Cognitio Lakoffiana

Pensiero, lingua e metafora nella linguistica di George Lakoff

Dagli anni 60’ del novecento si è sviluppato un approccio allo studio della lingua, inaugurato dal celebre Noam Chomsky, conosciuto come Grammatica Generativa. Tale approccio prevedeva la costruzione di una “lingua” universale, basandosi sul fatto che l’oggetto di un costrutto grammaticale sia presente nella costituzione della frase, ovvero all’interno del verbo o di altri eventuali indicatori. La sintassi raggiungeva una sua autonomia costitutiva e fondativa, postulando lo sviluppo di linguaggi liberi dal contesto pragmatico e semantico (cioè dall’uso della lingua nei contesti concreti e dalla sua significazione). Come lo stesso Chomsky afferma nel saggio “Per uno studio trasformazionale della sintassi”: “Nè la concezione di una grammatica come inventario di elementi, né il requisito che ci sia un procedimento di scoperta per gli elementi dell’inventario sono facilmente giustificabili. Una grammatica di una lingua dovrebbe almeno offrire una caratterizzazione dell’insieme di oggetti che sono le frasi di questa lingua, cioè dovrebbe mettere in grado il suo utente di costruire una lista o una enumerazione di questi enunciati. Non è affatto chiaro come un inventario di elementi possa fornire queste informazioni”.

dentato_50pxPer Chomsky le frasi soggiacciono a due forme strutturali: superficiale e profonda. La prima costituisce la derivazione grammaticale in atto dell’ultima. La linguistica chomskyana ebbe ulteriori sviluppi e accorgimenti epistemologici volti a chiarificare e continuamente ridefinire i percorsi teorici che di lì a poco si sarebbero sviluppati in seno al gruppo di dottorandi e allievi del maestro della linguistica contemporanea. Lo studio linguistico è solo apparentemente avulso da significati politici e filosofici. E’ necessario per il comune lettore, che assimila il nome di Chomsky e i suoi allievi al genio indiscutibile del risultato “oggettivo”, far chiarezza sulla discutibile impostazione epistemologica e sulle conseguenze filosofiche e sociali di questo tipo di linguistica. Va ricordato infatti lo sviluppo immenso che la grammatica generativa ha dato allo studio dei linguaggi naturali e formali e del loro rapporto.

dentato_50pxTale studio ha un importante ruolo nello sviluppo dei linguaggi di programmazione, degli algoritmi e delle automazioni legate all’intelligenza artificiale e l’informatica. Questi risultati indiscutibili non giustificano comunque il non prestare attenzione ad eventuali rischi legati agli studi linguistici. E dove è percepibile tale rischio? La distinzione chomskyana tra struttura superficiale e struttura profonda, permette di chiarire una fallacia che darà origine allo studio della semantica in ottica cognitivista. Infatti Chomsky, includendo la sintassi nella teoria ricorsiva delle funzioni, dove lo studio algoritmico dei simboli è slegato dalla loro interpretazione e da ogni percezione psicologica, permise così un distacco dal discorso veritativo legato alla logica di Frege, connessa alla semantica tradizionalmente intesa. La logica classica infatti, fino a Frege incluso, non separava il significato delle parole dal loro costrutto sintattico, operazione giunta con Chomsky e proseguita dalla sua “scuola di pensiero” nel corso degli anni 70’.

dentato_50pxDa questa contraddizione si sviluppò lo studio del suo allievo George Lakoff e una diatriba interna alla materia nota come “Linguistic Wars”. Questo professore di Berkeley, collegandosi allo studio della semantica formale tramite la quale ottenne il concetto di “soddisfacibilità”, connetté la “verità” al dato cognitivo. L’espediente metodologico in questione, ovvero la formalizzazione dei significati delle parole, tramite l’uso di teorie logico-insiemistiche, permise così al professore di Berkeley di entrare nel solco dimostrativo classico della filosofia analitica. Merito di Lakoff è quello di riportare nel terreno dello studio linguistico il concetto di “significato”, ma l’assunto cognitivista come filtro è ideologico e bisogna prestarvi particolare attenzione.

dentato_50pxLakoff non si accontenta del risultato linguistico, giunge a dichiarare nel suo paper “Philosophical Speculation and Cognitive Science” che l’intera analisi filosofica va ricostruita tenendo conto dei risultati sperimentali delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Tramite questo doppio anelito, Lakoff sembra voler sostituire lo studio filosofico allo studio della linguistica come scienza cognitiva: nel suo “Linguistic as a Cognitive Science and It’s Role in an Undergraduate Curriculum” le domande dove il suo campo di studi può fare chiarezza, costituiscono una lista di classici esempi di domande della filosofia otto-novecentesca inframezzate a possibili rese funzionali della linguistica nel sistema culturale odierno. Le teorie di questo linguista allievo di Chomsky hanno una portata molto grande nel suo campo disciplinare, con innumerevoli applicazioni. Ma secondo quale criterio? Quale aspetto dello studio cognitivo permette di avere una tale portata?

