La vera Resistenza è sorridere

Banzai, un libro d’immagini sulla commedia umana del potere

Dalle vicende tragicomiche di Gianfranco Fini allo stato d’emergenza sine die proclamato da Giuseppe Conte sono passati dieci anni; due lustri di grandi cambiamenti e sconvolgimenti sulla scena italiana (e non solo). Dieci anni sono appena due lustri tuttavia si ha l’impressione che questo decennio più che un arco temporale storico abbia costituito una specie di stargate, il portale per un salto quantico dimensionale.

dentato_50pxPer capire meglio quanto stiamo dicendo, anche per vederlo disegnato, è utile leggere un libro uscito or ora per i tipi della Giubilei Regnani che si chiama “Banzai” e che condensa dieci anni di vignette e articoli di satira del direttore del Candido Alessio Di Mauro. E’ un bel libro, divertente e insieme amaro, un libro di satira sicuramente ma soprattutto è un libro sulla storia in immagini del nostro paese, sui cambiamenti del costume e della mentalità che sono avvenuti e che hanno non solo modificato ma sconvolto lo stato di percezione collettivo e il senso comune italiano (e non solo). Insomma per capirsi: tra le vignette del gennaio 2010 ce n’è una straordinaria in cui l’allora leader di An Gianfranco Fini, seduto in poltrona a leggere Repubblica – il quotidiano che lo aveva adottato come utile idiota per sfasciare il centrodestra – dice: “Chiamateci repubblichini”. Un’immagine straordinaria che ritrae perfettamente l’esito grottesco e parodistico d’una storia, quella della destra italiana, che ebbe in Fini il suo esecutore testamentario.

dentato_50pxEppure, malgrado tutto, Fini – come Casini, D’Alema e persino Angelino Alfano – erano l’ultimo anello d’una lunga storia, erano ancora nella dimensione razionale della storia. Tra le vignette del 2020 c’è invece un Giuseppe Conte intubato in un letto d’ospedale e un medico che sotto la dida “Stato d’emergenza” dice: “Proroghiamolo fino al 31 dicembre, presto, lo stiamo perdendo”. Dove il riferimento è appunto all’emergenza Covid gestita dal governo Conte-Casalino. Ecco il salto dimensionale: quelli che ancora dieci anni fa erano un ex partecipante al Grande fratello e un avvocato fotogenico della provincia di Foggia sono oggi i capi del governo. Il che vuol dire che abbiamo attraversato senza accorgercene quel meridiano invisibile che ci ha portato da una realtà grottesca e decadente – la vicende di Fini come quelle di D’Alema, Casini o Berlusconi – ma appunto ancora legate a un principio di realtà, a una storia e a una tradizione politica – alla surrealtà di questi anni. Un mondo dove Vito Crimi è a capo di un partito, Gigi Di Maio è ministro degli Esteri, Rocco Casalino l’eminenza grigia del governo e Chiara Ferragni un’intellettuale antifascista. Scherzando si potrebbe dire che riuscire a fare satira oggi è il mestiere più impossibile del mondo, perché che satira vuoi fare, quale realtà vuoi caricaturizzare quando è la realtà stessa ad aver scavalcato la satira? Quando è diventato evidente a tutti che un politico in televisione è più ridicolo della sua caricatura il Bagaglino, per dire, ha dovuto chiudere i battenti. E così tante riviste di satira che si sono ritrovate come un venditore di frigoriferi su cui è piombata addosso la glaciazione del continente in cui vive.

dentato_50pxEcco, Alessio di Mauro alla glaciazione non s’è mai arreso e ha continuato a disegnare, con un tratto straordinario e inconfondibile, le sue vignette; a scovare il tic, il particolare, l’idea che riuscivano e riescono ancora a pittare l’anima del soggetto scelto, a smascherarne il residuo di menzogna, di mistificazione, d’ombra su cui media mainstream e politicamente corretto non osano sollevare il velo e anzi a cui forniscono una copertura (prima naturalmente di gettarli nell’immondezzaio della cronaca e della storia quando la loro fortuna giunge al termine). Va poi detta un’altra cosa del lavoro di Di Mauro. Le sue vignette, le sue gag non si riducono mai a riti voodo. Una pratica in voga tra autori satirici che attingono ispirazione dall’odio così trasformandosi in satiri cattivi, cetriolini sott’odio. In Di Mauro c’è un tratto di pietas anche per il bersaglio scelto, che appare, malgrado il potere, sempre per quello che è e che tutti in fondo siamo, un povero disgraziato che si dà un tono nel mondo e che ha paura del mistero della vita e della morte.

dentato_50pxUn’ultima cosa: Di Mauro non è un autore ascrivibile alla sinistra – non ha i riflessi, i tic, le manie, la formazione di quel mondo – ma non è ascrivibile nemmeno alla cosiddetta destra – per quanto queste categorie vogliano ancora dire e significare qualcosa. Alla destra Alessio non ha mai risparmiato la messa in scena dei suoi relativi tic, i tabù, le manie e lo ha fatto sapendo bene che quello destrorso è un mondo che non gradisce pensieri critici, generalmente incapace di ridere di se stesso e anzi persuaso di declamare una frase storica anche quando chiede un caffè al bar. Ottenendo così l’effetto di farsi ridere in faccia da chi trova irresistibile chi è involontariamente comico. Ecco in questo grado zero della politica, della cultura, del costume italiano Alessio Di Mauro, da anarca conseguente, continua a praticare come un’officiante la liturgia della goliardia e dell’ironia. Un lavoro che ci ricorda come sempre noi siamo nel teatro grande e tragico della commedia umana.

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