Il Carnevale di Bacco e Arianna

La festa e il ciclo del mondo. Tra terre leggendarie, simboli ed ermetismo

Il Carnevale e la Quaresima al tempo dei Medici, in Firenze come in altri luoghi d’Italia e d’Europa, sono ancora due momenti sacri della vita, che rivestono un profondo significato spirituale per la tradizione cristiana, ereditato dalle civiltà passate, nelle quali essi avevano acquisito una ugualmente rilevante valenza simbolica.

dentato_50pxNell’Occidente cristiano il periodo penitenziale chiamato Quaresima è sempre preceduto dalla celebrazione delle festività del Carnevale, parola che deriva probabilmente dalla locuzione latina carnem levare, ovvero “eliminare la carne”, indicando il ricordo del periodo successivo di astinenza dalla carne, anzi dalle carni, perché il riferimento è anche erotico e non soltanto rivolto al cibo. Infatti, il Carnevale si conclude con il Martedì grasso, giorno che precede simbolicamente proprio il Mercoledì delle Ceneri con cui ha inizio la Quaresima.

dentato_50pxNella città medicea, sotto al Marzocco e al Giglio, i giorni dediti alla “gioia sfrenata” nei quali si scatena “chi vuol esser lieto sia”, sono particolarmente sentiti, in contrapposizione alle prediche di Fra Girolamo Savonarola e dei suoi “piagnoni”. Perciò sotto il governo di Lorenzo, il Carnevale si oppone ancor più alla Quaresima, periodo di “penitenza disciplinata” dominato dal Tempo e non dallo Spazio.

dentato_50pxDurante il Carnevale infatti, è lecito ogni scherzo, gioco e divertimento, anche i più licenziosi e sfrontati sono tollerati; si assiste all’incoronazione di un “re per burla” che può essere qualcuno solitamente reietto dalla società del tempo, un giudeo o un gitano o un semplice fantoccio che, in alcuni luoghi, viene simbolicamente ucciso al termine delle feste, divenendo simbolo del passaggio dalla morte invernale alla rinascita della Primavera, dall’oscurità alla luce. Così, direttamente derivata dai Saturnali, anche nel Rinascimento, si ha la creazione del “Re del Carnevale” il quale, seppur in maniera burlesca, viene riverito come un vero e proprio sovrano, portandogli i cibi migliori e le bevande più squisite, ricchi abiti e doni; inoltre tutti gli ubbidiscono, sapendo bene che tutta la pantomima avrà un tempo determinato dal calendario lunare. I riti carnascialeschi attuano così, per un periodo delimitato, una vera e propria parodia della vita quotidiana, capovolgendo le regole e i valori che governano e ordinano la civiltà cristiana, avendo le loro dirette radici nelle festività rituali dionisiache greche e nei Saturnali romani, che consentivano una temporanea liberazione dagli obblighi sociali e dalle gerarchie, per consentire un rovesciamento dell’ordine stabilito. Un momentaneo ritorno al Caos, in un disordine rituale che prevedeva sempre, alla sua fine, un solenne atto di restaurazione e di esaltazione dell’Ordine, immutabile perché trascendente, un nuovo e perennemente ciclico “Ordo ab Chaos”.

dentato_50pxAssistiamo, in questa maniera, ancora una volta a quella forma di rigenerazione già conosciuta in tempi arcaici nel mito dell’”Eterno ritorno”, comune a molte tradizioni, che contempla una distruzione ciclica del mondo e dell’umanità in vista di una sua rinascita. Nei momenti di transizione da un ciclo all’altro, si hanno pertanto, quei i riti di purificazione orgiastici che sono tipici del Carnevale, compreso il ribaltamento dell’ordine normale.

dentato_50pxNon a caso sia l’iconografia, sia la musica e la letteratura rinascimentale, parlano spesso di una vera e propria guerra, o battaglia, che si tiene tra il Carnevale e la Quaresima, un’antitesi simbolica che come ogni simbolo ha però una ripercussione nella realtà materiale, quotidiana e tangibile.

