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La Questione Italiana (2)

con
Geminello Alvi, Paolo Carcano, Riccardo Paradisi

10 settembre 2016
Monastero di Montebello
Isola del Piano (PU)

La Questione Italiana

con
Geminello Alvi, Paolo Carcano, Stefano Bruno Galli, Riccardo Paradisi

10 settembre 2016
Monastero di Montebello
Isola del Piano (PU)

Comitato di redazione
Geminello Alvi, Celeste Alvi, Giacomo Bettelli, Riccardo Paradisi, Edoardo Manuel Salvioni


Segreteria
Celeste Alvi, Giacomo Bettelli


Progetto tecnico
Stefano Savi
CONTATTI

Segreteria
ARALDICHE

Tutto poteva esser diverso se i popoli occidentali si fossero commossi e mossi diversamente per quello che stava accadendo.
Ciò che è accaduto non si può modificare anche se si può rimediare.
Non c’è sostituzione, non c’è rammendo, non c’è riparazione, non c’è riverniciatura che bastino a ricostituire ciò che fu
spazzato e incrinato, malato o deturpato. Ed è inutile domandarsi se le intenzioni erano giuste o no, perché i resultati delle azioni umane sono prevedibili soltanto in una certa proporzione, cosicché non possiamo essere sicuri di quali effetti sarà origine quello che facciamo, soprattutto ad una certa distanza di tempo. Come dissi una volta, talora portiamo in mano un mazzo di rose che consegnato diventa una bomba.



C'è molta amarezza, in espressioni che han l'aria (soltanto l'aria, purtroppo) del paradosso. Amarezza e, qualche volta, disperazione. Quando si vive in Italia, più d'una volta accade di domandarsi perché non si prende il primo piroscafo che parte per il nuovo mondo, dove, molto lontani, attraverso il velo della poesia, e senza alcun contatto con i cattivi campioni della madre patria, tutto quello che c'è di bello e di sano può tornare in mente e destare persin nostalgia.
Si, siamo ridotti a questo, qualche volta: a prendere idealmente un piroscafo e guardarla da lontano, questa nostra Italia, per poterla amare davvero... A guardarla come posteri; anzi peggio: come stranieri. Del resto i migliori italiani, da Dante a Mazzini, hanno rivolto aspri rimbrotti ai loro compaesani; e si capisce. Chi ha un ideale di patria, vi paragona la realtà e non può fare a meno di trovarla inferiore; onde il suo sforzo perché la luce di quell'ideale, che è tormento e miglioramento, passi negli altri. Ma non vi passa che attraverso lotte. Chi si contenta delle cose come stanno, non ha bisogno di urtare alcuno; e può distendersi nelle lodi.
I dolci educatori, si sa, non sono i migliori.



Diversamente dall’ideologia, le idee sono immagini, e servono da guida più che da strumento, così che si deve servirle, non servirsene. Non è dato ritrovarle tanto facilmente nella protesta della contestazione e tanto meno degli emarginati; non perché questi e quelli non siano la voce di una cultura scritta ma perché hanno perso una loro cultura orale: Soprattutto per tale perdita gli emarginati sono più deboli, anzi è proprio per essa che sono emarginati. Soccorre parlando di idee e non di ideologia, di filosofia e non di sofistica, il filosofo delle idee Platone. Proprio colui che è esposto al ludibrio inconsapevole di un aggettivo come “platonico” reso sinonimo di insignificante, ed è di fatto il vero rinnegato dalla speculazione corrente, può darci qualche suggerimento. La Repubblica non è un’utopia. In essa è descritta l’esigenza, fondamentale per qualsiasi società, di una gerarchia delle funzioni prima che delle persone, e vi è affermato esplicitamente che l’economia non può essere guida della società, perché gli interessi sono ciò che la divide. L’unità giace nella ragione, che è il perseguimento della sapienza e l’esercizio della saggezza.