Oggi la teoria dell'economista veneto è di un'attualità dirompente
Marco Fanno

Oggi la teoria dell’economista veneto è di un’attualità dirompente

La teoria delle Fluttuazioni economiche di Marco Fanno

L’economista veneto è stato in grado di formulare una vera e propria “teoria generale”, capace di unire sia la teoria del “sovra-risparmio”, sia la teoria del “sovra-investimento

Marco Fanno fu, fra gli economisti italiani del ‘900, quello che meglio seppe inserirsi all’interno del dibattito internazionale, avendo vissuto tre fasi del tutto particolari del nostro ‘900: il periodo di Giolitti, il fascismo e, da ultimo, la fase della ricostruzione. Nacque nel 1878 a Conegliano Veneto (provincia di Treviso), da una famiglia ebraica, il padre era un commerciante, intraprese studi commerciali a Venezia e la sua carriera si articolò come docente universitario per tutta la sua vita. Subì l’umiliazione dell’epurazione per sei anni (dal 1939 al 1945), a seguito dell’introduzione delle leggi razziali che vietavano ai docenti ebrei di poter esercitare la professione.

dentato_50pxOggi Fanno appare di un’attualità dirompente, non solamente perché la sua figura di economista, del tutto peculiare, è stata la rappresentazione di un’epoca che ha visto attraversare tre periodi storici così tanto diversi fra loro, ma anche per il metodo di cui si è avvalso nell’investigare i fenomeni economici. Preme ricordare, in questa sede, il suo approccio del tutto privo da aspetti “ideologici”, in particolare per quanto concerne il dibattito che si venne a creare dopo il fascismo; ovvero: quando il capitalismo iniziava a manifestare la propria “instabilità”. Ne scaturì un dibattito serrato, difficilmente riassumibile in queste poche righe, che vide contrapporsi due fra i maggiori economisti di quel periodo: Keynes ed Hayek.

dentato_50pxPer il primo non esistono dei meccanismi automatici di riequilibrio del mercato, il risparmio supera nel suo ineluttabile processo di accumulazione gli investimenti e diviene, così, “sovra-risparmio”. Il ruolo della Politica Economica, e quindi dei Governi, deve essere quello di disincentivare questo processo di accumulazione in luogo di maggiori investimenti, così da contrastare la caduta dei prezzi, rilanciando parimenti la produzione. Hayek, invece, elabora una teoria del ciclo da “sovra-investimento”, nella quale propone un “trade-off” fra investimenti e consumo. Se per Keynes i “consumi” sono consustanziali alla ripresa della produzione e degli investimenti, per Hayek il sistema del credito corre il rischio di generare sia investimenti eccessivi, sia una quantità di moneta sovra-abbondante, dovuti al fatto che si finirebbe per finanziare investimenti superiori al risparmio esistente. Per Hayek il compito della Politica Economica, a differenza di Keynes, deve essere quello di mantenere la moneta del tutto “neutrale” all’interno di questo processo, i prezzi, rimanendo “flessibili” portano ad un equilibrio dinamico all’interno di una logica che vede il mercato come “autoregolatore” del sistema economico.

dentato_50pxFanno si mostra meno ottimista di Hayek per quanto riguarda la capacità, da parte del solo mercato, di assicurare l’equilibrio economico generale; o meglio: questo non avviene sempre. Si rende necessaria, secondo Fanno, la possibilità dell’intervento da parte dello Stato solamente al fine di indirizzare il risparmio verso investimenti di tipo produttivo, dandoci un’esemplare lezione su ciò che deve essere considerato “sostanziale” per un sistema economico.

dentato_50pxIn questa sede ci preme ricordare il testo di Fanno La teoria delle Fluttuazioni economiche del 1947, nel quale viene indicato uno straordinario indirizzo di metodo di ricerca, peraltro attualissimo. Fanno parte dall’analisi dei sistemi di produzione, della loro organizzazione, del loro andamento nel tempo, mettendoli in rapporto con le condizioni ideali alle quali dovrebbe tendere l’equilibrio macroeconomico. Se, come abbiamo visto precedentemente, nel dibattito fra Hayek e Keynes il disequilibrio al quale Fanno fa riferimento è quello che non vede l’uguaglianza fra risparmi ed investimenti, ecco che in questo testo si analizzano in modo analitico, e con ampio uso dell’elaborazione statistica dei dati, le cause del mancato equilibrio. Partendo, appunto, dai sistemi di produzione, dalla loro analisi nel tempo, Fanno si interroga analizzando le situazioni che allontanano dalla condizione di equilibrio (ovvero quelle dove i “flussi” soddisfano l’uguaglianza fra risparmi ed investimenti).

dentato_50pxL’influenza reciproca fra Hayek e Fanno è evidente; l’economista austriaco già nel 1941 in Teoria Pura del Capitale afferma che la condizione di “equilibrio” del sistema è, nella realtà empirica, un sistema ideale ed astratto al quale tendere, proponendo il concetto di “ordine” attraverso il quale ripercorrere i fenomeni empirici. Fanno, in La teoria delle Fluttuazioni economiche, compie un lavoro orientato in questo senso. All’interno di questa analisi, quindi, le condizioni di “non-equilibrio” creano degli sfasamenti intertemporali proprio nel sistema di produzione che, in presenza di shock, genera un disallineamento fra previsioni, aspettative e piani, proprio perché i processi di produzione richiedono tempo.

