Tra la psiche e la calamita

Sull’intuito di Franz Mesmer, un innovatore in bilico

A Franz Anton Mesmer è capitata in sorte la sventura di essere un innovatore, sempre in bilico tra l’essere troppo prima o troppo tardi. Uomo colto e raffinatissimo nella Vienna di fine settecento, Mesmer, già dottore due volte, ottiene la laurea in medicina nel 1766. Ha una corporatura possente, una fronte spaziosa ed è curioso per natura. Amante di tutte le arti, pacato e riflessivo, è il mecenate ideale per i nuovi talenti che a Vienna cercano fortuna e possibilità di esibirsi. Il suo salotto, nel palazzo sulla Landstrasse che sembra Versailles, è uno dei più ambiti di tutta Europa. Si deve a lui la prima rappresentazione teatrale di un certo Wolfgang Amadeus Mozart: il singspiel Bastien und Bastienne.

dentato_50pxIncuriosito dalla guarigione di una donna colpita da crampi allo stomaco attraverso l’applicazione sul ventre di una calamita, il dottor Mesmer inizia a investigare sull’impiego di questa rivoluzionaria forma di energia a scopo curativo e ne diventa il principale esponente.

dentato_50pxMentre l’Europa sta conoscendo la rivoluzione industriale ed è battuta dal vento positivista che James Glaisher sfida in mongolfiera per i suoi rilievi meteorologici e che le nuove macchine a vapore contribuiscono a produrre grazie alla potenza dimensionata in Watt, Mesmer si interroga su come possano conciliarsi le alte rote con gli ingranaggi frutto dell’ingegno umano. Mesmer intuisce che quello che accade all’uomo sulla terra non può prescindere dall’ordine cosmico. Vede nel magnetismo il fluido che olea gli accoppiamenti tra il pignone e il mozzo della vita: anima e corpo.

dentato_50pxSolo che un filo di rame all’interno di un campo magnetico variabile, come avrebbe spiegato Maxwell un secolo dopo, è percorso da una corrente elettrica. Mesmer non lo sa e, pensando di curare i malati col magnetismo, prende la scossa. La tecnica e la scienza non tollerano sconfinamenti in questioni che hanno a che fare con l’anima e lo spirito. Il corpo umano è considerato un laboratorio in senso galileiano solo se lo si spoglia del soffio creatore. Va bene sul tavolo dell’anatomopatologo ma non sul lettino dell’ambulatorio quando il paziente è ancora vivo.

dentato_50pxMesmer aveva intuito che la guarigione di alcune patologie che avevano a che fare con il sistema nervoso fosse strettamente legata alla volontà del paziente di guarire. Ecco perché le tecniche innovative, statisticamente, finivano col dare i risultati migliori. Di fronte alla novità, nei pazienti si accendeva la speranza senza la quale non si guarisce. Come capita agli innovatori, Mesmer cercando le Indie finì in America. Cercando di curare le calamità del corpo con la calamita, Mesmer pose le basi alla psicoterapia.

dentato_50pxTutte le volte che abbiamo a che fare con la diagnosi di una malattia, quando il cuore si stringe e le membra sono prese da un freddo paralizzante, dobbiamo dire grazie a Mesmer che sta lì a fare da cuscinetto tra la volontà di potenza della tecnica e le facoltà spirituali dell’uomo. Tra la spersonalizzazione indotta dalla medicina moderna che progredisce per tramite di una chirurgia sempre meno invasiva e di strumentazioni diagnostiche sempre più sofisticate e l’immutabile  necessità dell’animo umano che ha bisogno di cura: conforto, speranza e senso.

dentato_50pxLa comunità scientifica del tempo non accolse le teorie di Mesmer. Lo considerava un ciarlatano, senza dirlo apertamente solo perché Mesmer curava la maggior parte dei suoi malati gratuitamente.

dentato_50pxMesmer non ebbe fortuna in vita. Ma proprio all’indomani della sua morte, l’allievo Puységur impegnato nel portare avanti le idee del maestro dimostrò come l’azione del magnetismo potesse suscitare nei pazienti il fenomeno del sonnambulismo. Il caso del contadinello Buzancy dimostrò alla comunità scientifica come tra il bianco e il nero, tra la veglia e il sonno, tra il conscio e l’inconscio esistano numerosi strati ancora inesplorati. Gli aerodinamici lo chiamerebbero lo strato limite dove sta confinata tutta la turbolenza, la casa di Reynolds e Prandtl. Dove la viscosità, come il magnetismo, di Franz Anton Mesmer olea l’accoppiamento tra il pignone e il mozzo della vita: anima e corpo.

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