NELL'IMMAGINE PRINCIPALE: NICOLAS LANCRET. LE QUATTRO ETA' DELL'UOMO: INFANZIA
Hans Carossa. 1912

NELL’IMMAGINE PRINCIPALE: NICOLAS LANCRET. LE QUATTRO ETA’ DELL’UOMO: INFANZIA

Carezzare la tigre

Hans Carossa. Medico e poeta sotto il segno di Goethe

Leggere Hans Carossa e Guide e compagni, un vecchio libro tradotto per la Medusa Mondadori nel 1935, è un atto salutare. Salutare perché nel tempo della forzatura dello spazio, nella percezione che il tempo sia una scala di accelerazione del disastro, paventato o incombente, ci invita a mantenere il regno dell’anima, in un libro di memorie di vita, di incontri, di guerra e di ricerca. Un regno dell’anima non distaccato e da serbare come una riserva segreta, ma che va profuso in azioni e segni sulle cose e le vite dell’uomo. Alcune pagine di questo libro sprigionano ancora intatte la forza delle singole età di un uomo come età del mondo.

dentato_50pxCarossa, medico e poeta, nato a Bad Tölz nel 1878, morto a Rittsteig nel 1956, è sorretto in tutta la sua vita dall’astro di Goethe, dopo la folgorazione avvenuta al quindicesimo anno di età dalla lettura del Faust. Sodale di Mann, Zweig e Hoffmannsthal, ha una naturale disposizione di ordire le cose della vita quotidiana in autentica esperienza spirituale. Una sorta di senso innato della meraviglia frammista ai minimi dati del mondo.

dentato_50pxUn passo rimane capitale, all’attacco del libro: indelebile è come ci narri di quando da bambino volle essere l’imperatore Luigi II da poco morto, con tanto di editto vergato con una castagna d’India su un muro, scatenando le ire dei genitori per la bravata, poiché dichiarava anche la pena capitale per ogni diserzione. Un ricordo che egli ha serbato per tutta la sua vita, incosciente ma anche naturale disposizione ad una fantasia sovrana delle cose. Prezioso il ricordo del suono della campana nel villaggio della sua infanzia, appena costruita coi sacrifici di un intero borgo e fondata sul dono di ogni singola parte della comunità. O, ancora, di come egli apprende che raccogliere humus da vecchi alberi putrescenti serva a coltivare poi fiori rari. La formazione del medico, eredità del proprio padre, farmacista esperto di malattie polmonari, lo getta dalla giovinezza piena di umori poetici al duro confronto quotidiano con le vite evanescenti. Una iniziazione pari a quella della poesia quella con la malattia come orizzonte quotidiano: vite che accettano il passo inesorabile del proprio passaggio, che rimangono ognuna nella memoria di chi la cura. Esperienze di una autentica comunità d’uomini, viste da una prospettiva che non si priva mai dell’indirizzo verticale delle cose così come di un afflato tutto dentro il dolore della storia.

dentato_50pxNe fanno fede gli splendidi ritratti di George e Rilke, entrambi incontrati, che rivelano quasi per paradosso, come una vocazione celeste possa essere un indizio quotidiano prezioso. Carossa ci dice di come non abbia mai sentito il pericolo della Patria, del tempo storico di guerra, di tensione e infrangimento del mondo come nel caso delle parole di George che recita una poesia. Egli presentiva l’aria nefasta del suo tempo, proprio per questo si prodigava con la giovinezza come età aurea del mondo, per impartire la sua visione di una missione spirituale collettiva. Ci narra di come il poeta sapeva vedere il destino politico nella sua integrità di cose degli uomini, completamente avulso dall’aura mitologico-esoterica che ne ha fatto la leggenda.

dentato_50pxNel caso di Rainer Maria Rilke, egli ci mostra tutto il lato del duro e faticoso artigianato del verso, di come il poeta con parole ellittiche narra del suo mestiere. Un’opera tutta intrisa sotto l’egida della fatica. Per Carossa è importante sottolineare come non si trattasse solo di saper scrivere o di fregiarsi delle migliori opere e spiriti dell’epoca, quanto di saper scavare nello sguardo sino al fondo dell’anima. Rilke meditava su una scienza essenzializzata dello sguardo, questo ci suggerisce Carossa, ascoltando il poeta. Inseguire la daimonia e conciliarla nella luce della realtà trasfigurata, come nel Faust.

dentato_50pxL’esperienza di guerra del secondo conflitto sul fronte rumeno viene descritta con immensa partecipazione. I ritratti umani, integrali, hanno una naturale forza descrittiva senza sfociare in un’epica stentorea o a sfondo pietistico. Sono ritratti di tenenti e sergenti, come nel caso del Sergente Raab con cui Carossa era in servizio sul fronte. Quel Sergente, uomo di poche parole, che esprimeva estremo rigore e riservatezza sarà un raro sostegno nei momenti della maggiore difficoltà di trincea. Sorprende per la forza il sacrificio di un sacerdote, padre Mayer, nel dare la benedizione ai soldati venendo ferito sotto l’incedere dei bombardamenti, ci ricordano come le azioni debbano denudarsi della loro patina circostanziale per rendersi gesti che incidono l’anima e la memoria. L’incontro coi soldati russi viene ritratto da Carossa da una iniziale rigidità militare al paradossale “rischio di fratellanza” che perde il conflitto nel dialogo amicale. Egli riconosce la peculiarità bambina del tipo russo, rimanendo affascinato da quella strana eco orientale, mentre attraverso un valico volge i propri occhi verso i Carpazi.

dentato_50pxUn monito di Hoffmansthal è fondamentale, sempre memore in Carossa. Gli uomini liberi si librano sull’epoca senza che l’epoca si libri su di loro. Nelle vie di questi uomini si possono scorgere le rifrangenze dell’anima di ognuno, essi non pretendono l’eccezionale o lo istituiscono, lo incamerano vivendolo. Esse si congiungono al dato umano senza per questo esaurirvisi. Il poeta medico rimemora nei suoi compiti:

dentato_50px“La vita non rifluisce mai a ritroso, verso antiche rive, se anche per l’avvenire avessi dovuto compiere lo stesso lavoro, esso non avrebbe più avuto lo stesso significato. Circa i miei sforzi poetici, avevo ora chiara certezza che tanto meglio mi poteva riuscir qualcosa quanto più spontanea era la mia sommissione alla sorte generale degli uomini, quanto minore il mio desiderio di un destino eccezionale.”

dentato_50pxCarossa diceva della vita del bambino che essa è in grado di carezzare la tigre o abbracciare la fiamma, senza che il segno di un antico divieto faccia il suo corso. Salutare mantenere in ciò che ora vive questo pensiero.

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