dentato_50pxLa morte simbolica, che avviene in genere sul rogo, del “Re del Carnevale”, è anch’essa un retaggio dei Saturnali, e che conclude le cerimonie di festa è, di fatto, la conclusione di un funerale, connotato però dalle risa e da una sorta di macabro divertimento. Questa morte simbolica è la naturale transizione verso la liturgia del Mercoledì delle Ceneri. Durante il Carnevale l’uomo vive nel mitico e favoloso “Paese di Cuccagna”, ma al suo termine si ritroverà nei rigori quaresimali ammonito dal “Memento homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris” che poi è l’equivalente del profano “del doman non c’è certezza”.

dentato_50pxSino al Concilio di Trento che riformerà molti riti considerati “al limite” dell’ortodossia, oltre alla già nominata “Festa dei Folli”, esisteva l’inquietante “Festa dell’Asino”, durante la quale i religiosi del basso clero, si lasciavano andare ad atteggiamenti lubrichi e scurrili, prendendo di mira la gerarchia ecclesiastica in un ennesimo rovesciamento delle liturgie; a tal punto che, durante la sua manifestazione veniva introdotto addirittura un asino in chiesa, posto sull’altare con addosso paramenti sacerdotali e ancora la “Festa dei Folli”, si teneva nelle cattedrali e nelle chiese di Francia e, meno frequentemente, in quelle italiane e delle Fiandre, in Inghilterra ed in Germania, tra Natale e l’Epifania. Questi “folli” indossavano un copricapo dotato di lunghe orecchie, che evocava proprio la testa di un asino.

dentato_50pxTerminato il Carnevale, giungeva il periodo di penitenza della Quaresima (dal latino quadragesima dies, ovvero “quarantesimo giorno”), quaranta giorni che ricordano quelli trascorsi da Gesù nel deserto, che precedono la Pasqua con pratiche che prevedevano oltre a una preghiera più intensa, il digiuno e l’astensione dalle carni e da ogni altro piacere mondano.

dentato_50pxIl Carnevale è la rappresentazione figurata nel nostro mondo, di una terra leggendaria già nel Medio Evo e ancor più nel Rinascimento, di un posto fantastico che ha molti nomi, tra i quali, a noi quello forse più noto, è “Il Paese di Cuccagna”. Il misterioso e favoloso luogo è molto distante dall’Europa del XV secolo, e chi lo cerca deve procedere verso Occidente, in un viaggio che dura sette mesi, quattro per terra e tre per mare; o secondo altri per un tempo nettamente più breve, ma il cammino è periglioso, sebbene costellato di ostelli e osterie, tutte con buon cibo e prezzi modici. Questa strada è chiamata “dei deviati” e l’osteria è detta degli “spensierati” o, a volte, del “corno” e conduce alla frontiera della meravigliosa contrada, presidiata da armigeri che domanderanno a chi vi giunge, un lasciapassare e di prestare giuramento, davanti al locandiere, di osservare e rispettare le leggi, gli usi e i costumi del Paese.

dentato_50pxNel “Paese di Cuccagna” si deve entrare privi di denaro, dacché si entra nella terra dell’Abbondanza e della Felicità, dove gli alberi sono carichi di frutti sempre maturi che cadono direttamente nella bocca degli uomini senza dover essere colti e vi è una fontana che continuamente getta vino squisito. Ovunque vi è perenne primavera, con una lieve brezza che giunge insieme a monete d’oro e d’argento. La terra incantata è a volte un’isola, o comunque è separata dal resto del mondo da fiumi, con una grande pianura dominata da un’alta montagna di parmigiano grattugiato e sormontata a sua volta da una gigantesca pentola colma di caldi ravioli. Sul monte di formaggio poi, volano fagiani, polli, pernici e altri uccelli, mentre tutti i fiumi sono di Malvasia o di latte, con gli argini fatti di cremosa ricotta o di dolci. I laghi pullulano di pesci e le mucche danno un vitello al giorno, così come le galline depongono duecento uova ogni dì. Dalle miniere si estraggono zucchero e marzapane e le strade sono profumate dolcemente.

