Giovanni Pico della Mirandola - Collezione del castello di Beauregard, francia
Giovanni Pico della Mirandola – Collezione del castello di Beauregard, francia

Vuol l’anima morir di viral vita?

Sulla presente crisi del Destino

Non molti giorni fa, il 17 Novembre, chi sa e ha voluto ha potuto rammemorare la morte di Giovanni Pico della Mirandola, Conte di Concordia. Memoria, quella di Giovanni Conte di Concordia, quanto mai cara ad ogni anima amante d’un pensare ed agire autenticamente liberi, d’un pensare ed agire nutriti dal nostro Io spirituale.

dentato_50pxNel celeberrimo – ma quanto inteso fin nelle sue più profonde implicazioni spirituali? –De Hominis Dignitate– preludio tragicamente mai pronunciato alle 900 Tesi per quella che sarebbe stata autentica Riforma –, pur senza usare la parola dignitas, Giovanni manifesta indelebilmente la coscienza della dignità regale che caratterizza la condizione umana, identificando quella dignità con la facoltà di orientare e plasmare autonomamente il proprio destino individuale*.

dentato_50pxL’Architetto (architectus 10) dell’Universo, il macrocosmico Artista (artifex 12) e Artigiano (opifex 17), generò noi umani, quale culmine della propria opera, dopo che tutti gli archetipi (archetipa 14) eran già stati adoperati ed i ranghi della gerarchia ontologica distribuiti (14-15). Il divino creatore, allora, non aveva più alcunché da donare che potesse essere sol degli umani proprio (nihil proprium 17). Perciò decise di donarci la possibilità di comunione d’essere (commune 17) con tutte le forme dei viventi. Quindi l’essere umano non ricevette alcuna stabile localizzazione, né una predisposizione che solo a lui fosse propria, affinché potesse, secondo il proprio desiderio e giudizio, autonomamente attingere la propria localizzazione, forma, predisposizione (18). Tutti gli altri enti hanno ricevuto una natura predeterminata, che deve vivere entro i confini di leggi prestabilite (19); tu, essere umano – così ci disse il nostro Artefice –, invece non vieni determinato da alcuna restrizione, ma puoi determinare la forma della tua natura mediante la tua libera volontà (Tu, nullis angustiis cohercitus, pro tuo arbitrio […] tibi illam [d.h. naturam] prefinies 20).

dentato_50pxL’umano fu creato né celeste né terrestre, né mortale né immortale, affinché potesse, quale libero demiurgo di se stesso, plasmarsi nella forma desiderata (tui ipsius […] plastes et fictor, in quam malueris […] formam effingas 22). Ecco perché, a partire da libera scelta e decisione, è nella condizione tanto di degenerare verso forme inferiori all’umano quanto di ri-generarsi in forme divine (23); può, insomma, essere ciò che vuole (id esse quod velit 24), poiché contiene in sé i semi di tutte le forme dell’essere (27). In altre parole: a seconda del seme che coltiverà in sé, potrà divenire vegetale, animale, celeste, angelico, Figlio di Dio, fino alla possibilità di attingere l’unione spirituale col divino Padre (28-30).

dentato_50pxNell’orizzonte di Giovanni di Concordia il centro dell’Universo (medium 21), nel quale l’essere umano è stato posto, non si rivela una condizione o un punto statico, né a che fare con un qualche tirannico dominio sulla creazione. Detto altrimenti, esso è da intendersi quale centro spirituale: centro di una sfera spirituale, che trascende spazio e tempo, e perciò conferisce all’essere umano la possibilità di percepire tutte le forme dell’essere, e con essa la facoltà di orientare liberamente il proprio destino nella direzione di una fra esse. Centro significa qui, pertanto, destino dinamico, il cui orientarsi e prender forma è creazione ed opera della libertà, senza alcuna predeterminazione. Centro significa qui, allora, generativo vuoto di una coscienza, di un io che mediante il proprio potere di libera decisione, oltre ogni modello e norma precostituiti, può scegliersi la forma del proprio rivelarsi nel mondo.

dentato_50pxIl nostro presente sembra voler imporre un’inversione di prospettiva rispetto a quanto percepito da Giovanni di Concordia. L’attuale stato d’eccezione, infatti, vorrebbe indefinitamente comprimere il fecondo vuoto, la creativa ed inesauribile apertura della sfera spirituale, dell’io che ad un tempo genera e percepisce il centro costituito dall’umano: comprimere l’io in un punto, in un atomo rappreso in se stesso, il più possibile prossimo al limite dell’essere privo di destino. Ciò avviene in nome della conservazione d’una vita intesa in un orizzonte meramente quantitativo, e dunque priva d’ogni apertura verso una qualsiasi istanza e differenziazione non solo spirituale, ma persino psichica. Tutte le opzioni destinali, allora, vengono ridotte ad un’unica, assoluta non-opzione. Riprendendo la prospettiva di Giovanni di Concordia, potremmo dire che la suddetta non-opzione consiste nella coltivazione esclusiva ed ossessiva di quella dimensione vegetativa della vita che, se assolutizzata, riduce l’umano ad una forma, appunto, vegetale. Forse oggi Pico invece di vegetale direbbe… virale!

dentato_50pxNon si tratta qui di negare, assurdamente, gli sviluppi problematici a cui può condurre l’attuale infezione. Si tratta semplicemente di constatare: per la prima volta nella storia – mi si corregga se sbaglio – è stato tentato su così vasta scala l’esperimento di sacrificare ogni impulso spirituale e psichico, ogni stimolo, reazione, sensazione, percezione, emozione, sentimento, ideale dell’individuo, così come tutte le dinamiche comunitarie – siano esse spirituali/cultuali/culturali siano esse giuridiche/politiche siano esse economiche – sull’altare della paura di morire e, dunque, di un vegetalvirale sopravvivere per il sopravvivere. In altri termini: l’attuale stato d’eccezione tende il più possibile a sospendere ogni autonoma, individuale formatività destinale, ossia ogni facoltà di generare Destino da parte del singolo essere umano.

dentato_50pxLa constatazione appena formulata non ha nulla a che fare con un qualche “complottismo” o “negazionismo”. Né si tratta qui d’una qualche accusa, che rivelerebbe solo l’indebito percepirsi migliori rispetto al prossimo – nei momenti di crisi è men che mai nobile non custodire l’universale Fratellanza nutrita dal Calore e dalla Luce del nostro Io spirituale!

dentato_50pxSi tratta, qui, di una domanda semplice, rivolta almeno a tutte le persone che presumono di sentirsi integrate in un orizzonte o percorso spirituale – non importa se confessionale o meno –: indipendentemente dalla gravità di un’emergenza, si può davvero credere di trovare soluzioni autentiche se si riduce l’anima umana alle dinamiche d’una vita antidestinale? Si può, insomma, superare una crisi mediante una crisi radicale d’ogni idea ed esperienza di Destino? Coloro che risponderanno sì abbiano almeno l’onestà di proclamare: vogliam che l’anima muoia di viral vita! Chi osa decidere per Libertà ed Amore quali Destino dell’umano, comunque continuerà a nutrire Pensieri che vogliono il Bene, partoriscono il Bello, ascoltano il Vero.

dentato_50px*Cito l’orazione secondo i §§ del testo latino stampato in F. Borghesi, M. Papio, M. Riva (eds): Giovanni Pico della Mirandola, Oration on the Dignity of Man: a New Translation and Commentary, Cambridge 2012.

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