Quali funzioni per il territorio?

L’articolazione della comunità. Seminario tenuto il 14 maggio 2021

I territori italiani nei prossimi anni necessiteranno di nuove forme organizzative. I mutamenti che irrompono, sia interni che internazionali, obbligano al ripensamento di una dimensione comunitaria in armonia con il contesto e allo stesso tempo reattiva. La storia e la cultura italiane, le esperienze amministrative concrete e la conoscenza dei sistemi locali sono solo alcuni degli elementi da integrare in una strategia efficace. 

dentato_50pxIntervengono

dentato_50pxAntonio Calafati, autore di Economie in cerca di città (Donzelli, 2009) ed ha curato Città tra sviluppo e declino. Un’agenda urbana per l’Italia (Donzelli, 2014). Il suo sito web: antonio-calafati.it; Geminello Alvi, si è occupato della comunità di Olivetti dal 1989 (Le Seduzioni Economiche di Faust, Adelphi) e nel 2019 presso la presidenza del Consiglio ha approfondito i nessi tra produttività e struttura delle città; Giampiero Lupatelli ha recentemente pubblicato Fragili e Antifragili – Territori, Economie e istituzioni al tempo del Coronavirus (Rubbettino, 2021). Da oltre 40 anni si occupa di pianificazione strategica e territoriale con particolare attenzione alle Aree Interne e Montane, operando in CAIRE; Giovanni Vetritto è Direttore generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; attivo in diverse fondazioni culturali, è autore di saggi sul governo locale.


dentato_50pxG. Alvi. Le comunità territoriali nella società italiana

dentato_50px Le ‘comunità territoriali’ sono una scala identitaria e, quindi, politica ed economica fondamentale della società italiana – lo sono state in tutta la sua storia. Le ‘comunità territoriali sono state a lungo ‘comunità comunali’, ma le ‘comunità locali sono state disgregate dallo sviluppo economico degli ultimi decenni e dalla ri-organizzazione territoriale che esso ha determinato. La necessità di ricostruire comunità territoriali alla scala trans-comunale è stato un tema latente nella cultura economica e sociale italiana, un’utopia concreta proposta e ri-proposta: in Olivetti, in Fuà, in Becattini, in Miglio …tra i geografi (Gambi) e i giuristi (Giannini). La ricostruzione di comunità territoriali è stata vista e proposta come un’esigenza coerente con i caratteri profondi della società italiana. La dimensione ‘utopica’ è nella radicalità delle scelte che devono essere fatte per ricostruire le nuove comunità territoriali, nella profondità delle motivazioni; la dimensione ‘concreta’ è nella necessità di farlo, nella consapevolezza che l’Italia ne ha bisogno.

dentato_50pxG. Vetritto. Il disegno/ridisegno istituzionale delle comunità territoriali: la prospettiva dello Stato

dentato_50pxLa storia politica italiana dagli anni Cinquanta ci restituisce un insieme di cambiamenti meta-normativi che avevano come obiettivo la formazione di comunità territoriali trans-comunali. A quali culture politiche, giuridiche, economiche si alimentavano queste normative? A quali dispositivi amministrativi si appoggiava la loro attuazione? Per riassumere: quale è stato lo sguardo dello Stato sul tema? Tuttavia, il fallimento evidente solleva questioni più complesse. Non è chiaro, retrospettivamente, quanto fosse determinato lo Stato centrale rispetto al raggiungimento degli obiettivi di integrazione istituzionale delle nuove densità territoriali. Troppo il tempo che lo Stato ha lasciato passare dal 1990 al 2014 e dal 2014 ad oggi nonostante la ‘sua’ normativa non producesse gli effetti desiderati per non porsi questa domanda. Ci sono ragioni politiche o istituzionali che spiegano questa scarsa determinazione? Si tratta di un tema centrale perché se lo Stato abbandona questo campo allora l’enfasi deve spostarsi si territori per promuovere la costruzione di nuove comunità territoriali. La ‘razionalità locale’ prende il posto della ‘razionalità centrale’ come motore del cambiamento.

dentato_50pxG. Lupatelli. Il governo dell’integrazione territoriale: tattiche e strategie degli enti locali

dentato_50pxGli enti locali hanno dovuto confrontarsi nella loro attività amministrativa e strategica con l’integrazione territoriale trans-comunale come dato di fatto. Anche se in forme e intensità diverse la formazione di reti sociali e produttive trans-comunali che ha accompagnato lo sviluppo economico italiano si è concretamente manifestata come un ‘vincolo e una possibilità’. La normativa vigente assegna una relativa autonomia agli enti locali nella declinazione locale del tema dell’integrazione istituzionale di sistemi trans-comunali di fatto. Il fatto che questa autonomia non sia mai stata sfruttata segnala un problema di fondo mai affrontato nel dibattito politico: perché lo sguardo locale ha ignorato lo sguardo dello Stato sulla ‘rivoluzione territoriale’ italiana? Per rispondere a questa domanda – decisiva per sbloccale lo stallo attuale – è necessario porsi domande concrete e risponde sulla base di una conoscenza fattuale, circostanziata. Come hanno interagito attraverso i loro concreti atti di pianificazione territoriale gli enti locali (e anche le ‘istituzioni intermedie’) con il disegno istituzionale centrale? Come si è intersecato lo ‘sguardo dello Stato’ con la rappresentazione che del loro territorio avevano gli enti locali? Come è stata declinata la trans–comunalità nell’interazione tra Regioni, Province e Comuni?

dentato_50pxA. CalafatiLa formazione dei sistemi territoriali trans-comunali

dentato_50pxCome in nessun altro pase europeo, in Italia lo sviluppo economico dopo la Seconda guerra mondiale ha determinato una profonda ri-organizzazione territoriale, conducendo alla formazione di nuova polarità e densità relazionali. In un territorio così complesso come quello italiano l’integrazione intercomunale si è manifestata in forme e intensità molto diverse, anche in relazione a come si sono spazializzati i flussi migratori interni. Per ri-avviare il processo di costruzione di comunità territoriali capaci di interpretare le nuove densità relazionali si deve riprendere un ‘viaggio’ – virtuale e reale – nel territorio italiano per raccogliere l’evidenza empirica necessaria. Quali sono state le dinamiche demografiche, economiche, culturali che hanno determinato la formazione di sistemi locali trans-comunali dal 1950 a oggi? Quanto sono state forti queste dinamiche, dove sono state più intense? Quali ‘densità relazionali’ ci ha lasciato in eredità – da governare – la ‘rivoluzione territoriale” italiana? Si deve poi scendere di scala per studiare le ‘strutture di queste nuovi sistemi, il bisogno di identità e di regolazione dello sviluppo che esprimono.


dentato_50pxIl seminario si svolgerà su zoom e sarà in diretta su youtube. Gli interventi del primo giro dureranno circa 20 minuti ciascuno. Ci sarà un secondo giro di discussione con  dei partecipanti esterni. Si accede su invito da parte de La confederazione italiana o dei relatori, oppure su richiesta* dimostrando un’attinenza con l’argomento trattato. La durata del seminario è di circa 2 ore.

dentato_50px*Rivolgersi a segreteria.conf-italiana@laconfederazioneitaliana.it

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