dentato_50pxA tal proposito riporto un grafico (immagine iniziale ndr) dove raffronto a partire dal 2000, fino ad aprile 2015, l’IP Index (che è l’indice che misura la produzione industriale nei settore estrattivo, manifatturiero e dei servizi pubblici degli USA) con l’indice S5INDEX (ovvero l’indice Standard &Poor’s 500 del settore industriale USA). Possiamo notare che l’andamento rialzista dei prezzi delle società quotate, nei periodi di recessione evidenziati durante tutto il 2001 e nel periodo 2008-2010, tende quasi sempre ad anticipare l’aumento della produzione. Anche nei periodi di crescita assistiamo a dei trend inversi, come è facilmente evincibile dal grafico sotto riportato, per tutto il 2010.

dentato_50pxNel capitolo decimo di La teoria delle fluttuazioni economiche, denominato “La posizione della Borsa dei Valori nel quadro delle Fluttuazioni Economiche”, Fanno analizza l’andamento dei prezzi dei titoli del settore industriale nella Borsa di New York, mettendoli a raffronto con il tasso di sconto e con la nascita di nuove imprese, sia nei periodi di recessione sia nei periodi di crescita. L’intento è sempre quello di offrire un metodo di analisi rigoroso, attraverso il quale andare a scandagliare le condizioni attraverso le quali si creano disequilibri economici. Le fasi ascendenti sono fasi di espansione economica, mentre quelle discendenti sono fasi di regressione; per Fanno le prime necessitano di nuove imprese e di maggiori capitali, mentre le fasi discendenti richiedono meno imprese e, comunque, imprese di minori dimensioni. Interrogandosi sul funzionamento delle economie capitaliste, Fanno ritiene che le variazioni delle attività economiche dipendano dalla prospettiva della variazione dei profitti, piuttosto che dalle variazioni attuali; così si verrebbe a spiegare il perché “l’inizio dell’aumento e l’inizio della diminuzione della creazione di società nuove precedano rispettivamente l’inizio delle fasi ascendenti e di quelle discendenti”.

dentato_50pxSarebbe, altresì, interessante comprendere le dinamiche della formazione delle inversioni dei trend dotandosi della medesima“grammatica e semantica” di Fanno, per analizzare oggi con arte da cesellatore, il rapporto fra “attività economica” e concessione del “credito”. E’ interessante notare come dal secondo trimestre del 2009 fino a tutto il 2011 vi sia stata divergenza fra concessione del credito ed andamento del PIL, così come appare di estremo interesse andare ad investigare le cause degli andamenti inversi nei periodi successivi al 2012.

dentato_50pxOggi, la vasta opera di Fanno, riporta ad interrogarci sul metodo da adottare per comprendere ed osservare i fenomeni economici, in una fase storica dove la “disoccupazione” e la “sotto-capacità produttiva” sembrano assumere caratteri di stazionarietà. La distribuzione del reddito, l’analisi delle rendite e la generazione del Profitto, la dinamica degli investimenti e la formazione del risparmio possono essere analizzati con “occhi nuovi”, costruendo un laboratorio d’analisi degli shock minuzioso e puntuale, proprio come Fanno ha magistralmente proposto.

dentato_50pxSi badi bene: Fanno è stato in grado di formulare una vera e propria “teoria generale”, capace di unire sia la teoria del “sovra-risparmio”, sia la teoria del “sovra-investimento”, partendo dal presupposto che oltre un certo limite le grandezze economiche cambiano andamento.

dentato_50pxIl ritorno a questo tipo di indagine è essenziale per comprendere cos’è sostanziale per un sistema economico: speriamo che il suo insegnamento non cada nel dimenticatoio.

dentato_50pxSUGGERIMENTI:

dentato_50pxSi raccomanda la voce a lui dedicata sul sito on-line dell’Enciclopedia Treccani, curata da Ferdinando Meacci:

dentato_50pxhttp://www.treccani.it/enciclopedia/marcofanno_(Il_Contributo_italiano_alla_storia_del_Pensiero:_Economia)/

dentato_50pxFra i suoi testi:

dentato_50pxLa moneta, le correnti monetarie ed il riordinamento della circolazione nei paesi a finanze dissestate (1907); Le banche e il mercato monetario (1913); Inflazione monetaria e corso dei cambi (1923); I trasferimenti anormali di capitali e le crisi (1935); La teoria delle fluttuazioni economiche (1947; 2a ed. 1956); Principi di scienza economica; La teoria economica della colonizzazione (1952); Scritti vari di economia e finanza (1954).

 

COMMENTA

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  1. Molto interessante, spero vederTi presto per approfondire alcuni concetti e analizzare l’ attuale situazione veneta, italiana ed europea, (Grecia) alla luce delle teorie di Fanno.
    Franceco