dentato_50pxLakoff è noto nel mondo della Linguistica come lo studioso delle Metafore Concettuali; dove queste ultime sono individuabili tramite il linguaggio e da esse è possibile risalire, in termini di astrazione, fino a ciò che Lakoff definisce come domini concettuali. Lakoff opta per una segmentazione e divisione insiemistica delle induzioni percettive. Lo scopo è costruire una serie di domini semantici riconducibili a strutture cognitive. Ma cosa intende egli precisamente? Lakoff introduce il concetto di “Image-Schema”: da una specifica percezione/osservazione è possibile costruire concetti astratti, attraverso degli schemi cognitivi che orientano. Il principio di selezione complessiva degli elementi è determinato dal corpo-mente secondo una logica insiemistica, mentre il loro funzionamento è meta-matematico. Lakoff infatti sposta un cardine della tradizione filosofico-analitica, dove la mathesis universalis è sostituita da una cognitio universalis. La matematica è l’output derivato da input cognitivi, che simultaneamente seleziona e ordina l’insieme dei dati conoscitivi.

dentato_50pxTali aspetti dello studio di Lakoff trovano una perfetta esemplificazione nel volume “More than Cool Reason: A Field Guide to Poetic Metaphor” dove sono presenti categorizzazioni e continue esemplificazioni riguardanti le “mappature” annesse a figure retoriche, con un focus specifico sulla Metafora: “le parole evocano degli schemi” e “le metafore mappano schemi su altri schemi”. Da questo apparente appiattimento e confuso senso della metafora, Lakoff deduce un ulteriore senso. A suo dire il fatto che “le parole stanno per il concetto che esprimono” è da intendersi come una metonimia, ovvero come una causa che si nomina nel suo stesso effetto, privando la metafora della sua capacità di apertura del senso. Lakoff riconsidera l’uso e il contesto della metafora alla prova della ratio analitica. Eppure le sue analisi mostrano, anche nelle più banali spiegazioni, l’appiattimento a cui, ad esempio, la poesia può giungere se incanalata in binari d’analisi fondati sulle funzioni logico-descrittive da Lakoff teorizzate. Propria questa analisi “empirica” dei vari collegamenti semantici assume il sapore dell’autopsia sulla poiesis, mentre per chi abbia una sufficiente sensibilità letteraria, assume il tono della banalità deduttiva. Le analisi poetiche non aggiungono nulla alla vera carica di pathos, ma anzi allontanano il lettore dalla Mimesis ideale con le visioni evocate.

dentato_50pxLakoff si ostina nel suo volume “Where Mathematics come From”, a voler mostrare l’origine strettamente cognitiva delle metafore, o perlomeno della loro comprensione. Anche in questo caso, l’intento apparentemente neutrale, camuffa una intenzionalità ben precisa. Queste Metafore basilari sono dei meccanismi derivati dall’osservazione del mondo da cui è stato dedotto il sistema matematico nella sua interezza; in quanto costante processo di astrazione metaforica che ha portato dall’aritmetica basilare alle forme più avanzate. Lakoff finisce per relegare nel campo del percettivo diversi processi matematici partendo dalle origini storiche della materia stessa; egli infatti riconosce nei primi matematici greci, e nella loro astrazione delle forme geometriche e algebriche, di stampo pitagorico-platonico, una connessione con delle essenze; Lakoff definisce questa prassi “Folk-Theory” ponendola nel “senso comune” come se fosse pura doxa. Rifiutando ogni forma trascendentale, lo studioso di Berkeley, fa notare le debolezze interne e la mancanza di riflessività nella Matematica, ovvero, non è una materia in grado di definire le proprie metodologie di apprendimento né tantomeno la presenza dei propri modelli astratti. Essa inoltre è funzionale alle prospettive di uno specifico problema e soprattutto contingente alle abilità di apprendimento di un cervello. Lakoff ritiene che vi sia una intera mitologia costruita attorno a questa materia e che vada debellata; in particolar modo la sua veridicità assoluta.

dentato_50pxSicuramente, il Prof.re di Berkeley vuole mostrare come, in questo mondo fortemente analitico, la matematica funga da collante concettuale, e conseguentemente la sua ignoranza possa addirittura portare a difficoltà sociali e politiche. Infatti l’uso del ragionamento logico comporta maggiori possibilità di successo al contrario di forme alternative come il ragionamento spaziale o quello metaforico, secondo gli stilemi del cognitivismo. Ma questo non esime la Matematica da contingenze culturali, prospettiche, spaziali che minano la sua stessa autofondazione. Tali esempi appartengono a un “Romanzo della Matematica”, dove le astrazioni, non hanno alcun senso di vero nel mondo fisico, ma costituiscono “metafore” sul mondo. Dove convergono tali metafore per Lakoff?

dentato_50pxIn una “Metafora della Riduzione Formale” dove la matematica diventa formalmente dipendente dalla teoria degli insiemi e dalla logica formale; da questi due ambiti, accettati da un punto di vista cognitivo, come interpretazioni del mondo, e non quindi come entità reali, è possibile “ricostruire” o “giustificare” i restanti sistemi. Egli infatti giunge ad una impostazione pragmatica della verità analitica, dove, a seconda dell’uso possibile e funzionale, si possono ottenere risultati certi ma senza mai azzardare ad un senso universale, dato che quest’ultimo appartiene alla scienza cognitiva. Cosa nasconde questa intera filosofia della matematica? Come detto precedentemente, una impostazione cognitivista del mondo; una weltanschauung che, camuffata da placida giustapposizione organizzativa del sapere, rifiuta in toto ogni trascendentalismo in favore di una comprensione cerebrale che non riesce a mappare le infinite vie del senso, ovvero le metafore. Nel mondo di Lakoff la metafora svanisce come ogni trascendente. Ma così facendo egli rimane intrappolato in una prigione di aporie da lui stesso congegnate.

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