Peter Redgrove

Nelle pieghe del vivere

Peter Redgrove, nacque nel 1932 a Kingston upon Thames, figlio di Gordon Redgrove, un Executive of Advertising. Da giovane fu escluso dal servizio militare nazionale per “schizofrenia”; ciò fu causato, parzialmente, dall’induzione di coma insulinici uniti a fattori di stress e condizioni psico-fisiche non ottimali. Conseguenza di tali trattamenti furono sequele di problematiche che accompagnarono Redgrove per il resto della sua esistenza. Poche note a condurci nella sua vita, anni universitari senza ottenere alcun titolo presso il Queen’s College di Cambridge, dunque alla Falmouth School of Art dove divenne insegnante. Diagnosi quale Schizofrenico poi commutata in Disturbo della Personalità (Borderline). Dettagli di un fondo oscuro da cui lo sguardo del poeta germina.

dentato_50pxNella giovinezza i primi componimenti poetici sono strettamente interrelati con la sua attività di giornalista scientifico. La sua avventura è una compenetrazione tra umanesimo, esoterismo e scienze naturali, rivelantesi fondamenti di poetica: la conoscenza scientifica diventa esatta nell’essenza di poesia, connubio ed accesso di visioni metafisiche. Fondatore della rivista letteraria (Delta), amico del poeta Ted Hughes mantenne con lui un lungo rapporto epistolare. Coronamento della sua carriera poetica fu la Queen’s Gold Medal for Poetry assegnatagli nel 1996. Deceduto nel 2003.

dentato_50pxL’evento dissociativo, di disturbo e distorsione della psiche all’interno della sua poesia sono il proscenio, o come una una sorta di chiave di violino, di diapason interno. Incuriosito dalla psicologia Junghiana, da cui lui stesso ebbe un trattamento terapeutico e un’influenza filosofica da parte dello psicoanalista post-junghiano John Layard, essa diventa, in molte occasioni, il possibile sviluppo dei suoi temi esoterici; quest’ultimi ascrivibili nelle sfere d’influenza del grande psichiatra. La problematica psichica compie il rituale di accesso ai “mondi superiori” nella poetica personale, nella sua fucina di fantasia. Eppure questa dimensione distorta non funge mai da protagonista sentimentale né si pone come spunto di riflessione, mantiene piuttosto il suo ruolo chiave di Perpetuum Mobile. Ci si ritrova quindi a contatto con elementi inspiegabili a primo avviso, che in questo poeta ricorrono continuamente; residui mnestici indistricabili dalla poiesis che orchestrano, segretamente, il complesso. Peculiari sono le sue figure onnipresenti, come il ciclo mestruale, il matriarcato, le rocce, il fango, l’acqua, i tarocchi, l’I Ching, l’alchimia, il misticismo e la religione.

dentato_50pxPeter Redgrove non si considerava portatore di una dottrina iniziatica da trasporre in versi, fuori dalla sua sensibilità, tendeva piuttosto alla naturale commistione di pensieri e visioni  che potessero stimolare la sua fervida immaginazione in una quotidianità traslata. In questo senso tali connessioni sono mitigate da una sottile ironia che permea molto spesso gli scritti, come ponendosi in una sorta di consapevole distacco dall’eccesso immaginativo. La sensibilità trova così sublimazione nelle forme del quotidiano: chiavi di accesso a conoscenze segrete o esoteriche. Il movimento è tanto di anabasi quanto di catabasi, rendendo perciò il senso della dinamica, del tutto estraniato dalla tranquillità interiore delle normali ritmiche del pensiero logico.

dentato_50pxIn Redgrove, il caos che nasce dalla maternità fisico-chimica, termina nell’estasi sensitiva. La rinuncia della sanità è presente come consapevolezza; da qui nasce un lucido pax vobiscum che lascia al lettore un immenso tesoro di sensazioni personali, trasformate dall’alchimia poetica in uno sfavillio di pietre preziose.

dentato_50pxPer offrire un esempio di questa specifica misura espressiva pubblichiamo qui alcuni estratti tradotti in lingua italiana:

dentato_50pxIl Camino di Ungaretti

dentato_50pxI. Camminiamo in cerca del fuoco di carbone e legno che illumina ogni tramonto alla taverna. Camminiamo qui nel ghiaccio della sera sotto le stelle inchiodate al cielo dal gelo e stelle di gelo sotto i piedi inchiodate alla strada. Le nostre pelli dure diventano assetate per il tepore del fuoco, come se le nostre pelli fossero bevitrici, trascinandoci come cani al pub. Come entriamo, l’aria che ci avvolge è aromatizzata e rilassata come un punch atmosferico. Lasciamo i nostri cappotti e le essenze scorrono. Leggo Ungaretti, bisognoso di una guida dal poeta.

