E' il Ristorante più grande in Asia e il ristorante cinese più grande al mondo (circa 5000 posti). Nell'immagine sono visibili gli interni, nell' immagine principale una fotografia degli esterni
Ristorante Xihulou, città di Changsha

E’ il Ristorante più grande in Asia e il ristorante cinese più grande al mondo (circa 5000 posti). Nell’immagine sono visibili gli interni, nell’ immagine principale una fotografia degli esterni

La dieta cinese

Dalla fame all’obesità. La Cina del credito sociale

Mangiare al ristorante è una delle semplici gioie della vita che la quarantena e i divieti sommari di ogni forma di interazione sociale minacciano. Entrare al ristorante, leggere velocemente il menu con occhio da intenditore per poi ordinare ciò che già la mattina si desiderava mangiare è una delle piccole cerimonie su cui la vita si basa. Una cerimonia rassicurante, che si protrae immutabile generazione dopo generazione. Senza parlare poi della trepidazione che si prova quando il piatto fumante e ricolmo di leccornie lascia le mani del cameriere per poggiarsi davanti a noi. È un momento di pura soddisfazione: sapere di aver fatto la scelta giusta e di poter gioire e congratularsi del proprio buongusto. Che rimanga qualcosa sul piatto è parte del gioco. Un po’ di spaghetti, o di verdura, o un pezzo di carne. Non certo elegante, ma prevedibile. Com’è poi prevedibile la domanda del cameriere, che con sguardo un po’ rattristato da maestra dell’elementari che sopprime l’impulso al rimprovero, chiede se possa sparecchiare. La risposta del commensale è spesso accompagnata da una velata vergogna per la propria ingordigia che lo ha spinto ad ordinare più di quanto fosse necessario. Così, dopo questa breve Schadenfreude, il tavolo viene sparecchiato e le necessarie preparazioni vengono fatte per la ripetizione del rituale con un nuovo commensale.

dentato_50pxQuesto non è purtroppo più il rituale se si ordina al ristorante in Cina: sprecare il cibo nel Regno di Mezzo è da agosto di quest’anno punibile con multe e con la riduzione nel punteggio del proprio credito sociale (un controverso sistema di punteggio che può determinare le prospettive sociali ed economiche di ogni cittadino). Come parte della campagna “Piatto Pulito”, il governo cinese vuole ridurre lo spreco di cibo costringendo i propri cittadini ad ordinare di meno. Una questione spinosa in Cina, una nazione con un forte senso della commensalità dove un piatto pulito viene spesso interpretato come un rimprovero al padrone di casa per aver servito poco cibo, e dove è dunque abitudine ordinare più del necessario. Che la campagna abbia degli obbiettivi ammirevoli è indubitabile: sprecare cibo non è né lodevole né ammirabile. La Cina spreca circa 18 milioni di tonnellate di cibo all’anno – una quantità sufficiente a sfamare dalle 30 alle 50 milioni di persone all’anno. Per giunta, il celeste impero sta combattendo una ulteriore epidemia dopo quella del Covid-19 (tra l’altro oramai estirpato in Cina grazie al potere totalitario del Partito): quella dell’obesità. Secondo proiezioni statistiche, la Cina è in lizza per detronizzare gli Stati Uniti come nazione più grassa del mondo.

dentato_50pxLa Cina ha una lunga tradizione nel limitare le scelte alimentari dei propri cittadini. La storia della fame nella Cina dinastica è brutale e sanguinosa. Nell’era maoista, anni di carestia e di malgoverno hanno condotto milioni di cittadini alla morte. Durante il Grande Salto in Avanti sono innumerevoli gli innocenti morti di fatica e di stento nelle strade dei paesi e delle città cinesi. Che ora tenti di limitare lo spreco di cibo è testimonianza del successo del PPC dell’epoca postmaoista: il partito ha sollevato una intera nazione dalla povertà ed ha fornito a molti i mezzi per condurre una vita dignitosa. Da una nazione afflitta da carestie, la Cina è diventata uno stato che spreca cibo.

dentato_50pxEppure, questa campagna non può che lasciare un retrogusto amaro, non tanto per l’obbiettivo che si pone, ma per il modo in cui intende raggiungerlo. Costringere i propri cittadini ad ordinare meno al ristorante pena multe e deduzioni di punti da un orwelliano credito sociale è certo una considerevole intrusione nella libertà individuale. D’altronde, domandare che una dittatura rispetti le libertà individuali dei propri cittadini è un concetto di per sé ossimorico. E dunque, cosa ci si può aspettare da una nazione che imprigiona le minoranze etniche? Che lancia lacrimogeni su studenti che tentano di proteggere l’indipendenza di Hong Kong? Che impunita spia cittadini italiani ed europei? E che minaccia guerra con Taiwan?

dentato_50pxNei tempi di Covid-19, la Cina mira ad espandere il proprio controllo sui cittadini dettando anche quanto mangiare – che i camerieri cinesi si preparino dunque a dire addio alla Schadenfreude e si preparino invece a tenere punteggi dei propri commensali.

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