Adriano Olivetti e il mondo di relitti

dentato_50pxNel mezzo del mondo immobile, oltre l’aria di serramento che ci attornia, preziosa è la memoria comunitaria. Rinvengo tra le pagine de Il conte di Giorgio Soavi un ritratto prezioso di Adriano Olivetti da parte di uno dei suoi più stretti collaboratori editoriali, nonché amico. Soavi scrive un romanzo sulla nascita di Comunità, in una visione organica di un altro reale, di un’altra economia, di un altro mondo. Nel romanzo la dimensione di Olivetti viene vista attraverso gli occhi del conte Alessio Donati, controparte utopica del grande imprenditore, suo alter-ego, in giochi di ombre e rimandi sottili. Ne esce il ritratto di un uomo che non temeva l’arditezza dell’idea pur nell’incombere delle difficoltà, anche nei momenti di più arduo risolvimento. L’offrire agli uomini la libertà di affermare la propria pienezza spirituale, in un ascolto mai viziato, in una generosa disposizione. Sia il ritratto a parlare: “Adriano era fuori del comune e piaceva a tutti per le sorprese e le disponibilità: non assomigliava a nessuno, meno che mai a un ricco. Perché era talmente lanciato, in mondo anche spropositato, nel progetto di reggere e proteggere tutta la condizione umana, che era forse persino troppo facile trovare il modo di farsi sentire da lui, o stargli accanto per qualche tempo e rischiararlo, anche se quelle luci erano contraffatte. C’erano venditori di fumo e ricercatori della medicina che avrebbero curato il cancro, residui di incontri passati che vedevano in lui la conferma che una speranza anche sfracellata, il brandello di una fede consunta e fallimentare trovavano asilo, biglietti di viaggio e quella specie di quiete che, soprattutto agli uomini stravaganti, viene normalmente negata. Adriano sfiorava questo mondo di relitti che arrancavano, perché a lui sembrava ingiusto non dare protezione agli originali e a coloro che erano stati poco o molto sconfitti”

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  1. Possiamo solo sperare che il fallimento totale che stiamo vivendo (della scienza, della politica, dell’economia, dell’uomo) sia la vigilia per il tempo degli Olivetti