelio; considerando una simbologia attribuibile alla figura di Marco Aurelio (tralasciando il condottiero, ma considerando quel pensiero filosofico teso alla valorizzazione dell’ intelletto e della realtà interiore propria del SÉ, in contrapposizione alla logica acquisitiva ed individualistica dell’io ) ed alla simbologia alchemica dell’oro