dentato_50pxII. Iniziando questa passeggiata mi è sembrato di liberarmi dalle mie catene ghiacciate. Diventando freddo sotto le stelle martellanti, mi sono preparato per la presenza del fuoco che mi libera. Passiamo la frigida anticamera nel bar col focolare. Nella caverna di Platone c’era un fuoco che illuminava da dietro le loro teste incatenate e proiettava le ombre, che gli osservatori legati prendevano per realtà.  Ora vedo il fuoco con la mia pelle così come con i miei occhi, e capisco che il fuoco di Platone è anche questo fatto di legno nuovo e carbone antico, dovunque esso giaccia. 

dentato_50pxIII. Un fuoco reale crea una stanza reale, eppure, può anche proiettare delle ombre. Il fuoco ha le sue ombre dentro, i suoi fumi, le sue feritoie di ulteriore lucentezza, ma queste non sono il suo essere, nè possiamo vagabondare illesi attraverso le sue radianti caverne, ad eccezione del sogno. I processi del fuoco totalizzano una realtà tramite la sensazione-pensiero; questo ci è comunicato dal tocco del suo tepido odore e dalla sua vibrante atmosfera. Eppure le nostre pelli sembrano flettersi nel tocco che è quasi vista e che modula la vista. Non il fuoco. Il fuoco-nel-cuore. 

dentato_50pxIV. Le stelle sono più aguzze nel momento in cui torniamo nella strada gelata. La luna è posta in perla di sé stessa, come una perla in madre-di-perla, la quale è il curvo arco lunare del ghiaccio. Le case nella via stanno orlando con la luce, sono piene e traboccanti. Il faro ruota i suoi raggi gemelli che raggiungono l’oltremare come compassi newtoniani, come il fuoco del cartografo calibra i pericoli. 

dentato_50pxOfficina Specchio

dentato_50pxDisegno i punti lattiginosi della tua negligenza nella mia officina-specchio. Veterano di poltrone gettato all’aperto per bambini e spazzini. Da quando lei stava indossando dei guanti, abbastanza gradevoli, fino al gomito, egli le si presentò immediatamente. Effemminato, scoprì che il bagliore segreto della sua pelle nella doccia era scatenato dai guanti. Così le sue attenzioni. I capelli di lei erano di un giallo meraviglioso, come ambra che brucia lievemente. Frutto dolce come la mia salvezza. Cautamente, ho sollevato il coperchio della scatola – sete di mezz’inverno.

dentato_50pxIl Processo di Cristallizzazione

dentato_50pxIl Processo di Cristallizzazione è simboleggiato dalla costruzione della casa-tesoro da parte di due poveri lavoratori. Sono degli stracci, ma stracci puliti. Il ricco alchimista, che non ha guadagnato le sue ricchezze con l’alchimia, passeggia. Cos’è questo profumo celestiale? Esso accompagna la cristallizzazione e la formazione della fantastica lavorazione delle pietre. Ma la torre è vuota e ancora senza tetto, come un grande camino. Questo profumo è una proprietà delle rocce per l’edilizia? Bianco granito di Penryn? I suoi lavoratori che guadagnano due monete a testa, lentamente assicurano la chiave di volta, e l’asse finisce nel buio. Il fantastico odore è più forte ora. Il ricco uomo cade in ginocchio e sembra stia pregando, ma sta annusando gli assi del pavimento, immaginandosi se l’odore provenga dalle fondamenta della terra; forse un po’ di gelsomino cresce furtivo in un gruppo di crepe di luce solare che penetra nell’oscuro scantinato. I lavoratori stanno scendendo dalla loro scala, che hanno dovuto prendere in prestito per una moneta. Sono ansiosi di portarla indietro entro il calar del sole. Il ricco alchimista si getta ai loro piedi e brancola per il loro pagamento. Come il denaro passa nelle loro mani, egli capisce che il fantastico odore, che hanno conferito alla sua inutile casa-tesoro, è il sudore naturale con cui l’hanno costruita.

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