Un’idea di Berdjaev

Il filosofo russo che condannava la schiavitù del determinismo

Nicolaj Berdjaev vedeva nelle categorie di necessità e libertà la chiave di lettura dei fenomeni sociali, politici e spirituali. In Schiavitù e libertà dell’uomo spiegava che l’uomo è schiavo delle oggettivazioni, di cristallizzazioni ideali che esteriorizza e proietta. Le formazioni ideali e sociali sono le ombre mentali che nella finzione di una vita propria condizionano quella che Berdjaev chiamava persona, cioè l’uomo; l’enigma dell’uomo, non l’individuo esteriore, ma la sua integralità. Sulla persona nella filosofia di Berdjaev si può scrivere un trattato. In sintesi l’uomo per il filosofo russo è “totalità originale”, creativa, che si realizza quando raggiunge quel principio universale che non gli è dato allo stato naturale, che è “alienazione”, e che deve attingere da Chi lo trascende.

dentato_50pxLa persona è realizzazione di destino unica, “centro esistenziale assoluto”, quanto più l’uomo diviene persona tanto più si individua e si avvicina alla libertà. L’uomo trova l’universalità nella misura in cui non si lascia determinare dalla sola ragione. È appunto la ragione isolata che conduce all’oggettivazione e alla schiavitù. Berdjaev trova così che stato, classe, nazionalismo, rivoluzione, estetica, erotismo e collettivismo possano divenire rappresentazioni seducenti. L’adesione ristagnante che ne deriva è all’origine del determinismo esistenziale per il singolo e la comunità. Le religioni costruite dal basso sono capaci di generare tensioni potenti verso infinità fittizie.

dentato_50pxLe oggettivazioni per Berdjaev possono assumere la posizione di un assoluto che rende schiavi. A tale rischio si presta anche la rappresentazione della divinità: il dio-essere per Berdjaev è un’astrazione fuorviante che può portare all’adorazione di un concetto. Per lui il mondo dello Spirito, l’Universale, non è il generale. Il generale è piuttosto una analogia con la determinazione naturale. L’attribuisce di qualità come esistenza e vita allo spersonificato è proprio l’antitesi alla filosofia della persona.

dentato_50pxPer questa suo tentativo contro qualsiasi divinizzazione intellettualistica, Berdjaev resiste alla sua epoca e offre una chiave di lettura al nostro tempo. La graduale perdita di centralità di un discorso sulla divinità non ha, ovviamente, portato con sé la fine delle tendenze divinizzanti, anzi per ovvi motivi le ha moltiplicate.

dentato_50pxQuella di una schiavitù che ci deriva dagli oggetti e dai concetti è una intuizione di grande valore. Grazie a questa Berdjaev individua una spiegazione interessante del fenomeno della conoscenza, con un accento posto sulle scienze che sono un caso limite nel suo discorso: Il determinismo della conoscenza, soprattutto della conoscenza scientifica, che introduce l’uomo nel regno della necessità e della conformità alla legge, corrisponde al grado più basso di comunità spirituale degli uomini, al loro distacco. La conoscenza che si impone come generalmente obbligatoria stabilisce un anello di congiunzione tra uomini dissociati, corrisponde al mondo della discordia. Ma Berdjaev sostiene anche che: la colpa di ciò non è nella conoscenza, che un è valore positivo […] Nella conoscenza si manifesta il logos che unisce, ma è un manifestarsi graduale, relativo allo stato spirituale e alla comunità spirituale.

dentato_50pxIl grado di massima generalità è quello della conoscenza più oggettivata possibile, che è anche quella accettata dal numero più alto di individui e lontana dall’esistenza. Per Berdjaev le scienze fisiche e matematiche rappresentano questo massimo grado, con le altre scienze naturali a seguire. Le scienze filosofiche e sociali per la loro maggiore soggettività presuppongono già una comunità spirituale tra gli uomini, una intersoggettività che non si fissa.

dentato_50pxBerdjaev ci invita a guardare a tutto ciò che può essere autonomizzato con facilità con l’occhio di chi sa che l’oggettività può rappresentare un inganno e prestarsi ad un abuso: ci lascia intuire che una delle forme più evidenti dell’oggettivazione è quella della potenza del dato scientifico. Il dato, contro qualsiasi opposizione, abolisce il discorso ed elimina dal piano delle decisioni sociali e politiche la componente più autenticamente umana. Il filosofo russo già intravedeva la tendenza attuale dell’occidente, dove lo strapotere del dato, la incontestata fiducia nel criterio statistico-matematico, l’automazione della decisione, stanno portando alla rinuncia del criterio politico in favore di quello tecnico, antitetico ad ogni vera comunità.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *