Noi robot

L’atmosfera di questi giorni è permeata dal sentore di un inizio, che è in realtà l’incombere di una ripetizione: il mondo sulla soglia del serramento. Si gioca a scommettere sulla cadenza con cui l’editto del sovrano giungerà mentre la casa assume fattezze di caverna o retrovia.  “La casetta s’inspelonca” diceva il grande poeta Clemente Rebora. La vita sembra volgersi altrove, le azioni si tramutano in referti, che a loro volta divengono cumulo di inazione, paralisi della volontà. Si vagheggiano, nella fantasia del dominio, zone di sicurezza oggettiva in cui ogni azione si tramuta nel suo surrogato, in cui il surrogato è la stessa forma della necessità. Surrogare è già nella seconda natura che ora è qui. Nell’indistiguibilità tra salvezza e controllo, quest’ultimo ha fagocitato con la sua stessa imposizione la radice della motivazione, l’intenzione di essere nel mondo. Ogni dato della vita non sembra sottrarsi da questa proceduralizzazione delle abitudini. Un filtro che naturalizza l’asettico incombere della restrizione. Lo scenario della vita è marchiato dal timbro della macchinalità. Non ci occorre il mondo parallelo della fantasia per darci la chiave di un mondo che viene. La macchinazione ha cuore e coscienza vigile, a cui una parte di noi si prostra. Felice del suo sacrificio, felice che la macchina offra la disposizione della propria passiva auscultazione della fine. La vita della macchina coincide con l’orizzonte della vita urbana. L’ologramma diventa simulacro del reale, eufemisticamente denominato “sacrificio per l’unità e la sicurezza”. L’umanità indebolita accetta come manna la sostituzione di strati del vivere che la macchina offre, in quanto impianto di conformazione. Recidendo la possibilità stessa di pensare l’apertura, di pensare che uno spiraglio possa contenere la qualità stessa del nostro pneuma. Lo spazio e il respiro come morsa dell’aria, ciò che irrora lo spazio in noi, non sono criteri opzionali. Il macchinico non riprodurrà mai un sospiro, non conosce la gravità degli organi, è fuori dai suoi schemi la sorpresa umana.

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