La linea

La bellezza in una linea serpentina

La felicità si nutre di bellezza. La bellezza, che è questione dell’io, risponde a canoni universali. Questa l’idea di William Hogarth che al tema ha dedicato un trattatello niente male. La bellezza è l’uniformità a braccetto con la varietà. Un equilibrio di forme, colori e dimensioni. Di quei dinamismi prelogici scevri dalle sovrastrutture accumulate nel tempo. La linea secondo cui la bellezza si fa forma è per Hogarth serpentina. La linea del fuoco, dei drappeggi lungo cui scendono le vesti degli antichi. La linea armonica delle gambe degli eroi greci che gli scultori hanno saputo estrarre dal pieno dei marmi. La stessa delle modelle che ondeggiano, appunto serpentinamente, lungo le passerelle di tutto il mondo.

dentato_50pxLa linea serpentina è la forma delle onde registrate dagli oscilloscopi, è quella che dà forma al pulsare della vita misurato dagli elettrocardiogrammi. È quella linea di natura che appaga la vista che in essa si perde: il susseguirsi delle dolci colline o dei rientri dei litorali tra due promontori successivi. È serpentino il collo del cigno, serpentina è la forma dei crini del leone e la forma acquatica del delfino.

dentato_50pxLeonardo che aveva l’intuito del genio nel vedere, nelle forme, le funzionalità pratiche, aveva posto le basi alla meccanica del rotore combinando il movimento circolare con quello lineare. E cos’è la linea serpentina nel suo sviluppo tridimensionale, se non un’elica? La bellezza diventa via per il cielo, dunque, seguendo il rastremarsi delle basi – quadrate – verso un apice che è la dinamica estetica della piramide. A riprova che la bellezza tutto ingloba, serpentino è anche l’accoppiamento vite-madrevite. L’applicazione più tecnica che si può del principio caro a Hogarth. Accoppiamento, precisione, spinta, forze, energia, attrito. L’abito dell’ingegneria veste il fisico dalla mente matematica.

dentato_50pxL’uomo che procede per analisi circolarmente e per sintesi verticalmente, trova le soluzioni quasi sempre in diagonale attraverso l’intuito, miscela perfetta di analisi e sintesi. E siccome per scoprire bisogna uscire dal piano, il moto diagonale dell’intelletto si fa, appunto, serpentino. Dietro ogni scoperta c’è sempre lo zampino di quello lì, infatti. La parte di quella parte che era il Tutto e che provando a fare il male finiva col fare il bene.

dentato_50pxLinea, poi, faceva di nome il Pinocchio di Osvaldo Cavandoli che costruiva le storie che si dipanavano, giusto lungo una linea, grazie alla sua matita creatrice durante il farsi stesso del racconto. E Linea, con quella sua parlata in grammelot, che faceva il paio con la prelogicità delle forme che furono di Disney e di Chaplin, viveva le avventure ignara di quello che la matita avrebbe disegnato per lei. La Lagostina, il celebre marchio della pentola a pressione, a Linea affidò la campagna pubblicitaria perché, appunto, dove c’è un’idea di forma, c’è bellezza e anche funzionalità pratica. E non si rimane mai a pancia vuota.

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