dentato_50pxGli edifici sono sempre aperti e hanno i muri fatti di formaggio e intonacati con la ricotta, ornati di fegatini di pollo, salsicce e mortadella. Anche nelle prigioni, le sbarre delle celle sono di formaggio, mentre i cannoni sparano non palle, ma fiaschi di vino. L’armonia e la gioia regnano ovunque, con soavi musiche e confortevoli giacigli. Si dorme e si mangia, si beve e si fa l’amore e si gioca. Lavorare è vietato.

dentato_50pxPerò, questo paese non è privo di leggi, anzi è organizzato come un regno governato da una bellissima e misteriosa regina, che però a ben guardare si rivela per ciò che realmente è: «la venerabile Poltroneria, Regina di Cuccagna», rappresentazione della Pigrizia, ossessionata dalla Gola, figlia di Appetito e d’Ignoranza, guardata da Accidia e Incostanza, sempre in presenza di Bacco e di Plutone. Immobile come una statua, questa regina ha lo sguardo vitreo, ed è nutrita da una serva.

dentato_50pxIl compito delle donne nel “Paese di Cuccagna” è godere con gli uomini e sul monte di Bacco, il palazzo di Giove è illuminato sempre dal Sole mentre Venere sta in cucina per sorvegliare la cottura dei ravioli; Marte presiede la cena, Mercurio grattugia il formaggio e Saturno soffia sul fuoco. Nel “Paese di Cuccagna” ovviamente, si assiste al “Trionfo di Carnevale” con il suo corteo, mentre va a prendere possesso del suo regno, circondato da genti ebbre e ridenti.

dentato_50pxIl soggiorno nella leggiadra contrada tuttavia è effimero e il lieto viaggiatore, ben presto, si ritrova improvvisamente nel proprio mondo fatto di fatica e quotidiano dolore.

dentato_50pxLa parola Cuccagna compare per la prima volta, in una poesia goliardica del XII secolo, nella quale si cita l’Abbas cucaniensis, mentre il racconto più antico giunto a noi sul “Paese di Cuccagna”, è francese e risale al XIII secolo: Il Fabliau di Coquaigne, ma uno dei primi testi italiani che menziona questo paese è il Decameron di Giovanni Boccaccio, in cui nella Novella VIII, esso vi compare con il nome di “Paese di Bengodi”, dove Maso racconta a Calandrino di questa meravigliosa terra che ha le viti legate a salsicce e che offre l’oca a buon prezzo e ha una montagna di parmigiano grattugiato e una pentola piena di ravioli, posta “millanta miglia” da Firenze, in contrada dei Baschi. Questa fabula sarà poi ripresa da Ludovico Ariosto che ne La Cortigiana descrive appunto il paese dove le vigne sono legate da file di salsicce. Insieme con lui, il fantastico luogo, è ricordato anche in alcuni versi del Burchiello.

dentato_50pxSul finire del Quattrocento, Alessandro da Siena lo riporta nel suo La historia nuova della città di Cuccagna. Dopo di questo per tutto il XVI secolo, le narrazioni del lontano luogo di delizie si diffondono ovunque, come nei Dialoghi stampati nel 1532 o come nella lettera di Andrea Calmo del 1547 e ancora negli scritti di Tomaso Garzoni nel 1585. Nel XV secolo dunque, il tema mitico del “Paese di Cuccagna” è ben noto anche in ambienti neoplatonici – come quello in cui si è formato Lorenzo de’ Medici -, così come l’analogo tema del “Combattimento del Carnevale contro la Quaresima”. L’apparato mitico del “Paese di Cuccagna” è interpretabile ovviamente anche secondo il pensiero esoterico dell’Ermetismo, esso infatti, tratta di un viaggio in uno spazio legato alla materia e non allo spirito e come tale è considerato deviante da qualsiasi forma di conoscenza iniziatica. Il favoloso luogo è dunque un mondo soltanto in apparenza ideale, un ritorno all’Età dell’Oro o allo stato edenico che in realtà si rivela essere un inganno per lo stolto che vi ha creduto.

