I nomi e l’Apocalisse del nostro presente

Tutto è nominato da chiunque senza avere più il suo nome, ch’è invece pervertito, usato senza pensiero, contro senso, sciupato. Il numero delle parole sciupate, usate dagli indegni si accresce quindi in serie geometrica. Chiunque peraltro pretende comunicare, indifferente al nome intimo e vivente di quanto dice, che neppure sospetta: ha il fine di farsi capire dicendo quanto non ha capito. Il livellamento ovunque, pure in letteratura, implica questa ricerca di espressione di sé, senza mai argomento, giacché nomina dei nomi finti che recitano nemmeno più retoriche ma gerghi. E’ esemplare come ormai quale che sia incapace, privo di dignità e di vocabolario e persino di elementare sintassi, dopo qualche mese di incertezza, fatto sedere su una poltrona davanti a un video, impari a parlare, o meglio a comunicare, ovvero a dire niente con protervia ridicola ma prolifica. I politici recenti ne sono tutti l’esempio, e anche ai canzonettisti o ai divi di internet accade lo stesso. La pretesa egualitaria implica del resto che tutti parlino, pure se non hanno nome efficace per ciò che si sentono in diritto di dire. Del resto tantomeno loro hanno nome. Al più si nominano e pretendono di essere il più possibile nominati. Il difetto del Nome e dei Nomi, è la prova persa più tremenda di due delle sette chiese apocalittiche. Tuttavia la spada che esce dalla bocca di Cristo resta potenza dirimente, rivela i nomi; e le parole degli abitanti della terra si palesano allora impasto decaduto, espediente che nulla davvero nomina. Il nome implica l’Apocalisse, separa quanti ne hanno la potenza, dagli altri a cui non serve la bocca. Se non si ha nome non si può dare un nome alle cose, il proprio nome è quanto permette di essere i nomi, l’intima vita di qualunque tutto, secondo Giovanni.

COMMENTA

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  1. “Se non si ha nome non si può dare un nome alle cose”. Se non si ha la forza di dire, e pensare, “Io sono”, come si può sentire la responsabilità di ciò che si pronuncia? Dio chiese all’uomo di dargli il Nome, se l’uomo di questo tempo ha seppellito sotto le pietre dell’oblio e dell’inconcepibile il senso di questo archetipo allora forse è il momento per i forti di esserlo per sé e per gli altri sperando che basti. Che basti per interrare oggi almeno un seme della nuova socialità.

  2. Parole di verità grazie mille, mi farebbe piacere scambiare qualche idea, faccio l’avvocato da decenni ma seguo la Via del pensiero da tempo e ho modo di riscontrare sistematicamente il degrado profondo della “parola”