dentato_50pxLa consueta lettura dei versi di Lorenzo, del “Trionfo di Bacco e Arianna” dunque, può essere trascesa interpretandoli non soltanto come semplice allegoria del carpe diem, ma come un insegnamento agli adepti basato sul simbolismo ermetico e pertanto rivolto agli altri iniziati della schola.

dentato_50pxL’invito a voler esser “lieto”, a gioire dell’hic et nunc, è un invito al riconoscere un “eterno presente”, uno stato dell’essere che porta colui che ne è consapevole, ad essere estraneo al semplice fluire del tempo, ai suoi inganni, mediante la gioia data dalla Conoscenza. Conoscenza che è frutto della ierogamia, delle nozze alchemiche di Bacco e di Arianna, della coincidentia oppositorum tra l’aspetto maschile dionisiaco e quello femminile afroditico, tra il “vino” e le “stelle”, in una fuga salvifica dal “doman” che non ha certezze perché in preda al Caos. I sacri misteri dell’estasi conoscitiva, simboleggiati da Bacco-Dioniso nella sua unione d’”amore”, erotica, con Arianna, sotto l’insegnamento delle Potenze Primigenie rappresentate da Sileno, hanno la funzione di mutare realmente nell’oro dei saggi ogni cosa al loro passaggio, nell’oro filosofale che non è quello materiale simboleggiato da Mida. E con loro, giungono trionfali gli Spiriti di Natura.

dentato_50pxL’opera alchemica di Bacco e Arianna, prevede dunque il calore del vino e del fuoco, il freddo dell’acqua e la nera terra, essi sono infatti, “l’un dell’altro ardenti”, bruciano i loro corpi e i loro spiriti nell’athanor del cuore per generare la Materia Prima. Questo perché nel mistero dell’Eros, la polarità maschile entra in contatto con il Fuoco animico che brucia come Forza di Volontà e non più come mera brama animale e nel suo incontro con la polarità femminile, esso avvampa. È perciò allora compito sublime dell’iniziato trasmutarlo in forza agente, illuminata dalla luce del pensiero divino. Da queste fiamme, posto nelle profondità dell’essere, hanno origine la poesia e l’arte, e da queste sorge anche la Conoscenza. Nel momento in cui l’adepto attinge a questo Fuoco mistico, entra nella sfera dell’immortalità, dove appunto alla Morte non è consentito entrare.

dentato_50pxLorenzo il Magnifico, come già Poliziano, invita quindi a godere del piacere d’amore come via che conduce all’Assoluto, al Divino perché il vero Amore tende alla perfezione che va ricercata nella contemplazione di Dio. Non è dunque l’esaltazione del corpo, ma piuttosto quella dell’anima, quella dell’idea. Soltanto in questo modo l’uomo, spinto dall’amore, può innalzarsi dal regno inferiore della materia a quello superiore dello Spirito.

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  1. Un percorso nelle tradizioni storiche culturali dell Europa ,di grande interesse e personalità radicata nella ricerca di un filo conduttore che metaforicamente e inevitabilmente ci porta alla riscopert a dell etica che l umanità ha perso rinunciando alla propria singolo identità ,un principio naturale come l amore che governa lo scopo della nostra esistenza traspare ormai solo dalle parole di poeti e artisti che dipingono con la speranza di ricordarci chi siamo,grazie Dalmazio.